60 anni fa nasceva la Confederazione dei Canonici Regolari di Sant’Agostino

Il nono centenario del Sinodo Lateranense (1959)  rivestì una grande importanza per l’Ordine canonicale, perché divenne occasione provvidenziale per formare una Confederazione dei Canonici regolari di S. Agostino, sanzionata a approvata dal Papa Giovanni XXIII, con un breve “Caritatis unitas” del 4 maggio 1959.

Le Congregazioni, pur conservando la loro autonomia, strinsero tra loro un “Foedus caritatis” (patto di carità) a cui noi CRIC aderimmo in un secondo momento, nel 1961.

Così recitano le nostre Costituzioni al n.1: (i CRIC)

fanno parte della Confederazione dei Canonici Regolari di Sant’Agostino in virtù del decreto della Congregazione dei Religiosi del 2 luglio 1961“, ragion per cui non si fa menzione dei CRIC nelle lettere del Papa.

 Attualmente l’Ordine si divide in nove Congregazioni, confederate, presenti in tutta l’Europa, in America, in Africa e in Asia.

Le Congregazioni che compongono l’Ordine canonicale sono:

  • La Congregazione del Santissimo Salvatore Lateranense
  • Congregazione Lateranense Austriaca
  • La Congregazione del Gran S. Bernardo
  • La Congregazione di S. Maurizio di Agauno
  • La Congregazione di Windesheim
  • La Congregazione dell’Immacolata Concezione
  • La Congregazione dei fratelli della vita comune
  • La Congregazione della Madre del Redentore
  • La Congregazione di S. Vittore

Lettera apostolica Caritatis unitas di Giovanni XXIII, Papa, in data 4 maggio 1959, con la quale si erige la Confederazione dei Canonici Regolari di sant’Agostino

Traduzione liberamente ripresa dalla rivista CRL “Salvatur mundi”, n.153 (2017). Il testo originale, in latino, può essere reperito sul sito Vaticano (w2.vatican.va/content/john-xxiii/la/apost_letters/1959/documents/hf_j-xxiii_apl_19590504_caritatis-unitas.html ) o su AAS vol. LI, 1959, pp. 630-633.

 “II vincolo della carità e la vita comune”, ecco ciò che Sant’Agostino, luminare illustre della Chiesa, raccomandava caldamente ai chierici del suo monastero. A proposito di questo genere di vita, egli dice ancora, con il suo linguaggio amabile e tutto suo: “Vedete! Quanto è bello, quanto è dolce che i fratelli vivano insieme! Queste parole del salterio, questa dolce armonia, questa melodia soave tanto a cantarsi quanto a considerarsi con la mente, hanno effettivamente generato i monasteri. Da questa armonia sono stati destati quei fratelli che maturarono il desiderio di vivere nell’unità. Questo verso fu per loro come una tromba: squillò per il mondo ed ecco riunirsi gente prima sparpagliata”. (Enarr. Ps. 132, 1).

Di questo legame spirituale, di questa vita comune, il santo vescovo fu non solo il maestro, ma il realizzatore, lasciando per sempre ai suoi figli un esempio luminoso. Questi chierici o canonici vivevano in comunità per compiere santamente il loro primo dovere: lo splendore del culto liturgico nella loro chiesa e la cura delle anime. Attraverso molte vicissitudini, essi conobbero una magnifica fioritura, soprattutto dopo il Sinodo del Laterano (1059) che li riportò ad una più stretta osservanza. Da questo nuovo slancio di vita germogliarono numerose famiglie religiose, rette con leggi proprie ma sotto lo stesso nome. Molte di esse, ardenti dello stesso amore di Agostino, presto si unirono più strettamente in Congregazioni e Fraternità, stringendo tra loro legami di tenero affetto. Le Congregazioni, dopo momenti belli e tristi dovuti alle vicende della storia, sono tuttora esistenti e formano ancora lo stesso Ordine. Sollecitate dall’evoluzione e dai nuovi bisogni della Chiesa, desiderano ora riunirsi in una vera Confederazione. Esse si uniscono così mettendo insieme le energie dell’intero Ordine e si prestano aiuto e soccorso nel campo spirituale, in particolare per ciò che riguarda la formazione e la cultura. Per realizzare un tale progetto, quale migliore occasione che la ricorrenza del nono centenario del Sinodo del Laterano? Quell’evento che aveva riformato con una salutare disciplina la veritiera istituzione dei Canonici, divenne occasione per farla rifiorire con il tepore di una nuova primavera.

Ora la Santa Sede, preoccupata del progresso delle famiglie religiose, si compiace di incoraggiare, di favorire e di promuovere l’unione dei monasteri e delle Congregazioni sui juris. L’esperienza prova in effetti che tali associazioni portano non pochi frutti, soprattutto nel nostro tempo nel quale sembra che la vita religiosa debba adattarsi alle nuove situazioni della vita. A buon diritto Pio XII, nostro Predecessore di venerata memoria, in un discorso ai monaci di S. Benedetto, si esprimeva:

“La nostra epoca sperimenta un bisogno particolare di federazione e di unità: i viaggi diventano più facili e necessari; cresce un po’ dappertutto la volontà di collaborazione; gli strumenti del sapere, le possibilità di scambi culturali e i mezzi di assistenza si moltiplicano, e i sacerdoti e i missionari non possono rinunciarvi, se non vogliono deludere le speranze che suscita la loro vocazione”. Per questo motivo le Congregazioni o Famiglie di questo Ordine: i Canonici Regolari del Santissimo Salvatore Lateranense, I Canonici Regolari Lateranensi di sant’Agostino in Austria, quelle dei Santi Nicola e Bernardo di Mont Joux, e la Congregazione svizzera di Saint Maurice d’Aguane, hanno esaminato e ratificato nei loro Capitoli o Consigli la possibilità dell’unione. Per il tramite del nostro carissimo figlio Carlo Egger, Abate e Procuratore Generale, hanno sottoposto alla nostra benevola approvazione la loro Confederazione o Unione di Carità (Foedus caritatis) e i suoi principi basilari. Noi, per l’amore paterno che portiamo ai Canonici Regolari di Sant’Agostino, con grande gioia siamo favorevoli ad accogliere il loro desiderio. La saggezza dei Padri ci ricorda che la concordia dà vitalità alle piccole cose e più ancora alle grandi. Noi non abbiamo alcun dubbio che questa unione delle famiglie dell’Ordine Canonicale, conferirà non solamente bellezza e crescita, ma con la grazia di Dio porterà frutti abbondanti a vantaggio della Chiesa e della società. Per questo, con il consiglio della S. Congregazione per i Religiosi, con piena conoscenza di causa e dopo matura riflessione, con la pienezza della nostra autorità apostolica, per mezzo di questa lettera confermiamo in perpetuo la Confederazione e l’Unione di Carità dei Canonici Regolari di Sant’Agostino e la rafforziamo con riconoscimento apostolico. Inoltre, con la stessa autorità, approviamo e confermiamo gli statuti che la regolano, secondo gli esemplari conservati negli archivi della S. Congregazione dei Religiosi.

Eccone il tenore:

1 – Ogni Congregazione federata, mantiene integralmente la sua autonomia, di vivere cioè secondo le sue proprie leggi.

2 – L’Abate Primate dell’Ordine dei Canonici Regolari di Sant’Agostino viene nominato tra le Congregazioni Confederate a turno, seguendo l’ordine dell’annuario pontificio. Si inizierà tuttavia con la Congregazione svizzera di Saint Maurice d’Agaune. L’Abate Primate, in quanto tale, è la persona più ragguardevole e occupa il primo posto nell’Ordine federato. La sua carica dura sei anni. È suo compito nominare Procuratore Generale un Canonico Regolare di una delle Congregazioni, perché lo rappresenti personalmente presso la Curia Romana. È anche suo compito convocare ogni tre anni il Congresso di tutti i Canonici Regolari di Sant’Agostino. In questi Congressi, si tratterà di argomenti spirituali, della formazione dei giovani e altri temi di interesse generale.

3 – Tutta la Confederazione è partecipe delle preghiere e dei beni spirituali che saranno compiuti da un confratello.

4 – Ogni Congregazione federata celebrerà con fedeltà un certo numero di messe per tutti i confratelli defunti della Confederazione.

5 – Tutte le Congregazioni federate avranno un solo e medesimo Proprio dei Santi e dei Beati dell’Ordine; tuttavia ogni Congregazione potrà avere i suoi uffici particolari.

6 – Le Congregazioni federate avranno un Cardinale Protettore unico, che esse di comune accordo, chiederanno alla Santa Sede.

Sulla base di questi principi, in seguito saranno redatti e sottomessi all’approvazione della Santa Sede tutti gli Statuti particolari di questa Confederazione.

In virtù di questi principi, tutti approvati da Noi, un Abate Primate deve presiedere la Confederazione delle Famiglie dell’Ordine Canonicale: di nostra autorità, creiamo e nominiamo come primo Abate Primate il Nostro Venerabile Fratello Louis Severin Haller, vescovo titolare di Betheleem e Abate di Saint Maurice d’Agaune. Il suo mandato durerà sei anni; dopo, secondo gli Statuti da noi approvati, gli succederà l’Abate Primate della Congregazione del Ss.mo Salvatore Lateranense, e in seguito come convenuto, le altre Congregazioni dell’Ordine Canonicale. Nessuna legge, di qualsiasi genere, potrà essere emanata in contraddizione a queste disposizioni.

Questo è il Nostro proposito, questa è la Nostra decisione: la presente Lettera è e rimarrà stabile per sempre, valida ed efficace. Essa ha e conserverà in tutto la sua validità. Per ciò essa avrà valore al presente e in avvenire. Il diritto così stabilisce e definisce, e verrà reso nullo tutto ciò che andrà contro quanto stabilito, da chiunque, qualsiasi sia la sua autorità, in buona coscienza o per ignoranza.

Data a Roma, presso San Pietro, sotto l’anello del Pescatore, il 4 maggio, festa di Santa Monica, l’anno 1959, primo del Nostro Pontificato.

D. Cardinale Tardini – Segretario di Stato

Lettera Canonici Ordinis, di Papa Giovanni XXIII, a Louis Severin Haller, Vescovo titolare di Betlemme, Abate Primate dell’Ordine canonicale di sant’Agostino, a nove secoli dal Sinodo Lateranense, e all’inizio della Confederazione di quattro Congregazioni di cui consta questo stesso Ordine.

Venerabile Fratello, salute e apostolica Benedizione.

A voi riuniti dall’amore dell’Ordine canonicale, a Te, Venerabile Fratello, come anche agli Abati Generali delle Congregazioni e ai Prevosti e tutti i loro religiosi. Abbiamo appreso con quale zelo voi desiderate celebrare il nono centenario del Sinodo del Laterano che occupa un grande posto nella storia del vostro Ordine. Voi fate riferimento soprattutto all’iniziativa di Sant’Agostino, Vescovo di Ippona, secondo il quale, nel monastero che andava fondando, “il chierico ha professato due cose: la santità e il clericato … Egli ha professato la società della vita comune; egli ha professato: com’è bello e gioioso che i fratelli che vivano insieme”; così, dai tempi antichi, voi avete voluto unire insieme al compito del clero la disciplina conventuale. L’influenza di altri Vescovi costituì il nome e la gloria di coloro che riuniva una stessa regola di vita e che in seguito saranno chiamati Canonici. Poiché il trascorrere del tempo affievolì il loro entusiasmo, la Provvidenza nell’undicesimo secolo fece sorgere molteplici correnti spirituali che guidarono i Romani Pontefici, e uomini di una santità eminente a infondere energie nuove all’istituzione dei Canonici della vita comune per riportarli all’antico splendore. È noto che questo fu il compito del Sinodo del Laterano che fu celebrato nella primavera del 1059. Con l’autorità del nostro Predecessore Nicola Il e su iniziativa di Ildebrando (colui che più tardi sarà elevato al Soglio petrino con il nome di Gregorio VII), fu imposta ai Canonici una Regola di vita più austera, come lo manifestano i termini del Decreto approvato dalla stessa assemblea episcopale: “Noi stabiliamo e ordiniamo che … nei dintorni delle chiese alle quali essi sono assegnati, abbiano un refettorio e un dormitorio comuni, come conviene ai dei chierici religiosi; e che essi mettano in comune tutto ciò che riceveranno dalle chiese. Noi li preghiamo e li esortiamo che con tutte le forze ricerchino il loro ideale della vita apostolica, cioè la vita comun e”. Con salutari tanto precetti, rinnovati anche in seguito, fu fortificato l’Ordine dei Canonici Regolari di Sant’Agostino, come fu chiamato poco tempo dopo, il quale giovò molto alla pietà, alla perfezione e alla dottrina del popolo cristiano e produsse una lieta abbondanza di frutti. Nel medesimo tempo noi approviamo la vostra decisione di celebrare solennemente il nono centenario di questo importante Sinodo e con piacere la Nostra persona approva la vostra volontà di riunire, in questa occasione, in una Confederazione ufficiale, le diverse famiglie del Vostro Ordine. La Sede Apostolica dà la più grande importanza a questi patti che generano una carità vicendevole; perché la nostra epoca, in cui i bisogni della Chiesa sono cresciuti al massimo, esige dai suoi ministri un lavoro più che mai concorde.

Queste feste così promettenti non vi facciano solamente ritornare al passato: considerate anche il presente e prevedete l’avvenire. Imprimetevi bene nella mente che il vostro Ordine è innanzi tutto chiamato a comunicare con ogni cura i tesori della liturgia al popolo di Dio; a occuparsi santamente delle anime; a esercitare con competenza le scienze che fanno grande onore e bene alla Chiesa. Ma voi sapete anche che per adempiere con frutto il compito che vi è stato affidato, dovete attendere con ogni cura alla vita religiosa. Seguendo la parola e l’esempio di sant’Agostino risplenda fra voi la vita comune; brilli quell’ integrità che bandisca dal vostro monastero il rilassamento e ogni atteggiamento di vita mondana; sia forte l’obbedienza che vi porta a sottomettervi ai Superiori come a Cristo. Tenete anche bene a mente queste parole di S. Lorenzo Giustiniani, uno dei luminari del vostro Istituto: “Ognuno, chierico o religioso, dovrà rispondere dinanzi al tribunale del Giudice eterno, non del titolo della professione, né della grandezza della dignità, né della fama di santità, ma dell’osservanza dei comandamenti, dell’obbedienza alla Regola, del progresso nella virtù, della limpidezza di cuore, dell’esemplarità di vita, della pratica religiosa e della risposta alle grazie ricevute da Dio.”.

Prima di tutto praticate la carità: l’insegnamento di sant’Agostino sia l’ornamento speciale e la salvaguardia del vostro Ordine. Evitate le discordie; allontanate il più possibile dal vostro monastero qualsiasi cosa ostacoli la comunione d’intenti dei suoi membri. Ascoltate lo stesso S. Lorenzo Giustiniani che ammonisce: “Sia ritenuto lontano dal gregge del Signore, colui che non è rivestito di carità”. Ma “dove c’è l’unità, dove c’è la tenerezza verso il prossimo, lì c’è l’unità armoniosa del corpo, lì c’è il profumo della carità”.

Perché il Signore realizzi i vostri desideri, di cuore impartiamo a te Venerabile Fratello e a tutti i religiosi del vostro Ordine l’Apostolica Benedizione, auspicio dell’aiuto divino e testimonianza della nostra benevolenza.

Data a Roma, in S. Pietro, il 25 maggio, festa di S. Gregorio VII, anno 1959, primo del Nostro Pontificato.

Giovanni XXIII

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