Lo spirito di famiglia (una conferenza di dom Gréa)

Saint Antoine novembre 1893 ; cf La Voix du Père pp. 59‐61

Nel sito web www.cricitalia.com p. Tarquinio ha pubblicato LA VOIX DU PERE (testo originale francese e traduzione italiana di conferenze e omelie). Questa è una delle conferenze presenti

Sto per lasciarvi. È quando ci si allontana dalla propria famiglia che si sente maggiormente la forza del legame che ci unisce, come uno non conosce tutto il valore della salute che quando questa è messa in pericolo dalla malattia; e come uno desidera la salute quando è ammalato, così uno sogna continuamente di gustare la gioia del ritorno al proprio paese, quando ci si è lontano dalla famiglia. Posso ripetervi quello che San Bernardo diceva ai suoi confratelli quando partiva per un viaggio: “sono triste finché non ritorno”. Anche se il tempo della mia assenza non sarà lungo, tuttavia mi costa lo stesso. Proprio per questo, questa sera voglio intrattenermi con voi sullo spirito di famiglia. Lo spirito di famiglia è qualcosa di gradito a Dio, perché, in cambio del sacrificio che abbiamo fatto lasciando la nostra famiglia alla quale siamo legati per natura, ce ne offre un’altra. Non ci promette solo la vita eterna, ma ci dona anche dei padri e dei fratelli. È necessario che ci allontaniamo dalla nostra famiglia terrena; per questo non la dobbiamo più amare? No, no; ne siamo la salvezza, se rispondiamo alla nostra vocazione, come la maledizione, se siamo infedeli, soprattutto se già nella famiglia si respira aria di infedeltà. Posso fornirvi degli esempi.

Cosa si intende per spirito di famiglia? Lo spirito di famiglia è costituito da tre elementi: lo spirito e l’amore filiale, lo spirito e l’amore fraterno, lo spirito e l’amore del focolare. In una famiglia troviamo: il padre con la sua autorità, i fratelli con la loro dedizione e zelo, quindi il focolare.

L’unità è frutto dell’autorità; ad una condizione: che sia amata e non contestata. Bisogna entrare in sintonia con le sue direttive. L’autorità non sono io, ma Dio; e quando vi parlo lo faccio con il suo spirito e la sua forza. Quando l’autoritànon viene sufficientemente rispettata, il legame si rompe.

Cosa è accaduto nel paradiso terrestre? L’infedeltà al comando di Dio, causata dalla discussione e dal ragionamento. “perché non mangiate del frutto dell’albero? – Dio me lo ha vietato. Ma è buono a vedersi, gustatelo”, ed Eva si lasciò sedurre. Perché questa norma? C’è un perché e posso dirvelo; ma c’è bisogno di un atto di fede verso l’autorità. La nostra ragione deve inchinarsi alla fede. Dire autorità vuol dire: Dio nascosto. Dobbiamo emettere un atto di fede davanti ai sacramenti “mysterium fidei”. È un bene che la nostra ragione non sempre veda le cose chiaramente e che accetti di sottomettersi. L’obbedienza verso i superiori deve essere una obbedienza fatta per amore. Se obbediamo perché costretti, la nostra obbedienza non sarà quella di un figlio, ma di un militare o di uno schiavo. È necessario che sia filiale; questo il motivo per cui in tutte le comunità i superiori sono chiamati: padri, da cui il nome Abate non ne è che la traduzione. I superiori hanno bisogno che nei loro ragazzi alberghi un tale sentimento. Sentite le parole di San Paolo: “perché essi vegliano su di voi, obbedite perché facciano questo con gioia e non gemendo” (Ebrei, 13,17).

I superiori devono amare il loro incarico e non desiderare di esserne liberati. Quando nutrono un tal desiderio Dio li castiga. Ricordatevi di quello che Dio ha detto con grande severità a S. Simone stilita in una visione, perché si lamentava di dover parlare alla gente che si recava da lui. è necessario però che anche i figli nutrano nei confronti del loro padre sentimenti di figli, cioè: l’amore, in modo da rendere più facile il loro compito, e soprattutto che l’obbedienza non sia un’obbedienza critica, scettica, fatta contro voglia, imperfetta. Coloro che obbediscono in questo modo non si trovano sulla via della perfezione.

Lo spirito fraterno allontana ogni minima gelosia, e la bramosia si essere perfetti. Fa sì che ci rallegriamo per il bene dei nostri fratelli e soffriamo per quanto di male loro accade. In questo consiste lo spirito fraterno. Voi partecipate di questo spirito, conservatelo;  desiderate il bene dei fratelli, volentieri cedete loro il posto. Siate premurosi, attenti; un tale sentimento in noi deve crescere con più facilità in noi che nulla possediamo, nulla di mio o tuo che potrebbe portare alla gelosia.

Il focolare, si tratta dell’insieme delle tradizioni che costituiscono la bellezza della famiglia, e ne sono il patrimonio più prezioso. Comprende le tradizioni degli avi, i ricordi dell’infanzia. La maggior parte di voi ha trascorso la propria infanzia nel focolare domestico. Ciò che ora fate qui va ad aggiungersi ai ricordi della vostra infanzia. Voi tutti siete stati cresciuti qui con grande affetto. A noi e ai nostri ragazzi possono essere attribuite le parole rivolte agli allievi dell’abbazia di Cluny: “venivano trattati meglio dei figli dell’imperatore”. È ben vero; siamo continuamente loro vicini. Quando vediamo che uno sta per annoiarsi, ci avviciniamo per parlargli, si cerca di distrarlo, cosa che nel mondo non si fa.

Amiamo la nostra famiglia e la sua reputazione; una famiglia prende il nome dagli avi, dal padre. Dobbiamo amare tutto ciò che fa parte del focolare. “Placuerunt servis tuis lapides ejus”. Anche se la nostra casa dovesse essere distrutta, dovremmo continuare ad amarne le pietre. Da qui la dedizione, lo spirito di corpo… uno ci tiene alla propria famiglia. Questo non deve esser difficile per voi che tutto avete ricevuto dal focolare; tutto quello che avete lo avete ricevuto qui. Oggi non si ama rimanere in famiglia; ci si sente infelici nel proprio focolare, i ragazzi si allontanano dai loro genitori, dai loro fratelli, per cercare altrove una formazione, così facendo quello che hanno, non lo hanno ricevuto in famiglia.

Nessuno deve possedere alcunché; nessuno come il figliol prodigo deve dire: “padre dammi la parte che mi spetta”. Dobbiamo essere famiglia “non audiat vocem aliorum”. Coloro che non fanno parte di una famiglia non ne apprezzano i legami. La nostra è una famiglia molto ricca e nobile, ricca di tradizioni e alle antiche ricchezze Dio ne ha aggiunte di nuove: ci son tra noi uomini di Dio, lo posso dire dato che non sono presenti. Il padre Paul Benoît, le cui meditazioni costituiscono uno dei nostri tesori, i nostri defunti. Qualche volta in famiglia ci sono dispiaceri, disgrazie, dobbiamo accollarceli tutti insieme. Dobbiamo far valere il senso dell’onore e della dedizione. Facciamolo; conserviamo questo spirito. Ricordatevi inoltre che la vostra famiglia non è solo terrestre, ma celeste, come la chiesa che è trionfante in cielo e militante sulla terra, pur formando una sola chiesa. I nostri confratelli che sono in cielo fanno sempre parte della nostra famiglia.

Dio ha pronunciato terribili anatemi contro coloro che perdono un tale spirito. “i corvi del torrente strappino gli occhi a chi insulta o maledice (si può intendere nei due modi) suo padre”. Questi perdono la vista, perdono perfino i loro lumi naturali, perdono la delicatezza dello spirito e del cuore che prima avevano.

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