Il Generale ci scrive…

L’INCONTRO DI TRE CERCHI CONCENTRICI…UNITI DA UNA FORTE SPIRITUALITA’

In queste pagine a mia disposizione vorrei stendere alcuni pensieri rivolti non solo ai miei confratelli nella vita consacrata, ma spero utili anche a tutti i lettori di questo bollettino Cric.

In questi primi mesi del mio mandato come nuovo superiore generale ho avuto diversi spunti da cui attingere suggerimenti e stimoli per vivere la propria vita di battezzati e di consacrati, alla luce di testi e documenti che stanno accompagnando il nostro cammino di formazione Cric.

Vorrei partire innanzitutto dalle  parole che il Papa ha rivolto direttamente a tutti i consacrati nell’omelia del 2 febbraio, festa della Presentazione di nostro Signore al tempio, ma anche festa della luce e dell’incontro.

Un primo pensiero lo colgo nelle parole espresse sul vero significato dell’incontrarsi.

Gesù si incontra nel tempio con Simeone e Anna. Non è un incontro “virtuale”, come ci ricorda papa Francesco, ma vero, diretto, concreto e quotidiano:“…il Dio della vita va incontrato ogni giorno della vita; non ogni tanto, ma ogni giorno. Seguire Gesù non è una decisione presa una volta per tutte, è una scelta quotidiana. E il Signore non si incontra virtualmente, ma direttamente, incontrandolo nella vita, nella concretezza della vita… E accade anche a noi quello che accadde nel tempio: attorno a Lui tutto si incontra, la vita diventa armoniosa. Con Gesù si ritrova il coraggio di andare avanti e la forza di restare saldi”.

Queste parole semplici ma profonde mi hanno toccato nel cuore e nella coscienza e mi hanno suscitato domande che vorrei condividere con voi perché la mia esperienza, anche se in un contesto personale e comunitario diversa da chi legge queste righe, potrebbe essere simile anche a quella di tanti altri.

Quante volte noi religiosi, sacerdoti o fedeli cristiani ci incontriamo col Signore? Quante occasioni ci vengono offerte dalla nostra vita? Ma come viviamo questo incontro, meglio ancora, che frutti concreti porta nella nostra vita l’esserci incontrati con lui?

Se non si vedono i frutti allora ha ragione il papa quando parla di un incontro solo “virtuale” e non concreto! E’ chiaro che stiamo in cammino e non ci viene chiesto di essere “santi subito”, ma di perseverare in questa crescita nel tempo.

Potrebbe essere di incoraggiamento fare nostra l’immagine che il papa ha letto in questa scena dell’incontro: “Quando invece lo accogliamo come Signore della vita, centro di tutto, cuore pulsante di ogni cosa, allora Egli vive e rivive in noi.”

Quello che accade nel tempio dovrebbe accadere anche a ciascuno di noi, che cioè la vita attorno a noi diventa più armoniosa, più bella e gioiosa, anche nelle difficoltà che possono essere come “spade che trafiggono il cuore”, come a Maria. Si ritrova,però, il coraggio di andare avanti e di perseverare con saldezza e fede in ogni situazione.

Penso alla nostra vita di comunità religiosa e di consacrati, ma anche a quella di tante famiglie e persone che stanno passando momenti di crisi, di croce e prove per vari motivi. Proprio in questi contesti di fragilità abbiamo bisogno di incontrare e prendere tra le nostre braccia quel Gesù che a sua volta ci sostiene in questo cammino. Allora la nostra vita diventa più radiosa e armoniosa, anche nel nostro reciproco incontrarci e relazionarci.

Così sinceramente possiamo dire di aver incontrato realmente il Signore nella Parola pregata seriamente, proclamata, meditata e vissuta. Basta un po’ di armonia in più nei nostri incontri con le persone messe accanto a noi, che tutto il nostro “tempio” della vita di comunità, di famiglia o di parrocchia, si illumina.

Questo incontro che avviene nel tempio, in un clima di liturgia e di preghiera, fa pensare alle nostre liturgie che tante volte sono invece celebrate senza convinzione, senza desiderio e attesa di incontrare Qualcuno, e forse per questo non portano i frutti desiderati! Penso ancora a questo incontro tra diverse generazioni, una di anziani e l’altra di una giovane coppia con un bimbo neonato, come sia immagine e icona anche del nostro convivere con persone di diverse generazioni e mentalità: a volte per noi è più difficile accettare l’altro così com’è, con la sua esperienza vissuta, carattere e cultura diversa, idee e scelte diverse, ma è importante sentirci tutti dentro lo stesso “tempio” e imparare a crescere insieme.

Un secondo breve pensiero lo colgo dal nostro percorso formativo mensile di Canonici dell’Immacolata, iniziato dopo il Capitolo 2018.

Prendendo spunto dalle delibere n° 1 e 3 del Capitolo Generale 2018, riguardanti la spiritualità personale e di comunione, in questo periodo abbiamo invitato le nostre comunità locali a riflettere e confrontarsi sulla propria vita a “cerchi concentrici”, iniziando a lanciare il “sasso” del nostro percorso formativo sulla spiritualità personale.

Consapevoli che il tema della spiritualità è trasversale a tutta la nostra vita religiosa, ci siamo proposti di riandare alle fonti del Mistero e da lì riattingere nuovo entusiasmo personale e comunitario per la nostra vita di consacrati, facendo un’esperienza forte di Dio, da cui nasca un’esigenza interiore, che si trasformi in desiderio in grado di stimolare il nostro cammino, personale e comunitario.

Per il secondo cerchio della spiritualità di comunione, oltre alle riflessioni già proposte, vorrei  riportare solo alcuni pensieri che papa Francesco ci ha scritto nella “Lettera Apostolica per l’Anno della Vita Consacrata.

Al paragrafo 3 si legge che I religiosi e le religiose, al pari di tutte le altre persone consacrate, sono stati definiti… “esperti di comunione”. Mi aspetto pertanto che la “spiritualità della comunione”, indicata da san Giovanni Paolo II, diventi realtà e che voi siate in prima linea nel cogliere «la grande sfida che ci sta davanti» in questo nuovo millennio: «fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione».

In un mondo e in una cultura egocentrica e autoreferenziale, è necessario anche per noi religiosi “ritornare a scuola” di alcuni valori e atteggiamenti, tra cui imparare a vivere di una spiritualità di comunione, iniziando all’interno delle nostre comunità di appartenenza. In tal modo si apre davanti a noi un cammino di carità “pressoché infinito, perché si tratta di perseguire l’accoglienza e l’attenzione reciproche, di praticare la comunione dei beni materiali e spirituali, la correzione fraterna, il rispetto per le persone più deboli… È «la “mistica” di vivere insieme», che fa della nostra vita «un santo pellegrinaggio”.

La vita consacrata vissuta in questo stile, almeno come sforzo e progetto, ci aiuta a trovare quella sinergia tra tutte le vocazioni e i carismi dei vari fondatori all’interno della Chiesa, a partire dalle persone che incontriamo nel nostro ministero pastorale, sacerdoti o laici che siano, così da “far crescere la spiritualità della comunione prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa comunità ecclesiale e oltre i suoi confini”.

Si apre, così, il terzo cerchio, l’orizzonte di persone e comunità in missione, per essere profezia per il mondo, come recitava il titolo del nostro Capitolo.

Come ricorda un testo di Papa Francesco citato nelle delibere capitolari, infatti, «un carisma non è un pezzo da museo, che resta intatto in una vetrina, […]. No, il carisma […] bisogna aprirlo e lasciare che esca, affinché entri in contatto con la realtà, con le persone, con le loro inquietudini e i loro problemi» (Francesco, Discorso ai partecipanti al Capitolo generale dei sacerdoti di Schönstatt, 3.09.2015).

Con questo impegno vogliamo “crescere nello spirito di appartenenza alla Comunità CRIC assumendo comunitariamente e non individualmente le istanze che il mondo ci propone”.

E’ fondamentale per tutti noi raggiungere l’obiettivo di costruire le nostre comunità con una azione pastorale condivisa e comunionale.

Con l’aiuto e il sostegno dello Spirito, il primo frutto di questo approccio è una più viva percezione dell’unità della Chiesa e del contributo che tutti i credenti sono chiamati ad apportarvi…”,  rinnovando il volto delle comunità cristiane a noi affidate, in uno slancio missionario che faccia crescere e sgorgare la vita nuova che il Risorto ci dona.

Padre Rinaldo

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