GIOVANI FEDE DISCERNIMENTO. Ripartendo insieme dal Sinodo

Elementi per una sintesi finale. 2° parte

(la 1° parte è stata pubblicata nella Voce della Comunità di dicembre 2018)

UNIONE SUPERIORI MAGGIORI. 91ma Assemblea semestrale e generale Ariccia, Casa del Divin Maestro – 21-23 novembre 2018

  • La vita come vocazione e le diverse vocazioni

Il tema vocazionale ha bisogno di studio e approfondimento. Il cammino sinodale lo ha incrociato fin dall’inizio e lo ha approfondito da vari punti di vista. È stato ritenuto centrale, generativo, decisivo, trasversale. Ha diversi soggetti e destinatari, eventi e processi, accompagnamento e discernimento. Necessita di conversioni di cuore, mente e mani.

È un tema, quello vocazionale, intricato ma non complicato, integrale ma da integrare, decisivo ma non ancora incisivo. Che in genere nell’immaginario ecclesiale è pensato e vissuto in ottica molto “reclutativa” e poco “generativa”. È un poliedro con tante sfaccettature, di cui segnaliamo le più importanti:

  • Dimensione creativa: la vita come vocazione, che riguarda tutti e tutto
  • Dimensione battesimale: la piattaforma di base, che chiama tutti alla santità
  • Dimensione cristologica: il fascino di Gesù e la dinamica dell’amicizia con Cristo, che ama e chiama
  • Dimensione ecclesiale: il discernimento sulla vocazione e missione della Chiesa oggi
  • Dimensione sinfonica: le diverse vocazioni, che solo insieme mostrano quel poliedro sinfonico a cui dobbiamo riferirci, nella logica di un corpo con molte membra interdipendenti
  • Dimensione pastorale: la cultura vocazionale, l’animazione vocazionale di tutta la pastorale
  • Dimensione pedagogica: l’accompagnamento vocazionale di ambiente, di gruppo, e personale
  • Dimensione spirituale: il discernimento vocazionale come cammino nello Spirito del Signore
  • Intuizioni

È emersa la convinzione che è nella vocazione della Chiesa che prendono forma tutte le vocazioni specifiche. I giovani durante l’Assemblea sinodale hanno aiutato la Chiesa a prendere coscienza della sua vocazione materna. C’è un accompagnamento reciproco tra giovani e Chiesa: il bambino insegna ai genitori a diventare genitori, è lui che insegna questo con la sua presenza, la sua parola e le sue fragilità!

Questa Chiesa è chiamata ad essere sinodale e solidale con il mondo: la sinodalità come mistica e profezia di comunione è il modo/segno di essere della Chiesa nel mondo. Ora, è impossibile essere con il mondo senza essere feriti da ciò che ferisce il mondo e rallegrarsi di ciò che rallegra il mondo: la fragilità è un elemento comune tra la condizione della Chiesa nel suo insieme e quello dei giovani. Si può partire da questa base comune e condivisa per conversare.

La vita consacrata fa leva in maniera del tutto speciale sul fascino di Gesù (cfr. il Documento finale nn. 50 e 81). Essa è definita nel n 88 del Documento finale come “testimonianza gioiosa della gratuità dell’amore” e trova nella vita contemplativa (e femminile) un punto di riferimento importante da non mettere in secondo piano. Certamente la dimensione contemplativa della vita consacrata – che fa leva sul valore del silenzio, sulla bellezza della liturgia e sulla potenza della preghiera – affascina i giovani immersi nel mondo rumoroso e mediatico.

  • Criticità

Certamente la parola vocazione gode di cattiva fama tra i giovani: bisogna però riscattarla più che abbandonarla.

Sentirsi amati da Dio, questo è essenziale. Se non c’è stata questa esperienza tutto poi diventa problema:

  • Vocazione: esponiamo noi stessi all’amore alla radicalità, progressiva penetrazione dello Spirito Santo in noi (Rm 5,5). Cammino per vincere le resistenze che ci vengono da tante direzioni
  • L’amore si realizza in modo pasquale: la persona consuma se stesso, chi ama brucia: Gesù dalla croce dice: tu sei più importante di me, io sono pronto a dare la vita per te

Ci sono diversità ecclesiali molto grandi: Chiese aperte oppure ripiegate, più missionarie oppure più conservative, manageriali o burocratiche, segnate dagli scandali, con poca speranza o con grande entusiasmo, con molti giovani o con pochissimi giovani. Al Sinodo sono molto risuonate le diversità culturali e contestuali, un po’ meno le diverse sensibilità ecclesiali.

Sono anche emersi dei rischi sulla comprensione della sinodalità: non tener conto i diversi modi di sinodalità già esistenti (pensiamo alle diverse tradizioni dei nostri Istituti), dimenticare questioni importanti sulla reciprocità delle vocazioni nella Chiesa, pensare alla sinodalità come ad una deriva democratica…

La sfida della trasmissione della fede oggi, soprattutto nelle società secolarizzate, è forte. I giovani del nord del mondo vivono l’indifferenza e la lontananza da Dio, per loro è insignificante. A volte noi proponiamo un deismo etico e terapeutico: una proposta inodore, incolore, insapore che insegue una proposta di benessere psicofisico e di felicità mondana. Ci vuole una pedagogia profetica e interpellante, una proposta graffiante e provocatoria che faccia la differenza: solo in questo modo la secolarizzazione può essere un’opportunità per risvegliare la fede e la libertà, offrendo una vita e una proposta convincente ai giovani. Effettivamente la dinamica vocazionale risponde alla domanda sul come nutrire la libertà.

Per la vita consacrata il rapporto tra carisma e funzione è decisivo: è importante saper distinguere e integrare le due dinamiche, sapendo che la vita consacrata è il segno della gratuità dell’amore. Nasce quindi la domanda: come liberarsi da un “funzionalismo” che impedisce di tornare alla fonte della generosità e della gratuità? È necessario presentare il carisma per il suo valore essenziale, che non è mai funzionale, ma segno di un primato dell’amore. A volte ci si chiede se abbiamo ancora fiducia nella potenza trasformante del Vangelo.

È emerso nella discussione il fenomeno dei religiosi che abbandonano la vita religiosa per la vita diocesana. Che cosa è successo nel loro percorso e che formazione abbiamo fatto? La domanda diviene forte: si può essere religiosi senza avere una “funzione”, cioè in forma gratuita e disinteressata? Sono domande molto importanti, soprattutto dove la polarizzazione clericale è forte. In alcune parti è in atto una certa “diocesanizzazione” della vita consacrata maschile, dove la carriera, il potere, la ricerca di prestigio a volte giocano un ruolo decisivo.

  • Spunti operativi

Su che cosa fare forza per rafforzare la pastorale vocazionale?

  • Presentazione entusiasmante della nostra vocazione, come pienezza di vita nell’amore
  • Il legame forte tra accompagnamento comunitario e personale è centrale in questo percorso
  • La testimonianza di essenzialità è forte per il richiamo vocazionale
  • Il tema della comunità di fede come famiglia a cui i giovani siano parte
  • Accompagnamento come condizione del discernimento

Come impostare una cultura vocazionale: da dove partire?

  • Pastorale vocazionale significa andare in quel luogo dell’essere umano dove egli cerca la verità
  • Prendere sul serio la ricerca della verità dei giovani
  • Raggiungere ogni persona nella sua capacità metafisica nel credere alla verità
  • La pastorale vocazionale deve partire e arrivare alla verità della vita
  • Anche attraverso un primo annuncio chiaro e forte
  • Attraverso esperienze di tipo catecumenale

Abbiamo il coraggio di tentare qualcosa di nuovo?

  • A volte c’è un muro di fronte al desiderio di fare qualcosa di diverso
  • Ma, per dirlo chiaramente, che cosa abbiamo da perdere?
  • A volte siamo contraddittori: sappiamo che così non va bene, ma lo facciamo andare bene
  • Siamo chiamati, come i nostri fondatori, a tentare l’impossibile

Due proposte “istituzionali”:

  • Più vicinanza tra USG e Congregazione per i religiosi: in questi anni non si è sentita molta vicinanza
  • Più collaborazione e condivisione con la vita consacrata femminile, che rappresenta anche numericamente la maggioranza dei consacrati
  • UNA CHIESA PER E CON I GIOVANI

Il Documento finale del Sinodo ha molte indicazioni su questo tema.

Tutto il quarto capitolo della prima parte fa leva su alcuni caratteri dei giovani oggi, dove è evidente la volontà di protagonismo e di sentirsi parte della vita della Chiesa

L’immagine di Giovanni e Pietro al n. 66 è molto forte e dice che i giovani anticipano i pastori e aprono vie nuove.

L’immagine della Maddalena al n. 115 è entusiasmante in merito al fatto che i giovani sono chiamati a portare il primo annuncio ai pastori!

Alcuni paragrafi centrali del primo capitolo della terza parte sono decisivi al riguardo dell’impostazione dell’intero documento circa il protagonismo, la presenza dei giovani all’interno di una Chiesa che prende sul serio la sinodalità (cfr. nn. 116,118,119-124), insieme ad altri numeri interessanti di indubbio interesse (137,160-161).

  • Novità

Il passare dal “fare per i giovani” al “fare con i giovani” ha toccato molti. È il tema della sinodalità missionaria. Questo punto è stato sollevato molte volte al Sinodo.

Dobbiamo essere convinti che i giovani sono qui e adesso: sono il presente del mondo e della Chiesa: “I giovani sono nel cuore della Chiesa e nel cuore di Dio” (n. 117). Il racconto di Emmaus mostra come Gesù entra nella loro notte della nostra vita senza paura di perdersi.

Il Sinodo è stato un grande appello a guardare, contemplare e trovarsi tra i giovani in modo diverso. È stato forte l’appello a considerarli un “luogo teologico”, cioè una realtà da cui partono autentici appelli di Dio per la sua Chiesa. L’esperienza del Sinodo è stata comunione e simpatia, che ci ha invitato ad avere uno sguardo e un approccio diverso con le giovani generazioni: non indottrinare, insegnare, essere maestri; ma camminare con i giovani, condividere le nostre fatiche, condividere le nostre gioie. Non è uno slogan: un cambio di atteggiamento reale!

È necessario soffermarsi sul positivo nella Chiesa: il Sinodo ha voluto fare questo, non nascondendo le criticità: nella realtà dei fatti il paragone tra il bene che si fa e il male che si fa è enorme. Il bene che facciamo è tanto e passa sotto silenzio.

  • Criticità

All’interno delle nostre Congregazioni non sempre le “alleanze intergenerazionali” funzionano. Come accompagnarci nella nostra vita? Quali modalità relazionali sono più adeguate? È comunque evidente che l’accompagnamento è della comunità e nella comunità.

Qualcuno intravede il rischio di perderci con tanti temi uno dopo l’altro: la famiglia, i giovani, ecc… Dipende da noi come affrontiamo le cose: bisogna entrare in una prospettiva sistemica, dove famiglia e giovani sono due soggetti fragili che vanno accompagnati insieme. Dal punto di vista concreto, il pontificato di Francesco ha al centro Evangelii gaudium come “sole” intorno a cui ci sono vari pianeti (Laudato sì’, Amoris laetitia, il Sinodo dei giovani, ecc…).

Una criticità da affrontare è il legame tra formazione e missione. La formazione del consacrato per i giovani di oggi e di domani è decisiva. Siamo preoccupati del profilo del consacrato, perché a volte nelle giovani generazioni che si affacciano alla vita consacrata ci sono delle criticità che vanno affrontate: clericalismo pericoloso; ricerca del potere; incapacità di condividere la missione; incapacità di prossimità reale; vagabondaggio spirituale; carrierismo. Bisogna ripensare con coraggio il profilo del consacrato oggi.

  • Spunti operativi

La vita consacrata è chiamata ad avere un ruolo profetico per il mondo verso ogni tipo di abuso e di ogni tipo di vulnerabilità:

  • Coloro che hanno ricevuto di meno dalla vita e coloro che sono segnati dalla sofferenza dovrebbero trovare casa nel servizio della vita consacrata
  • Pensiamo solo ai giovani migranti, di cui si è parlato tanto al Sinodo
  • Il Sinodo ci chiede di scegliere i più poveri e gli ultimi
  • Questa è la profezia principale in un mondo tendenzialmente dominato da una “cultura dello scarto” nella gestione delle cose e del pianeta, e che quando va alle persone in questo modo diventa facilmente una “cultura dell’abuso”.

Il n. 161 del Documento finale ci interpella come consacrati nell’offrire un’esperienza di qualità di fraternità, servizio e spiritualità:

  • Bisogna che la vita consacrata faccia delle proposte pilota in questa direzione, per formare adulti nella fede
  • Se noi non faremo nulla, la Chiesa nel suo insieme faticherà a mettersi in movimento
  • Possiamo essere una forza creativa e profetica in questa direzione
  • Il “gap year” è in molti contesti già importante: che cosa proponiamo?

Il legame tra servizio e discernimento è stato ben chiarito sia nel cammino di preparazione che durante l’assemblea sinodale:

  • Il volontariato in tante forme è divenuto parte della cultura giovanile: come ci inseriamo in questo?
  • Ci sono esperienze di volontariato internazionale: noi abbiamo Istituti mondiali, cosa facciamo? Anche qui si tratta di essere creativi e innovativi: i giovani sono disponibili
  • L’idea che i giovani siano i più efficaci evangelizzatori di altri giovani è emersa varie volte al Sinodo

Padre Giacomo Costa sj

Don Rossano Sala sdb

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