Il Papa a San Giulio: rassegna stampa “pre-evento”

Iniziamo la ricca rassegna stampa con l’articolo del SIR (6 aprile): Papa a San Giulio: padre Frattini (parroco), “tutto è nato per avere più spazio per i bambini”:

“La gioia è grande, quasi quanto la stanchezza”,

esordisce il parroco: mentre si danno gli ultimi ritocchi, il clima di attesa è palpabile, ma l’atmosfera calda e accogliente prende decisamente il sopravvento. Padre Dario ci racconta di quando il soffitto della chiesa “è diventato una pancia”, e lui e il Consiglio pastorale hanno capito che non avrebbe retto, fiutando la situazione di pericolo imminente. Così sono arrivati gli ingegneri dell’Ufficio di culto del Vicariato di Roma, anche loro presenti domani all’incontro col Papa: “O fate quello che vi diciamo, oppure bisogna chiuderla”, l’ultimatum.

Giardino pensile. “Tutto è nato per avere più spazio per i bambini”, ci rivela il parroco a proposito del suo sogno di utilizzare la grandissima terrazza che è al di sopra del tetto. Il pericolo di crollo del soffitto aveva fatto naufragare quel sogno, che ora però è prepotentemente tornato alla ribalta, grazie al “lavoro enorme” di consolidamento, ultimato proprio in questi giorni. Adesso, finalmente, il soffitto è calpestabile: “Reggerebbe anche un grattacielo”, dice don Dario con malcelato orgoglio per la forza e la stabilità ritrovata. La grande terrazza diventerà un giardino pensile destinato ai bambini più piccoli che frequentano la parrocchia, quelli fino ai sette anni. Per i più grandi, c’è l’oratorio adiacente alla chiesa, dove campeggia uno striscione di benvenuto preparato da loro a caratteri cubitali, con la data del 7 aprile.

Come il Ponte Morandi. In via Maidalchini, in questi ultimi tre anni e mezzo, la parrocchia era quasi mimetizzata nella tensostruttura. Il parroco non nasconde il suo stupore per il cambiamento: “Quando ho visto le immagini del Ponte Morandi, crollato a Genova, ho pensato a com’era la chiesa prima dei lavori. Ho rivisto lo stesso cemento armato che si è trasformato in farina”. Negli anni Cinquanta e Sessanta, molti “palazzinari” costruivano a raffica “senza coscienza”.

Presepe vivente. La parrocchia di San Giulio è ormai rinomata, a Roma, per il suo presepe vivente. “I miei primi 9 anni di sacerdozio li ho passati a Piubega, un paesino dall’alto mantovano”, ci spiega padre Dario. Nel novembre di quattro anni fa, il parroco ha deciso di esportare la tradizione locale del presepe vivente anche nella sua parrocchia di Roma, chiamando in aiuto gli amici di Piubega e tutti i papà della zona. Il primo anno il presepe è stato realizzato attorno al perimetro della parrocchia, e poi esportato a sua volta nel sito archeologico di Porta Asinaria, in collaborazione con il Comune di Roma Capitale e la Soprintendenza. Sono proprio le offerte dei fedeli per il presepe che hanno permesso alla parrocchia di finanziare i lavori di ristrutturazione. “Ci hanno dato una mano anche i nostri amici di Civita Castellana, in provincia di Viterbo”, ci tiene a sottolineare il parroco: “Ci siamo conosciuti in un pellegrinaggio dell’Opera Roma Pellegrinaggi a Lourdes e Fatima. Il materiale del presepe vivente è ospitato da loro, in due tir”, grazie a due coppie di sposi. Il Papa li saluterà tutti, domani.

Catechesi familiare. Del resto gli sposi, e i futuri sposi, sono di casa a San Giulio, dove da due anni si sta sperimentando la “catechesi familiare”. “Vogliamo dare maggiore responsabilità ai papà e alle mamme: loro non ci credono, ma sono i migliori catechisti per i loro figli”, assicura padre Dario. I catechisti preparano le schede del Vangelo domenicale, per tutto l’anno liturgico, e le consegnano ai bambini e alle loro famiglie. “Così in casa si vive una catechesi familiare, e una volta al mese i bambini si incontrano con i catechisti, e i genitori con i sacerdoti”. Hanno risposto 200 famiglie. Sono 50, inoltre i fidanzati che seguono i corsi a loro dedicati, “16 coppie le abbiamo appena preparate al matrimonio”. Delle quattro persone che il Papa confesserà domani, una è Barbara, che si è sposata con Alessandro l’8 settembre scorso nella tensostruttura. Senza contare il popolo giovane, che non si è persa una Gmg: “Tranne quella di Panama”, precisa il parroco: “Dovevamo partire ma era appena arrivato l’annuncio della visita del Papa e dovevano cominciare a tempo di record i lavori”.

Muri da abbattere. Può sembrare insolito che il vescovo di Roma, per le sue visite in parrocchia, scelga un quartiere residenziale, piuttosto che una periferia come fa di solito. “Il disagio a Roma si vive ovunque, anche qui”, risponde padre Dario quando glielo facciamo notare: “Ci sono persone che hanno perso il lavoro. Ma le malattie più gravi, come ha detto il Papa alla sua diocesi, sono quelle spirituali”. Prima fra tutte: “L’individualismo, la chiusura”. La parrocchia di San Giulio aderisce al progetto Caritas “Come in cielo così in strada”, a cui saranno devolute le offerte della Quaresima, consegnate direttamente nelle mani di Francesco. “Noi ospitiamo tre persone senza fissa dimora, ma il progetto finisce l’8 aprile. Faremo una festa, poi i nostri ospiti dovranno tornare alla Caritas. Io li avrei tenuti qui per sempre, ma devo riaprire i locali”. Padre Dario alza le braccia, con un gesto eloquente: i muri sono duri da abbattere.

Da ACISTAMPA:

Papa Francesco domenica prossima visiterà la parrocchia di San Giulio a Monteverde a Roma. La Chiesa riaprirà dopo che nel 2016 crollò il solaio della struttura. Sono stati tre anni intensi di lavori e attesa. Papa Francesco aprirà il portone della nuova Chiesa. ACI Stampa ha raccolto l’emozione del parroco, Padre Dario Frattini.

Don Dario come ha saputo della visita di Papa Francesco?

L’ho saputo tramite il Cardinale Angelo De Donatis, proprio perché dopo questi anni di intenso lavoro della ricostruzione della Chiesa sarebbe stato bello far vedere al Papa questo bello impegno. Abbiamo costruito insieme al Vicariato di Roma, grazie ai lavori seguiti da Don PierLuigi Tolti. Era il 29 gennaio, me lo ricorderò sempre e abbiamo fatto questa proposta al Cardinale Vicario. Di conseguenza Papa Francesco ha accettato.

Come vi state preparando? Come accoglierete il Papa?

C’è una doppia preparazione: la preparazione da parte della comunità. Quella da parte degli ammalati, dei fidanzati, di coloro che continuano il cammino dopo il matrimonio, della Caritas, della commissione liturgica e catechesi. Perché la parrocchia è divisa in tre grandi commissioni: in liturgia, catechesi e caritas. Queste tre commissioni saranno visitate da Papa Francesco. Poi ci siamo noi sacerdoti a livello spirituale. E’ stato un anno intenso, bello. Una volta al mese da Ottobre a Marzo è venuto un vescovo dei settori di Roma e ha tenuto una catechesi sul popolo di Dio. Questo per noi è stato importante. Tutti sono coinvolti. E poi c’è la preparazione con la Chiesa nuova costruita. C’è anche la tensostruttura che stiamo terminando. A livello tecnico e pratico ci stiamo preparando. Sono tre anni e mezzo che ci sono questi lavori e la comunità ha vissuto tutto questo.

Don Dario quale sarà il programma della visita del Papa alla parrocchia di San Giulio ?

Lui arriverà alle 15e45 circa. Farà una prima visita a un gruppo di ammalati. Poi al piano superiore incontrerà la realtà del presepe vivente. Poi i fidanzati e i novelli sposi. Sono tante, sedici coppie. Poi il Papa incontrerà la commissione Caritas e la liturgia, i responsabili e alcuni rappresentanti. Per l’emergenza freddo quest’anno abbiamo ospitato molti ragazzi e questi saranno presenti. E infine i gruppi di preghiera. Poi il Papa visiterà la ditta Fratelli Marano insieme ai responsabili del Vicariato che hanno seguito i lavori. L’ultimo grande saluto sarà alla commissione catechesi. Sono 300-400 persone. Poi naturalmente saluterà i sacerdoti. In seguito ci sarà una piccola merenda, ci sarà anche la confessione di qualche fedele e poi ci sarà il momento della Messa. Infine, il momento più atteso. Papa Francesco aprirà il portone nuovo della Chiesa ristrutturata.

Don Dario, cosa dirà lei a Papa Francesco?

Nel saluto dirò al Papa soprattutto grazie. Grazie perché siamo felicissimi della sua presenza. Siamo uniti come comunità cristiana, anche ai momenti di prova e di sofferenza che sta vivendo. Vogliamo dirgli che non è solo e che preghiamo per lui. Infine noi gli regaleremo tutto quello che abbiamo raccolto in queste domeniche di Quaresima per il progetto della Caritas Diocesana “Cosi in cielo così in strada”. Penso che ne sarà felice.

Da L’Osservatore Romano:

Mancano ancora alcuni ritocchi esterni, gli operai si affannano per sistemare al meglio gli ultimi dettagli, e la gru, con il suo grande braccio sospeso tra terra e cielo, è ancora lì, piantata nel cortile accanto alla chiesa, memoria visiva di tre anni e mezzo di lavori. Ma nel cuore romano di Monteverde vecchio — popoloso quartiere a ridosso del Gianicolo — la comunità parrocchiale di San Giulio è pronta. Pronta ad accogliere Papa Francesco, che nel pomeriggio di domenica 7 aprile arriva in visita pastorale, e pronta a tornare finalmente a riunirsi e a celebrare nella propria casa, la chiesa, chiusa dal 2015 a causa di un cedimento del tetto e oggi completamente ristrutturata. Sarà proprio il vescovo di Roma a celebrare la prima messa nella rinnovata aula liturgica, presiedendo il rito di dedicazione dell’altare.

I bambini della parrocchia formano con i palloncini colorati una corona del rosario

«Sarà un momento intenso ed emozionante — dice all’Osservatore Romano il parroco, padre Dario Frattini, dei canonici regolari dell’Immacolata Concezione — perché l’altare è Cristo, la roccia sulla quale è costruita e cresce la comunità». E, come ha scritto a tutti i parrocchiani per l’occasione, questa dedicazione non è un «punto di arrivo, ma soprattutto di partenza».

Una nuova partenza per una comunità che, nell’emergenza logistica, con gran parte degli spazi dell’oratorio occupati giocoforza dalla tensostruttura che durante i lavori ha ospitato le celebrazioni liturgiche, si è comunque compattata, è rimasta unita e ha moltiplicato gli sforzi per arrivare quanto prima alla ricostruzione della chiesa. Aderendo in massa, ad esempio, a iniziative come quella del presepe vivente: un’idea nata nella mente di padre Dario che, nell’ottobre 2016, si chiedeva come far vivere al meglio l’atmosfera del Natale alla comunità per la prima volta costretta a celebrare le imminenti festività nella tensostruttura. Il coinvolgimento di persone, energie e volontà che dipanò per le strade di Monteverde il racconto «vivente» della Natività fu tale che negli anni successivi è stato portato nel cuore stesso della diocesi, vicino alla cattedrale di San Giovanni in Laterano, nel sito archeologico di Porta Asinaria. E le decine di migliaia di visitatori che hanno apprezzato questa sacra rappresentazione hanno contribuito, con le loro offerte, alla ricostruzione del tetto di San Giulio. Ma soprattutto si è visto e si riconosce ancora oggi, in questa iniziativa, il segno di un camminare insieme. «Oltre trecento persone tra comparse e staff — dice padre Dario — sono coinvolte nel presepe. È uno sforzo notevole, ma bello».

E qui il religioso tiene a tracciare un profilo della parrocchia a lui affidata sette anni fa (ma già da sei anni era qui come vicario): «È gente appassionata, che crede, impegnata, con le maniche arrotolate; pienamente inserita nel cammino pastorale della diocesi e, mi auguro, con una grande voglia di vivere il Vangelo». Parola chiave, per padre Dario, è proprio «comunità». Quello che fin dal suo arrivo ha cercato di trasmettere: il senso della condivisione, dell’impegno, del sentirsi concretamente famiglia dalle braccia aperte per superare l’individualismo che invece si insinua nella società contemporanea.

In questa direzione va, ad esempio, la decisione di rendere le famiglie direttamente protagoniste della catechesi: «All’inizio c’è stata un po’ di ritrosia, ma io dico: se sei capace di trasmettere l’amore, come puoi dire che non puoi fare catechesi. I miei più grandi catechisti sono stati il mio papà e la mia mamma. Ora i genitori stanno capendo che possono farlo e, dopo un anno, l’esperienza comincia a funzionare».

Nella direzione dell’accoglienza vanno le varie iniziative della «commissione carità», come la più recente con l’ospitalità data a tre giovani per l’emergenza freddo durante i mesi invernali: «Con i lavori in corso abbiamo pochi spazi, altrimenti avremmo potuto prendere più persone». Un’esperienza che ha coinvolto direttamente tante famiglie, a turno impegnate nell’assistenza quotidiana ai tre giovani: un italiano, un italo-americano e un maliano.

E la scommessa come comunità, ora che si riparte con la chiesa nuova, va posta secondo il parroco proprio nel campo dell’accoglienza e della condivisione. «Proprio qui vicino — ci dice — sorgerà il nuovo polo ospedaliero del Bambino Gesù, e questo non ci può lasciare indifferenti. Non possiamo rimanere ciechi e sordi, dobbiamo prepararci». È la Chiesa in uscita che chiede Papa Francesco, l’«officina della solidarietà» che non può non guardarsi attorno. E anche nella collocazione urbanistica la chiesa di San Giulio è naturalmente portata al dialogo stretto col quartiere, piantata com’è, quasi infossata, tra i palazzi che le si affacciano sopra e con il grande complesso della casa di cura Città di Roma che sorge proprio di fronte, sull’altro lato della strada. Il sogno del parroco è proprio far capire alla comunità l’importanza di aprire le porte, di condividere le risorse.

Ma non è semplice: «Non tutti sono immediatamente pronti a far proprie certe istanze, non mancano le resistenze, le teste dure, e quelle che il Papa ha definito malattie spirituali. Ecco, se vogliamo sintetizzare il ruolo del pastore in una parrocchia, possiamo dire che è un lento seminare nei cuori».

di Maurizio Fontana

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