P. Giorgio: una conferenza sulla santità

LA  SANTITA’, “MISURA ALTA” DELLA VITA “ORDINARIA” DEL CRISTIANO

Meditazione di P. Giorgio Giovannini, tenuta in Casa generalizia CRIC al ritiro degli Amici CRIC di Roma, il 10 novembre 2018

Occasione del nostro incontro è la recente (8 novembre) celebrazione della Festa  di tutti i Santi dell’Ordine Canonicale.

Il Calendario della nostra Confederazione ne contempla 53, di cui 5 martiri.  Soltanto alcuni di essi sono venerati dalla Chiesa universale, gli altri sono noti solo nelle chiese particolari. Ebbero ruoli diversi nella loro vita, che non offrì nulla di spettacolare agli occhi dei loro contemporanei, ma, vivendo nella semplicità la chiamata del Signore, furono veramente, per chi li conobbe, “un messaggio che lo Spirito Santo trae dalla ricchezza di Gesù Cristo e dona al suo popolo”, come dice Papa Francesco nella sua Esortazione Apostolica sulla chiamata alla santità “Gaudete et Exsultate”. Celebrare i nostri Santi, diventa così un’occasione per approfondire il concetto di “santità”, fatta non necessariamente di eventi straordinari e spettacolari –come spesso cerchiamo nella vita dei Santi più conosciuti – ma quella che si costruisce giorno per giorno, qualunque sia il ruolo che siamo chiamati a svolgere nel mondo, in mezzo a tutti coloro che il Signore ci ha messo vicino o che ci fa incontrare, nello spirito delle Beatitudini, come vedremo più tardi. Il Concilio Vaticano II lo ha messo in risalto con forza; nella “Lumen Gentium”, al n. 40, leggiamo: “Il Signore Gesù, Maestro e Modello divino di ogni perfezione, a tutti e ai singoli suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato la santità della vita, di cui Egli stesso è autore e perfezionatore”.

L’invito alla “Santità” è dunque rivolto a tutti; è Gesù stesso che ce lo dice: “Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).

“Egli ci vuole santi” scrive Papa Francesco all’inizio della sua Esortazione Apostolica “Gaudete et exultate” – esortazione che ci farà da guida nella riflessione –. La santità non è una vocazione speciale, che può anche non essere data, potremmo chiamarla una vocazione “nativa”, connessa al nostro essere cristiani, che viene cioè dal nostro Battesimo. Egli, il “Padre nostro celeste, ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente”. (n.1).

Ogni uomo desidera la felicità, la gioia in pienezza, la propria realizzazione. È per la felicità che siamo stati creati e la “santità” è la felicità piena che il Signore ci offre.

Ma si può programmare la santità? Che cosa significa questo, sia a livello personale che, per esempio, nella logica di un piano pastorale?

Ascoltiamo San Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “Novo millennio ineunte” al n.31:

“Se il Battesimo è un vero ingresso alla santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna  di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale”. “Quando – continua Giovanni Paolo II – si chiede a un catecumeno: ”Vuoi ricevere il Battesimo?”, si chiede al tempo stesso: vuoi diventare santo?. […] E’ ora di riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria:  tutta la vita della comunità ecclesiale  e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione”.

Tornando a Papa Francesco: “Lascia, dice, che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità … non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo… Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza,  alza gli occhi al Crocifisso e digli: Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un po’ migliore. … Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità, la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi” (n. 15).

A questo punto egli ci invita a non guardare tanto lontano, anche se sappiamo benissimo quante belle testimonianze troviamo anche oggi in tante parti del mondo di cristiani che non hanno paura di esserlo e di manifestarlo anche a  rischio della propria vita; pensiamo per esempio ad Asia Bibi, che ha passato in prigione oltre nove anni e condannata a morte per blasfemia, ma   con l’unica colpa di essere cristiana e per non aver voluto rinnegare la propria fede.  Finalmente, dopo tanti rinvii per paura dei fondamentalisti islamici, il tribunale ha riconosciuto la sua innocenza con sentenza definitiva. È libera, ma deve vivere nascosta perché molti vogliono lo stesso la sua morte. . Da quel che si conosce, forse la frase che le è costata l’accusa di blasfemia e la conseguente condanna è stata, dopo l’ennesimo tentativo di farle rinnegare la fede cristiana per convertirsi all’Islam,  avendole chiesto il perché, è stata questa: “E’ Gesù che è morto per me, non Maometto”.

Una testimonianza bellissima, ma, senza andare tanto lontano, guardiamoci attorno: potremmo scoprire tanti semplici santi “della porta accanto”. Il papa fa anche degli esempi concreti: genitori che crescono con amore i propri figli anche in situazioni difficili e di abbandono … uomini e donne che lavorano con onestà, senza ricorrere a “scorciatoie” per avere una vita più agiata … persone malate che vivono con serenità e pazienza la loro malattia … anziani che, al di là di tutto, sanno sempre sorridere …Ma  anche ciascuno di noi potrebbe portare degli esempi. Per quanto mi riguarda, potrei parlare di quella donna che, dovendosi già occupare ogni giorno di una persona anziana e cieca,  sua parente,  chiede ad una famiglia di portarle in casa un’altra persona anziana che non può essere assistita, “Tanto, dice, occuparsi di una o di due è la stessa cosa!”. O quell’altra che, pur non facendo mancare nulla alla propria famiglia, assiste per anni la madre allettata, sorda e cieca che, al tatto, riconosce solo lei e vive serena. O ancora, quel giovane papà, rimasto vedovo con due bambini piccoli, cerca di far loro anche da mamma; oltretutto, avendo lavorato in teatro, pur soffrendo nel cuore, riesce sempre a farli sorridere con le sue battute.  Tutti costoro, dice il papa, sono un riflesso della presenza di Dio. Madre Teresa pregava così: “Fa’ o Signore che ogni persona che avvicino senta la tua presenza in me”.

Essere cristiani  – lo è stato fin dall’inizio – non è facile. Ma oggi, soprattutto per quanto riguarda la trasmissione della fede, soffriamo di “una crisi di contesto” rispetto a tempi addietro, cioè della mancanza di un ambiente idoneo. Per  “Gaudete et exsultate”, la chiamata alla santità non richiede soltanto di denunciare e combattere  ogni tipo di ingiustizia, i drammi  che ne derivano, i dissesti ecologici … ma esige la “pratica profetica” del far qualcosa contro corrente, ponendo gesti concreti di modelli di vita che vadano a beneficio di tutti. E’ la testimonianza cristiana nella vita quotidiana.

A questo punto, anche noi, parafrasando il giovane del Vangelo (Mt 19,16 ss), dovremmo fare una domanda a Gesù: “Signore, che debbo fare per poter rispondere Sì alla tua domanda alla santità?”. E probabilmente Gesù ci risponderebbe: “I comandamenti sono sempre validi, ma tu guardami, impara da me, vivi come vivo io, abbi gli stessi miei sentimenti, ti insegnerò lo spirito con cui devi viverli. Non puntare unicamente sulle tue forze e su quelle che tu ritieni “sicurezze” e fidati di me , questo ti farà beato, ti darà la vera gioia”. Fin dall’inizio del suo ministero, infatti, Gesù aveva proposto un modo nuovo di vivere i comandamenti di Dio: le Beatitudini. Il giovane, dice il Vangelo, se ne andò triste: c’erano troppe cose a cui rinunciare, non solo beni materiali, forse temeva di perdere qualcosa di sé, che aveva programmato tutto. Chiuso in se stesso, non capiva che Gesù non viene a togliere nulla viene solo a donare e quindi non porta tristezza, ma soltanto gioia.

“Non aver paura della santità, commenta Papa Francesco, non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato, e sarai fedele al tuo stesso essere. (n.32).

Ma torniamo alle Beatitudini alle quali è dedicato l’intero capitolo terzo dell’Esortazione Apostolica. Potremmo definirle “una ricetta della felicità” che Gesù ci propone. Sì, perché esse sono una proposta, non un rigido precetto. In questo cammino non siamo soli, con noi cammina Gesù: le Beatitudini non sono solo pii desideri o pie esortazioni, ma lo specchio della vita di Cristo. È sempre e solo lui il nostro punto di riferimento.

“Come si fa – dice il papa al n. 63 – per arrivare ad essere un buon cristiano? La risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini”. Esse spesso ci sembreranno in contrasto con ben altre “beatitudini” della nostra società, ma esse sono la sola via che conduce alla felicità vera, che è la santità. Ascoltiamo allora le proposte del nostro Maestro.

“Beati i poveri in spirito!”

In un certo modo, questa prima beatitudine riassume tutte le altre, perché esige un’anima da “povero” che ci fa sentire di aver bisogno di Lui e mette Lui al centro non noi stessi, il nostro egoismo, le nostre esigenze e le nostre pretese, ma ripone in Lui solo la nostra speranza e fiducia.

“Beati i miti!”

Gesù ci ha detto: “Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita” (Mt 11,29). Santa Teresa di Lisieux diceva: “La carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui e non stupirsi delle loro debolezze”. Pensiamo: La mitezza è il modo di agire di Dio nei nostri confronti.

“Beati quelli che sono nel pianto!”

Gesù non ci chiede di cercare la sofferenza; egli stesso, nell’orto degli ulivi, ha pregato il Padre di allontanare da lui quel calice. Però ci dice che è beato chi sa piangere per il male che c’è nel  mondo, per poter intervenire, soccorrere, condividere, ma, prima ancora, chi sa piangere per il male che c’è in se stesso in modo da sentire  la necessità di convertirsi.

“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia”

Ricordiamo la testimonianza di Don Diana e di Padre Puglisi, martiri dei nostri giorni, che hanno pagato con la vita il loro desiderio di giustizia, ma hanno scosso molte coscienze. Il loro sacrificio non è stato vano. La fame di giustizia fa guardare soprattutto ai poveri e ai deboli, ma è lontana da certa “giustizia” macchiata da interessi, personali o di categoria o peggio da desiderio di vendetta.

“Beati i misericordiosi!”

E’ una beatitudine strettamente collegata con la precedente. “ La misericordia, dice il papa, ha due aspetti: è dare, aiutare, servire gli altri e anche perdonare e comprendere. Matteo riassume questo in una regola d’oro: “Tutto quanto vorrete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12). E nel vangelo di Luca leggiamo: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”. Dare e perdonare è tentare di riprodurre nella nostra vita un piccolo riflesso della perfezione di Dio”.

“Beati i puri di cuore!”

Sono quelli che hanno un cuore semplice, che sa amare senza doppiezze, senza calcoli, senza pretendere il contraccambio. Un cuore semplice comprende subito che amare Dio e amare il prossimo sono due facce dello stesso comandamento, come ci insegnato il Signore. Alcuni anni fa, un vescovo africano, venuto a Roma per un convegno, disse, in una intervista che la più bella catechesi sull’amore l’aveva ricevuta da una bambina di 11 anni. Era in visita in un villaggio della sua diocesi e si era fermato a parlare con alcune donne che lavoravano nei campi, tenendo sulle spalle, secondo i loro usi, entro grandi scialli, a mo’ di zainetti, i loro bambini. C’era tra loro una ragazzina; anch’essa lavorava portando dietro le spalle un bambino piccolo piccolo. Il vescovo le domandò: “Anche tu lavori qui?” Ella rispose che doveva aiutare la famiglia. “Certo, riprese il vescovo, per te dev’essere molto faticoso, soprattutto con quel peso sulle spalle!”. La bambina sembrò meravigliata, poi rispose: “Ma non è un peso, è mio fratello!”. Non c’è bisogno di commento.

Potremmo mettere insieme le ultime tre beatitudini: “Beati gli operatori di pace … i perseguitati per la giustizia … Beati voi quando vi perseguiteranno!”.

Se gettiamo uno sguardo sul mondo contemporaneo, capiamo subito quanto sia necessaria la pace  e quanti cristiani, anche oggi, soffrono per essere coerenti con la propria fede e quanti di loro hanno dato la vita per costruire un mondo più fraterno e più giusto. Quanto sono importanti questi “costruttori di pace!” A questo proposito, non possiamo non ricordare la testimonianza data dai monaci del monastero di  Notre-Dame dell’Atlas a Tibhirine (Algeria). Sequestrati il 27 marzo 1996, furono decapitati il 21 maggio. Il Priore, Padre Christian de Chergé, era molto impegnato nel dialogo interreligioso ed era l’anima di un gruppo di preghiera islamico-cristiano “Vincolo di pace”. Tre settimane prima del sequestro, predicando un ritiro, aveva lasciato questa consegna: Non uccidere: se stessi, il tempo (dilazione di Dio), la fiducia, la morte (banalizzazione), la terra, l’altro, la Chiesa. I cinque pilastri della pace: pazienza, povertà, presenza, preghiera, perdono”. Nel suo Testamento, scritto ad Algeri il 1° dicembre 1993, rivisto il 1° gennaio 1994, appare una straordinaria serenità e pace interiore.

Con le Beatitudini, Gesù non ci soltanto indicato una meta, ha indicato anche un cammino da seguire. La nostra vita è dunque un  “ pellegrinaggio”, che abbiamo iniziato il giorno del nostro Battesimo e che ci auguriamo di riprendere, rivolgendoci al Padre con lo spirito del salmo 83 “ Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio!”

Concludiamo con la preghiera della Chiesa (colletta della III domenica T.O. anno C):

Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo attuare nelle parole e nelle opere ciò che è conforme alla tua volontà. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close