P. Tino Treccani (Brasile): omelia per la I domenica di Quaresima

Ho ritrovato su Qumran le omelie di p.Tino pubblicate nel 2001. Ve le ripropongo a partire da questa I domenica di Quaresima:

Il brano di Luca sintetizza tutte le tentazioni che Gesù ha sofferto nella sua pratica liberatrice, come pure le tentazioni o i tentativi storici di gruppi e persone che cercano vita e libertà.

Questi versetti, messi da Luca dopo la genealogia di Gesù, vogliono mostrarci che Gesù è umano come qualsiasi persona, e, come umano, viene da Dio. Le sue tentazioni sono le nostre, le stesse che affrontiamo nello sforzo di attuare il progetto divino.

Le tentazioni avvengono nel deserto: luogo che richiama il tempo della gestazione del progetto di Dio per il popolo dell’Antico Testamento. Luca ricorda la durata del tempo: quaranta giorni, come Mosè sulla montagna (Ex. 34,28); come Elia sul monte Horeb (1Re 19,8); come i 40 anni di Israele nel deserto. Numeri simbolici per indicare persone, comunità, chiamate all’intimità con Dio per vivere un’alleanza di società nuove, senza nostalgie della “pancia piena”, ma schiava. Progetti di alleanza per vivere libertà, vita piena. 

vv. 2-4 La prima tentazione: essere il messia dell’abbondanza 

Il diavolo è colui che ha un progetto capace di pervertire il progetto di Dio e di Gesù. Può essere una intuizione, un progetto, un tipo di società, un partito politico, ecc. La sua proposta è che Gesù liberi gli oppressi con un tocco di magia, utilizzando Dio in beneficio proprio. Vuole un Dio-garanzia di prosperità, un Dio di pulpito elettorale.

Gesù rifiuta e ricorda Dt 8,3: il popolo si contentava di vivere nel deserto pur di avere del pane; ma la Parola di Javé aveva obiettivi maggiori: condurre tutto il popolo al possesso pieno della vita e della dignità. Gesù rifiuta di essere il messia dell’abbondanza per se stesso, perché la sua proposta è la condivisione (11,41) e pane per tutti (9,12-17). 

vv. 5-8 La seconda tentazione: essere il messia del potere 

Liberare gli oppressi per mezzo del potere (vv. 6-7). Gli avversari di Gesù lo accusavamo di espellere i demoni tramite il principe dei demoni: Belzebù (cfr. Lc 11,14-22). Gesù è tentato di risolvere il problema degli oppressi facendosi capo politico di strutture ingiuste. Come potrà liberare le persone facendosi padrone della loro vita e controllando la loro libertà?

Gesù rifiuta citando Dt 6,13 e mostrando che assolutizzarsi nel potere sarebbe ripetere l’azione oppressiva del faraone. Per Gesù è il servizio che libererà le persone (cfr 22,27). 

vv. 9-12 La terza tentazione: essere il messia del prestigio, della fama 

É quella di abusare del potere di Dio per liberarsi dalla morte ed il diavolo cita il Salmo 91,11-12. Secondo la tradizione il pinnacolo del tempio sarebbe il luogo della manifestazione del Messia. Gesù, buttandosi a capofitto e uscendone illeso, dimostrerebbe che sarebbe il Messia.

Ma Gesù sa che il suo progetto deve passare per la morte e, con Dt 6,16 ricorda che essere messia di prestigio costituisce idolatria.

Il vangelo termina dicendo: Alla fine, avendo esaurito ogni genere di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per un certo tempo (v. 13). Passato “questo certo tempo”, conosceremo il finale della pratica liberatrice di Gesù, quando affronta i capi dei sacerdoti, dottori della legge e anziani (cfr. cap. 20). Questi personificano le tentazioni che Gesù ha vinto: credono che Dio garantisce loro la prosperità; pensano che Dio è il supporto politico alle strutture ingiuste che difendono e promuovono; vivono affannati alla ricerca del prestigio.

Gesù li affronterà. É la sua ultima tentazione. Lo uccidono. Ma la risurrezione è la prova che il progetto del Padre è più forte delle forze della morte. 

Abbondanza, potere, prestigio… potremmo aggiungere efficienza, assenza di spirito di sacrificio, illusione ed altro.

Riflettendo 

Dare il pane agli affamati fa parte certamente del progetto di Dio. Ma lo stesso Gesù si lamenta del “successo” ottenuto con la moltiplicazione dei pani, sapendo che le necessità materiali non racchiudono da sole ciò che Dio sogna per la nostra vita, una vita felice. Gesù voleva che le persone capissero il significato del segno come invito alla condivisione, mentre le folle volevano la facilità del cibo gratis. Chiamiamo Gesù “re dei re”. Ma il suo potere non si misura col potere delle nazioni ricche e potenti, nemmeno si regola con le leggi di mercato, col peso della fama o per la quantità dei templi affollati. La sua forza e quella dei suoi seguaci si manifesta con la fedeltà totale al progetto del Padre. Gesù ha fatto molti miracoli, per gli altri, per mostrare il Regno; ma sulla croce, non ha fatto nessun miracolo. Il maggior miracolo è stata la sua vita donata per amore.

Ecco allora che il grande miracolo che siamo chiamati a dare è il servizio, la costruzione della pace, della solidarietà, della restituzione della speranza nella fede. Dobbiamo chiederci quanta attenzione diamo a rispetto delle “tentazioni del sesso” e la rigorosa condanna e quanta ne diamo alla tentazione del potere, dentro la Chiesa; quanta attenzione diamo al guadagno facile e a tutte le moderne idolatrie. Chi non entra nel “senso unico” del consumismo, del conformismo, della tradizione, della globalizzazione o di una pretesa ortodossia, viene ucciso. Le nostre comunità cristiane sono sempre tentate: è la competizione, la disuguaglianza, la superstizione, la convinzione che prima bisogna rafforzare noi stessi per poi aiutare gli altri. É la tentazione di chiedere a Dio di staccarci dalle croci, perché pesanti e usare la bacchetta magica per i “nostri beni”, le nostre sicurezze, per garantirci un posto in paradiso. Ma la fede non è magia, ancor meno vetrina per ostentare superiorità, e per niente strumento di imposizione, fosse anche del migliore esempio di sequela al Cristo. É sorpresa della gratuita dell’amore con cui siamo amati. Siamo cenere, polvere, ma modellata dallo Spirito.

Gesù pieno di Spirito Santo è mosso dallo stesso Spirito nel deserto e lì è tentato; interessante, lo Spirito non ci sottrae alla tentazione e ci aiuta a vincerla se ci lasciamo riempire e muovere da lui. La fame può fare brutti scherzi… ma “sta scritto…”, cioè c’è una Parola che può sfamarci ed indicarci il cammino della vita piena: oltre al pane quotidiano, dobbiamo anche avere la “ragione” della vita. Quindi, sfamare i popoli, non significa aver raggiunto la giustizia del Regno: per questa è necessario dare e rispettare la loro autonomia e dignità. E i popoli non sono disegni di una cartina geografica, ma miliardi di persone che non hanno bisogno di angeli per non essere ingoiati dal burrone della miseria, bensì di un poco di giustizia e solidarietà da parte di quanti si credono padroni del mondo e della vita altrui, padroni del pensiero e della morale, dell’aria e dell’acqua. L’illusione della magia non funziona con la religione di Gesù, anche se purtroppo, noi umani, siamo veri artisti nel creare montagne di quattrini e onorificenze. Tutto dipende se il vincere la tentazione diventa un servizio o se, purtroppo, una supremazia applaudita a discapito di tanti miseri “infedeli”. Lasciamoci tentare una volta dallo Spirito e vedremo anche le pietre testimoniare il Regno di Dio.

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