II domenica di Quaresima (anno C): le omelie di p.Tino e p.Stefano

Letture: Gn 15, 5-12.17-18; Sal 26; Fil 3, 17-4,1 Vangelo secondo Luca (9, 28b-36)

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P. Tino Treccani:

Luca evita di usare la parola “trasfigurazione”; scrive per persone venute dal paganesimo che potrebbero confondere l’episodio con una metamorfosi delle divinità pagane. Questo brano fa parte di una “scena”: Luca presenta Gesù che prega il Padre; in un “luogo elevato” vince le tentazioni (4,5-8); sceglie i Dodici (6,12) e sulla montagna prende coscienza che realizzerà il progetto del Padre affrontando la morte (9,28-38); già inizia il grande viaggio verso Gerusalemme.

Ciò che più impressiona è il fatto che, dover passare per la morte trasfigura il volto di Gesù, perché in lui si rivela il progetto di Dio che vuole libertà e vita per tutti. 

1. I grandi liberatori del passato danno testimonianza di Gesù (vv. 30-31) 

Mosè e Elia (= la Legge e i Profeti, cioè l’Antico testamento) si fanno presenti e conversano sull’esodo di Gesù che si compirà a Gerusalemme. Mosè è il grande leader della liberazione dall’Egitto; Elia, il grande restauratore dello javismo bel regno del Nord al tempo del re Acab, libera il popolo dall’oppressione e dall’idolatria. L’Antico Testamento testimonia Gesù, come il liberatore definitivo, mediante il dono totale della sua vita. 

2. Il Padre da testimonianza di Gesù (vv. 34-36) 

In Luca troviamo tre volte la dichiarazione che Gesù è il Figlio di Dio: nel battesimo (3,22), nella trasfigurazione (9,35) e nella passione (22,70). Nelle prime due citazioni è il Padre che dichiara suo Figlio. Nella terza è il sinedrio (l’antiprogetto di vita), ma uccide Colui che venne a portarci la vita.

Mio Figlio, l’ “eletto”… richiama il Servo di Javè (Is 42,1). Sotto la croce, l’ironia dei capi, pur negando, riafferma l’elezione di Gesù: “Ha salvato altri. Che salvi se stesso, se di fatto è il Messia di Dio, l’Eletto!” (23,35). Il Padre affida tutto a suo Figlio e Gesù realizza tutto. L’invito di Dio è solenne: “Ascoltate ciò che dice!” (v. 35). 

3. Noi, cristiani, di fronte a Gesù, l’alleato fedele (vv. 32-33) 

L’atteggiamento di Pietro, degli altri discepoli e nostra è una ubriacatura di sonno (v. 32). I leaders del passato si allontanano e lasciano spazio per i nuovi, ma i discepoli pretendono fissare l’abitazione nell’alto della montagna (v. 33). La liberazione è un processo lungo (cfr. Lc 9,51) che sempre starà a cammino di Gerusalemme. Il “sonno” può essere una anestesia forte paralizzante.

Peggio ancora, per i seguaci di Gesù, è “entrare nella nuvola” (ossia, fare l’esperienza di Dio alleato nel cammino liberatore delle persone) e avere paura (v. 34). L’attitudine di fede, caratteristica di Abramo (cfr. Iª lettura), contrasta con la paura ed il silenzio degli apostoli (cfr. v. 36b) e di molti cristiani oggi. Bisogna scendere dalla montagna e fare, con Gesù, l’esodo verso Gerusalemme.

Per riflettere 

É necessario salire sulla montagna di Dio per vedere il suo volto trasfigurato e scoprirlo nei diseredati, nei poveri, negli schiavi della droga. L’intimità con Dio è gioia, ma può diventare oppio se non ascoltiamo il suo invito: “ascoltate il mio Figlio Prediletto!” L’ascesa alla montagna richiede sforzo, tenacia e costanza; solo così, da lassù, la nostra visione supererà i limiti di un orizzonte piatto, costellato di miriadi di impegni e attività che possono addormentare la nostra volontà e desiderio di comunione col divino. É sorprendente scoprire l’intimità divina che ci obbliga a ributtarci, non in una valle piana e fertile, bensì in un cammino ispido, spesso crudele, ma forse l’unico che ci svela il volto nuovo delle creature. Volti sfigurati, coperti dallo sputo dell’ingiustizia e della sopraffazione, che incontriamo tutti i giorni, ma che non riusciamo a vedere, senza l’intimità con Dio. E non sono cammini separati, l’intimità con Dio, come prioritario, e la carità, come secondario, bensì un unico fidarci dell’azione e della Parola del suo Figlio. Il tempo gli rende testimonianza, nel passato e nel presente ed i suoi segni sono per noi cristiani un monito, un richiamo energico ad abbandonare le fantasie comode di tre tende, fossero solo per tre personaggi eminenti: Mosè, Elia e Gesù. Racchiuderli in una tenda e noi bearci a contemplare queste nicchie, che staccate dall’amore al prossimo, diventerebbero prigioni, miraggi. La Parola ci parla la libertà, la vita, il coraggio e l’impegno e soprattutto la gratuità dell’Amore. “É bello stare qui…” Come Pietro, forse non sappiamo ciò che stiamo dicendo quando svincoliamo il rito dall’impegno, quando stacchiamo l’azione dalla preghiera, quando la “nuvola”, il diverso, il nuovo ci danno paura e questa ci inchioda per non rischiare l’abbandono delle nostre sicurezze ed affidarci all’avventura del cammino. Gerusalemme… cammino difficile che per i volti non ancora trasfigurati, preannuncia solo il grigiore di un finale crudele. La prova definitiva, la tentazione grande da superare è proprio là; non esistono altre possibilità o scorciatoie. La paura riesce a zittire le nostre parole; il dubbio ci chiede tempo per discernere; la malafede ci fa giudici dell’invito del Padre: dovremo veramente ascoltarLo? É veramente il Messia, un mangione e ubriacone, amico di peccatori e prostitute?

É l’esodo che ogni credente deve fare, in famiglia, in comunità, nella società. Eppure Gesù ci ha dimostrato che il deserto, luogo di fame, di tentazione e di morte, può trasfigurarsi in giardino della Vita. Non è la metamorfosi greca o la reincarnazione di cadaveri o di spiriti; è la ricreazione dei nostri modi e maniere di convivere; è ripulire le brutture del peccato; è ridestare le persone da tutte le anestesie spersonalizzanti; è credere che veramente Lui è il Dio dei viventi e non dei morti. Se crediamo che è l’alleato dell’umanità, il nostro destino non finirà su questa terra. Ma per questo, è necessario guardare il “luogo alto”, rimboccarci le maniche e mettere in atto il suo progetto di Vita per tutti.

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p. Stefano Liberti:

> Dal deserto alla montagna, dalle tentazioni alla trasfigurazione, dall’esperienza del diavolo all’esperienza di Dio… Dagli abissi della nostra umanità (dove la tentazione è vinta con la FEDE, con l’ancorarsi alla volontà di Dio) alle alte vette della montagna dove poter guardare con SPERANZA in alto e in avanti.Nella II tappa del cammino quaresimale Gesù ci porta con lui (così come ha fatto con Pietro, Giovanni e Giacomo) in montagna PER PREGARE. E’ una costante dell’evangelista Luca quella di presentarci Gesù in preghiera, in comunione piena e continua con il Padre. Probabilmente questa volta ha passato la nottata in preghiera e i suoi discepoli si sono addormentati, OPPRESSI dal sonno.Al RISVEGLIO si trovano in mezzo ad uno spettacolo che li turba e, insieme, li affascina: vedono il VOLTO di Gesù luminosissimo e, accanto a lui, due personaggi famosi vissuti secoli prima di loro: MOSE’ ed ELIA che conversano con lui del suo ESODO.Stanno ancora SOGNANDO? Ma è possibile fare tutti lo stesso sogno? Si saranno suggestionati a vicenda? Non lo sappiamo e il dubbio forse permane anche in loro, tanto che non hanno il coraggio di parlarne neanche con i loro compagni. Quando lo faranno cercheranno di spiegare il significato di quanto hanno vissuto:

– Gesù ha mostrato, nella preghiera, la sua vera identità di Figlio di Dio. E’ stata quasi una conferma, lungo il cammino che lo conduce a Gerusalemme, verso la Passione e Morte, del suo destino di Resurrezione (da notare che questo episodio avviene 8 giorni dopo la confessione di Pietro che riconosce in Gesù il Messia e il diverbio tra loro per l’annuncio della Passione e Morte che dovrà presto subire). Si TRASFIGURA, non TRASFORMA (cambia figura, non forma): il VOLTO è, con gli occhi, lo specchio dell’anima: mostra quello che stiamo vivendo, il nostro “stato d’animo”. Chi è felice ha un volto luminoso, chi è triste ha un volto scuro, ombroso. Chi fa esperienza di Dio (pensiamo sempre a Mosè dopo l’incontro con Dio sul monte Sion:

– Gesù è apparso loro come il CULMINE, l’apice di tutta la Scrittura: è come se la LEGGE, rappresentata da Mosè, e i PROFETI, rappresentati da Elia, volessero preparare il popolo ad accogliere e comprendere il suo ESODO, cioè il suo PASSAGGIO dalla vita umana per entrare (e farci entrare) nella vita eterna, nella vita divina.

– I discepoli si rendono conto che sono di fronte ad una esperienza di Dio (teofania): ne hanno timore e insieme ne sono affascinati. Cercano quasi di fissare, DELIMITARE questa presenza, di contenerla in 3 tende o capanne. Ma è Dio stesso ad avvolgerli con la sua NUBE e ad indicargli cosa devono fare: ASCOLTATELO! Che significa: SEGUITELO, dategli ascolto, cioè fidatevi di lui: sono io stesso a confermarlo. Sono io che lo sto guidando in questo cammino che lo porterà presto a dare la vita a Gerusalemme. E’ lì che dovete seguirlo senza scoraggiarvi di fronte all’apparente fallimento che vi sembrerà di vivere.E NOI? Quali indicazioni possiamo trarre da questo racconto e dalle altre letture ascoltate?

1.       “Guarda il cielo”: sappi guardare in alto, cioè abbi SPERANZA, guarda al futuro credendo che Dio lo guida e trasforma il tuo mondo e questo mondo, realizza la sua promessa di bene.

2.       Con la Trasfigurazione abbiamo un ANTICIPO del nostro DESTINO: anche noi saremo trasfigurati, vivremo nella luce piena, in comunione con le persone che ci hanno anticipato. E’ un motivo in più per fondare la nostra speranza, per affrontare anche la CROCE, sapendo che è solo una tappa provvisoria del nostro cammino. La meta è un’altra, e vale la pena faticare oggi per raggiungerla.

3.       Cresciamo nella PREGHIERA: nella consapevolezza che è uno STRUMENTO potentissimo per imparare ad affidarci a Dio, per metterci nelle sue mani, per condividere la sua forza, energia vitale, il suo amore contagioso. Di fronte alla preghiera siamo spesso come bambini: incapaci di viverla a fondo, impazienti, scostanti. Dobbiamo ALLENARCI a viverla! La preghiera rende più limpido il volto, ti rende più te stesso, perché ti mette in contatto con quella parte di divino che compone la tua identità umana.

4.       Superiamo l’aspetto esteriore, superficiale delle persone. Impariamo a guardare dentro, in modo INTE-LLIGENTE (da inte-ligo: leggere dentro) oltre le maschere che ci portiamo e che spesso nascondono e sfigurano la nostra vera identità di figli di Dio, di uomini creati a sua immagine. Gesù è riuscito a vedere in Pietro la roccia, nella donna indemoniata la discepola fedele, in Zaccheo, ladro esattore delle tasse, il generoso uomo che desidera cambiare vita… Non fermiamoci alle ombre, al NEGATIVO, ma cogliamo e incoraggiamo l’altro nel positivo che ha dentro.

5.       ASCOLTATELO! E’ il vertice di tutto il racconto e il vertice della nostra fede: imparare ad ascoltarlo, seguirlo, imitarlo. Imparare così ad essere CITTADINI DEI CIELI, persone limpide, luminose, sorridenti, positive, entusiaste, appassionate, felici.

Vedi anche:

Don Fabio Rosini (Famiglia Cristiana)

p. Ermes Ronchi (Avvenire)

http://www.padrestefanoliberti.com/2017/03/ii-domenica-di-quaresima-la.html

“Nella trasfigurazione chi cambia non è Cristo, ma i discepoli che furono resi capaci di vedere al di là della forma immediata percepita e oltre la quale prima non erano in grado di scorgere niente” (M. Rupnick, Vedo un ramo di mandorlo, p.17)

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