Regina Pacis (Roma) si prepara alla festa di ordinazione di p.Erasmo

Per coinvolgere la comunità che già da ottobre scorso accoglie il diacono p. Erasmo e prepararla alla grazia della sua ordinazione sacerdotale del 23 febbraio, la Parrocchia ha organizzato in questi mesi degli eventi particolari: una conferenza sul sacerdozio tenuta dal teologo Armando Matteo, una veglia di preghiera e una concelebrazione solenne (domenica 20 gennaio: le foto, di Alberto Gennaro, provengono da questo evento) con la testimonianza molto toccante di p. Erasmo e un pranzo comunitario che ha coinvolto centinaia di persone. La Parrocchia ha anche organizzato un pullman per recarsi a Mairano e stringersi attorno a lui nel giorno della sua ordinazione.

La comunità parrocchiale di Regina Pacis accoglie p. Erasmo in attesa della sua celebrazione presbiterale il prossimo 23 febbraio 2019 ( foto A. Di Gennaro )

Quattro parole con Erasmo… Il parroco di Mairano (Bs) intervista p.Erasmo Fierro

Ciao, manca poco ormai alla tua ordinazione nel tuo paese, Mairano, e alla tua prima messa, e vorrei fermarmi un attimo con te a raccontare della tua storia, del tuo passato e del tuo futuro.

Prima di tutto, come è stata la Messa della notte di Natale a fianco di Papa Francesco? Emozioni e aneddoti

Nelle messe papali servono diversi ministranti e almeno 5 diaconi. Per questo i vari seminari ed istituti religiosi presenti nella città eterna fanno domanda all’ufficio celebrazioni liturgiche per prestare il loro servizio, ed i diaconi assistenti, cioè coloro che stanno vicino al Papa, vengono scelti tra coloro che saranno ordinati sacerdoti nei mesi successivi. Il 24 dicembre mi è stato fatto questo dono. Prima della celebrazione il Papa saluta tutti i seminaristi e i diaconi che faranno servizio all’altare e quando è stato il mio turno ho provato una gioia grande nel poter salutare il Successore di Pietro. Avevo preparato diverse cose da dirgli ma alla fine, per l’emozione, ho detto al Papa chi ero, da dove venivo, che la mia comunità prega per lui ogni giorno e chiedevo una preghiera per la mia ordinazione. Dandomi la benedizione ho portato con me tutti.

Ci puoi brevemente raccontare come è nata la tua vocazione sacerdotale? E c’è qualche episodio particolare che ha contribuito ad orientarti verso questa decisione?

La vocazione è quel progetto che Dio ha da sempre per ciascuno di noi. Fin da piccolo sentivo in me questo desiderio cercando di viverlo nella quotidianità, grazie all’aiuto di diverse persone: la messa ogni giorno, il catechismo, la preghiera, far parte di una comunità. Se dovessi raccontare tutti gli episodi particolari non finirei mai ma credo che l’inizio e lo sprono sia stato il giorno del mio battesimo il 5 novembre 1992, all’età di 5 anni. L’aver scelto il battesimo è stato il punto di partenza per una vita che cerca ogni giorno di corrispondervi, nonostante i limiti e le difficoltà.

Come hai trascorso la tua infanzia, l’asilo e le scuole, l’oratorio e la Parrocchia? O qualche ricordo di compagni, amici o suore?

La mia infanzia non è stato un momento facile. Per chi mi conosce sa le difficoltà in famiglia, sa le molte difficoltà a scuola e le fatiche personali. Questo non sarebbe corretto se dimenticassi l’affetto di tanti o meglio, dell’intera comunità. La nonna, don Amatore, gli amici cari che tuttora mi accompagnano, le tante suore conosciute. A distanza di tanto tempo devo dire che gli anni della mia infanzia sono stati dono e grazia per imparare a fidarsi del Signore.

Come ha reagito la tua famiglia quando gli hai comunicato l’intenzione di diventare Sacerdote?

In quarta elementare don Carlo Gipponi, parroco di Pievedizio e professore in seminario, una sera venne a Mairano per sostituire don Amatore e fece la proposta a me e a Matteo di fare degli incontri vocazionali in seminario. Fino alla fine delle elementari li abbiamo frequentati insieme e chiesi poi di entrare per le medie in seminario i miei mi dissero di no perché troppo presto. Poi in terza media, nonostante le difficoltà incontrate a scuola e con mio padre, chiesi di nuovo di poter entrare in seminario per la prima superiore. I miei genitori, seppur con altre idee rispetto la fede, mi insegnarono cosa volesse dire libertà accogliendo la mia richiesta. E nel mio percorso nonna, mamma e zii mi hanno sempre accompagnato e sostenuto.

E gli amici? Si sono mostrati contenti, stupiti o inclini alla derisione?

Diciamo che in quel periodo i conoscenti erano molti ma gli amici pochi che tuttora ci sono e mi accompagnano. Da molti ragazzi è stata una decisione un po’ derisa. Anche se è stato motivo di una certa sofferenza, il seminario mi ha fatto sperimentare la bellezza dell’amicizia.

Per quale motivo poi ti sei indirizzato verso una Congregazione? Come mai proprio quella e su che punti cardine si basa la loro missione? (io unirei questa domanda con quella della crisi e rapporto superiori)

Dopo i 5 anni delle superiori, a conclusione del seminario minore bisognava fare la domanda per continuare nel seminario maggiore ed iniziare i 6 anni della formazione universitaria propria per prepararsi all’ordinazione sacerdotale. Quell’anno chiesi ai miei superiori di fare un esperienza diversa per verificare maggiormente la vocazione che il Signore aveva per me. I superiori accolsero la mia richiesta e rimanevo in seminario 3 giorni alla settimana e a Rezzato per gli altri giorni. È stato un momento intenso e bello e alla conclusione chiesi di continuare nel seminario maggiore. Entrando in prima teologia iniziarono dei problemi con i superiori e fu un anno molto impegnativo e un anno di crisi. Terminai quel primo anno con la richiesta da parte dei superiori di uscire due anni dal seminario e fare un’esperienza lavorativa per verificare ulteriormente il mio cammino. Sono stati due anni con diversi gioie e anche diversi dolori. Grazie all’affetto delle persone vicine, alla direzione del padre spirituale, di diversi preti e amici, passati i due anni i superiori decisero di non riaccogliermi in seminario e allora iniziai un nuovo percorso. Mi trasferii a Roma e come semplice laico iniziai a frequentare dei corsi alla Pontificia Università Lateranense, vivendo nel convitto dei laici del Laterano e iniziando una conoscenza reciproca con i Canonici Regolari dell’Immacolata grazie all’accoglienza nella parrocchia Natività di Maria dov’era parroco Padre Renzo[1]. Nel cammino di conoscenza il Signore ha fatto sì che comprendessi come la vocazione per me fosse ripartendo dal battesimo e cercare di viverlo in una comunità di fratelli accomunati dall’amore per il Signore con la professione dei voti religiosi di castità, povertà ed obbedienza. Il carisma della comunità è quella di essere sacerdoti che vivono il loro servizio pastorale partendo dal loro vivere insieme e come la liturgia sia fonte per la pastorale.

Come è stato il primo impatto con questa nuova esperienza ed organizzazione non a Brescia? Studiando e collaborando a Roma hai trovato difficoltà di integrazione?

Fin dai primi giorni a Roma ho sentito la città e i luoghi che frequentavo come casa mia. Certamente Roma non è un piccolo paese e quindi le relazioni sono molto più difficili ma vivere in un convitto per studenti, frequentare una pontificia università e una parrocchia romana mi ha permesso di incontrare, relazionarmi con diverse persone di diverse nazionalità. Questo mi ha permesso di fare esperienza di chiesa universale.

Come è stato il rapporto con padre Renzo Rossi?

Padre Renzo lo conosco fin da bambino quando tornava a Mairano per qualche giorno di visita alla famiglia ma non posso dire che, al tempo, ci fosse un forte rapporto. Importante è stato il pellegrinaggio che Mairano organizzò in occasione della visita di Giovanni Paolo II alla parrocchia di Natività di Maria. A padre Renzo va il mio grazie e il mio ricordo sincero per l’ascolto, l’accoglienza e l’accompagnamento in questi anni nel far sì che potessi, grazie all’intercessione di Maria, incontrare e conoscere la comunità dei canonici.

In che rapporti sei stato e sei con la gente di Mairano e hai qualcuno in particolare legato in amicizia o per argomenti religiosi? Quali ricordi hai di Mairano

Mairano è la famiglia che mi ha permesso di incontrare il Signore. Da Mairano ho imparato l’amore per la chiesa nata dall’esperienza di bambino che serviva l’altare, di un adolescente a servizio per la catechesi e la liturgia, di un giovane a disposizione per i giovani ed il sentirsi ricordati e sostenuti nonostante le diversità e difficoltà. Da buon mairanese ho il carattere impetuoso ma pronto per gli altri. Anche se ora per impegni pastorali sarò a Roma, non mancherò, seppur in diversi tempi e modi, di tornare e pregare insieme a voi. Mi piacerebbe che si impari a perdonarsi a vicenda e ci si impegni insieme per il bene di tutti.

Gli studi in seminario sono difficili? Può aspirare al sacerdozio anche un giovane che non possieda basi culturali molto profonde?

Ho avuto sempre difficoltà con lo studio fin da bambino. Ma il Signore ha assistito e accompagnato i miei passi. E credo sia la testimonianza che tutti possono fare questi studi. Le fatiche sono state tante ma iniziando gli studi di teologia sono stato affascinato perché vicino alla realtà di Dio che uno prega e desidera. A questa domanda mi piace rispondere con la vita del Santo Curato d’Ars, il quale faceva molta fatica nello studio e ha rischiato di non diventare prete perché non riusciva a fare gli esami. Alla fine questo umile prete non solo divenne importante per la Francia del suo tempo ma anche santo e patrono dei sacerdoti.

Diventerai Sacerdote: che effetto ti fa di poter finalmente celebrare il S. Sacrificio della Messa? Verso quale tipo di Apostolato ti sente più attratto? Hai un modello di Santo a cui ti indirizzi? E quale ricorrenza religiosa senti di più?

Siamo “Vasi di creta, affinché appaia la potenza del Signore.” Con queste parole di San Paolo presenti nella seconda lettera ai corinzi mi sento molto vicino. Mi sento un uomo fragile e debole a cui è stato fatto un dono grande. Vorrei davvero che la gente non si fermi a guardare questo vaso (la mia persona), con tante crepe, ma possano incontrare e vedere la bellezza dell’Amore che il Signore ha per ciascuno. Ho diverse figure importanti: Santo Curato d’Ars, San Filippo Neri, San Paolo VI e anche Benedetto XVI. Oltre al triduo pasquale, la festa che mi è cara è l’Immacolata Concezione.

In conclusione: che consiglio pratico ti senti di dare ai giovani di oggi, spesso confusi ed indecisi sul tipo di vita da intraprendere? Esiste qualche criterio per conoscere il progetto di Dio nella propria vita?

Vorrei consigliare cose che per me sono state importanti nel cammino: la preghiera, l’esame di coscienza ogni sera partendo dal ringraziare Dio per almeno una cosa accaduta durante la giornata, la lettura della parola di Dio e trovare un prete o religioso con cui aprirsi e confidarsi. Credo che un giovane d’oggi abbia bisogno di persone che si avvicinino e lo aiutino nel cammino. Importante è il sapersi fidare per affidarsi. Forse non è questa la fede? Imparare a fidarsi di un Dio che ama profondamente l’uomo ed apre le sue braccia ad accogliere chi si butta in lui. “Non abbiate paura ad aprire il vostro cuore a Cristo, perché egli non toglie nulla ma dona tutto” (cfr. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI)

Tante buone cose da Mairano e da chi ti vuole bene


[1] P. Lorenzo Rossi è dello stesso paese di Erasmo. N.d.r.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close