Il Papa a San Giulio: rassegna stampa (2) e foto

La Stampa:

Il Papa a San Giulio: “Guardiamo gli altri dall’alto in basso solo per sollevarli”

Francesco nella parrocchia romana per celebrare la conclusione dei lavori di consolidamento che hanno costretto la comunità a trascorrere tre anni in una tensostruttura.

«Papa Francesco, buonasera!». Un grosso striscione appeso a un muro ha dato il benvenuto al Pontefice nella parrocchia romana di San Giulio, nel quartiere di Monteverede. Jorge Mario Bergoglio vi si è recato nel pomeriggio di ieri in visita pastorale per festeggiare la conclusione dei lavori di consolidamento della chiesa, che ha costretto la comunità parrocchiale a trascorrere tre anni in una tensostruttura.

Arrivato intorno alle 16, il Papa ha salutato alcuni ospiti della vicina Casa di cura “Città di Roma” che si erano radunati per salutarlo al suo passaggio in auto. Poi si è concesso all’abbraccio dei fedeli che, tra applausi e sorrisi, hanno celebrato il suo arrivo. A fianco al Papa c’erano, come sempre, il cardinale vicario Angelo De Donatis, il vescovo ausiliare del settore Ovest, monsignor Paolo Selvadagi, e il parroco di San Giulio, padre Dario Frattini. 

Prima della messa, Francesco ha incontrato i vari gruppi che compongono la comunità parrocchiale, a cominciare da quanti hanno contribuito alla realizzazione del presepe vivente allestito dai fedeli di San Giulio a Porta Asinaria con lo scopo di raccogliere fondi per i lavori della chiesa. Il Pontefice ha salutato poi i novelli sposi e le coppie che frequentano i corsi di preparazione al matrimonio, ricordando le parole chiave per far funzionare ogni rapporto: «posso-scusa-grazie». Mentre ai volontari e assistiti dalla Caritas ha indicato la strada per far funzionare il servizio in parrocchia: «La preghiera; la carità dei fatti; la carità passiva, una carità fatta di amore e non di critiche né di chiacchiericcio». 

Non è mancato, durante la visita, l’incontro con i malati e gli anziani. Tra questi un signore che ha scritto al Papa una poesia in romanesco in occasione della sua elezione. Ringraziandolo Francesco ha ricordato a tutti che va bene dire «evviva il Papa», ma che «il centro è Gesù, le altre cose senza di Lui non servono». Lui, ha aggiunto, «non delude mai». 

Il momento centrale della visita a San Giulio è stato quello alla tensostruttura, dove Papa Francesco ha dialogato con i bambini e i ragazzi che si stanno preparando alla Comunione e alla Cresima, insieme ai loro catechisti. Presenti anche i familiari dei bimbi che hanno ricevuto o stanno per ricevere il Battesimo. Due ragazze, a nome di tutti i giovani della parrocchia, hanno rivolto alcune domande al Pontefice. 

Eleonora ha chiesto: «Avete mai dato da mangiare ai poveri in persona?». «Sì, l’ho fatto, parecchie volte», ha risposto Francesco, «tutti noi dovremmo farlo sempre». Carlotta, un’animatrice, ha domandato invece: «In questi mesi abbiamo riflettuto con i ragazzi sul rapporto con Dio e lungo il percorso sono sorti dei dubbi, come possiamo affidarci senza riserve a Lui?». Pronta la replica del Papa: «Tutti in un certo momento hanno dei dubbi, è parte della vita dubitare. In quel momento, dobbiamo scommettere sulla fedeltà di Gesù. È una fedeltà che non delude mai, prima o dopo, ma il Signore si fa sentire. È importante non avere paura di dubitare. Dubito, ma questo dubbio è bene condividerlo con gli altri».

Bergoglio ha suggerito anche di «arrabbiarsi con il Signore» perché questo «è un modo di pregare». A Gesù «piace vedere la verità del nostro cuore. Lui è tanto paziente, ci aspetta». In ogni caso dai dubbi non si esce da soli, ha aggiunto il Pontefice, ma sempre grazie a qualcuno che ci accompagna. «Nella vita tutti dobbiamo aiutare a sollevare chi è caduto», ha sottolineato, «l’unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso è per aiutarla a sollevarsi, altrimenti non si può guardare con superiorità». 

Alla fine del colloquio due bambine hanno consegnato al Vescovo di Roma alcuni disegni fatti dai bambini della scuola elementare di piazza Forlanini che ha aderito al progetto caritativo dal titolo “Eccediamo”. Francesco si è congedato chiedendo di recitare insieme l’Ave Maria e rimproverando bonariamente alcuni bambini che avevano fatto male il segno della Croce: «Ho visto alcune cose strane lì, va fatto nel modo giusto. Facciamolo insieme». 

Il Papa ha poi confessato tre giovani e una mamma. Celebrando la messa ha presieduto il rito di dedicazione dell’altare con l’aspersione dell’acqua. Nessuna omelia da parte del Papa, come era previsto dal programma. Si trattava comunque di una liturgia non usuale, che prevedeva un lungo rito per la dedicazione dell’altare, ha spiegato il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana Alessandro Gisotti. Il Papa, quindi, dopo il Vangelo è rimasto alcuni minuti seduto in silenzio con il capo chino e gli occhi chiusi. 

Prima della benedizione finale, il parroco Dario Frattini ha rivolto al Papa alcune parole di ringraziamento per la sua visita. Quindi Francesco ha fatto rientro in Vaticano.   

Il Papa nella tensostruttura  di Monteverde (Afp)

Corriere della Sera:

Roma, il Papa a San Giulio: «Anche io ho avuto tanti dubbi nella fede»

Messa senza omelia durante la visita di Bergoglio alla parrocchia che riapre dopo tre anni di lavori: lunga cerimonia per la dedicazione dell’altare.

Il Papa non ha tenuto l’omelia nella messa che ha celebrato nella parrocchia di San Giulio. Secondo quanto aveva annunciato il bollettino della sala stampa vaticana il pontefice avrebbe dovuto pronunciare «l’omelia a braccio». Si tratta comunque di una liturgia non usuale, quella di domenica pomeriggio nella parrocchia romana di Monteverde a Roma, perché Bergoglio ha celebrato un lungo rito per la dedicazione dell’altare e per questo motivo «il Santo Padre non ha pronunciato l’omelia», ha spiegato il portavoce della sala stampa. Francesco dopo il Vangelo è stato alcuni minuti seduto in silenzio con il capo chino e gli occhi chiusi. La parrocchia è stata chiusa per tre anni a causa del cedimento di un solaio e la comunità ha trasferito le attività in una tensostruttura durante i lavori di consolidamento.

Il Papa e la visita alla parrocchia di San Giulio
Le domande al Pontefice

«Ho avuto tanti dubbi, di fronte alle calamità, per esempio. Come ne sono uscito? Non ne sono uscito da solo, non si può uscire da soli dal dubbio per questo è importante avere sempre degli amici, un gruppo e parlare con Gesù». Papa Francesco risponde così alla domanda di una giovane catechista. «Ha mai dato da mangiare ai poveri?», ha chiesto al Papa Eleonora, una bambina. «Sì l’ho fatto parecchie volte ed è una cosa che tutti i cristiani devono fare», ha risposto Francesco che ha spiegato: «Tutti noi in un momento della vita siamo stati come dei poveri. Non sapevamo magiare, è stata la mamma ad allattarci e a farci crescere. Bambini come te non hanno da mangiare perché il papà non ha il lavoro, e in quella casa si soffre la fame. Dobbiamo dare da mangiare ai poveri tutti noi». E il Papa ha poi aggiunto, sempre rivolgendosi ai giovani, che «tutti abbiamo delle cadute e tutti dobbiamo aiutare a sollevarsi chi è caduto. L’unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso è per aiutarla a sollevarsi».

Il comitato d’accoglienza

Ad accogliere Bergoglio, il cardinale vicario Angelo De Donatis, il vescovo ausiliare del settore Ovest, monsignor Paolo Selvadagi, il parroco, padre Dario Frattini, e padre Rinaldo Guarisco, superiore generale dei Canonici regolari dell’Immacolata concezione, ai quali è affidata la cura della parrocchia.

FOTO GALLERY: http://roma.corriere.it/foto-gallery/cronaca/19_aprile_07/papa-visita-parrocchia-san-giulio-d6881d10-5952-11e9-859f-47e26e3c4c3e.shtml

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Papa Francesco ammette: “Anche io ho avuto tanti dubbi nella fede”

Parole di Bergoglio che ha risposto così alla domanda di un giovane catechista a Roma. “Da soli non se ne esce: ci vuole la compagnia di qualcuno che ti aiuti ad andare avanti”. Il Papà ha quindi esortato: “Se avete dubbi sulla fede, arrabbiatevi con Gesù”.

“Dubbi? Ne ho avuti tanti. E come sono uscito? Non da solo. Non si può uscire da solo …ci vuole la compagnia di qualcuno che ti aiuti ad andare avanti….amici, genitori, catechisti, e con Gesù”. Lo ha detto Papa Francesco rispondendo alla domanda di una giovane catechista nel corso della sua visita nella parrocchia romana di San Giulio Papa a Monteverde. Bergoglio era accompagnato dal cardinal vicario Angelo De Donatis, dal vescovo ausiliare del settore Ovest Paolo Selvadagi, dal parroco padre Dario Frattini e da padre Rinaldo Guarisco, superiore generale dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, ai quali è affidata la parrocchia. Nell’occasione ha benedetto i lavori di consolidamento dell’aula liturgica e consacrato il nuovo altare e il portone.

“Se avete dubbi sulla fede, arrabbiatevi con Gesù” ha continuato il Pontefice, “ditegli, io a questo dubbio non ci credo, è una bella preghiera. Alcuni giorni fa ho ricevuto la lettera di un ragazzo di 30 anni che si è lasciato con la fidanzata, io sono rotto, mi ha scritto. Tante volte ci sentiamo così distrutti e ci chiediamo, che cosa posso fare? Cerca Gesù e cerca un amico”. Il Papa ha poi confidato: “Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera di un ragazzo di circa 30 anni. Mi diceva che dopo un’esperienza di fidanzamento fallito era pieno di angoscia. Quante volte noi ci sentiamo così, fatti a pezzi dentro, distrutti. Guarda Gesù, lamentati con lui, e cerca un amico che ti aiuti a sollevarti”, ha esortato Bergoglio.

Due bambine hanno portato dei disegni legati ad una opera di carità per i più poveri “Eccediamo”, e alla fine il Papa ha recitato con tutti un’Ave Maria. E ha concluso con una piccola catechesi sul segno della croce. “Ho dato spesso da mangiare ai più poveri” ha aggiunto il Papa,  “è una cosa che tutti i cristiani devano fare, perché tutti noi in un momento della vita siamo stati poveri e la mamma ci dava da mangiare e farci crescere….ci sono bambini che non hanno da mangiare….e tutti noi dovremmo fare questo gesto di dare da mangiare agli altri come Dio fa con noi”.

ACISTAMPA:

Papa Francesco, per risolvere i dubbi dobbiamo scommettere su Gesù

Un pomeriggio intero per salutare la comunità della parrocchia romana di San Giulio Papa a Monteverde per benedire i lavori di consolidamento dell’aula liturgica e consacrare il nuovo altare e il portone. Papa Francesco era accompagnato dal cardinal vicario Angelo De Donatis, dal vescovo ausiliare del settore Ovest Paolo Selvadagi, dal parroco padre Dario Frattini e da padre Rinaldo Guarisco, superiore generale dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, ai quali è affidata la parrocchia.

Il Papa ha celebrato la messa senza tenere l’omelia.

Al suo arrivo aveva salutato gli ammalati, in una sala al piano terra, poi coloro che contribuito alla realizzazione del presepe vivente, che negli ultimi due anni è stato allestito dai fedeli di San Giulio a Porta Asinaria, proprio con lo scopo di raccogliere fondi per i lavori.

Poi i bambini e gli altri gruppi parrocchiali nella tensostruttura usata per tre anni per la liturgia. Presenti anche quattro senza dimora accolti dalla parrocchia durante l’emergenza freddo.

Eleonora e Carlotta hanno posto delle domande al Papa: hai mai dato da mangiare ai poveri in persona, chiede la bambina.

Si l’ho fatto parecchie volte, risponde il Papa,  è una cosa che tutti i cristiani devano fare, perché tutti noi in un momento della vita siamo stati poveri e la mamma ci dava da mangiare e farci crescere….ci sono bambini che non hanno da mangiare….e tutti noi dovremmo fare questo geso di dare da mangiare agli altri come Dio fa con noi

Carlotta, 20 anni, catechista, ha presentato i dubbi degli adolescenti, come possiamo darci senza riserve a Dio quando abbiamo dei dubbi, e come ritrovare la fede?

Francesco risponde che si tutti in un certo momento hanno dei dubbi, e dubitare è anche mettere alla prova Dio, se c’è una malattia, un lutto…Signore perché?

Dobbiamo scommettere sulla fedeltà di Gesù. E’ l’unico totalmente fedele, non delude mai. Non avere paura di avere dubbi, ma condividere e discutere per crescere …

Insegna ai giovani a dubitare bene sennò fanno della Cresima il “ sacramento dell’ addio” e se ne vanno perché non sanno come gestire i dubbi. Ma se insegni a cercare riposte veri  e forti gli insegni che la Cresima è il sacramento della forza cristiana.

E i suoi dubbi? Incalza Carlotta.

Ne ho avuti tanti, ammette il Papa, … e come sono uscito? Non da solo. Non si può uscire da solo …ci vuole la compagnia di qualcuno che ti aiuti ad andare avanti….amici, genitori, catechisti, e con Gesù.

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Alcune volte ho sentito di persone che dicono che si è arrabbiato con Gesù…e anche questo è un modo di pregare, non fare finta, parlare con Gesù…è paziente e ci aspetta.

Tante volte ci sentiamo fatti a pezzi dentro….allora guarda Gesù e lamentati con lui….e cerca un amico che ti aiuti a sollevarti….tutti abbiamo delle cadute.

L’unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto al basso è per aiutare a sollevarsi, altrimenti non si può guardare con superiorità.

Due bimbe hanno portato dei disegni legati ad una opera di carità per i bambini più poveri “Eccediamo”, e alla fine il Papa ha recitato con tutti un’Ave Maria. E ha concluso con una piccola catechesi sul segno della croce.

Come sempre il Papa ha confessato  alcuni fedeli. Al suo arrivo anche tante persone dietro le transenne o affacciate ai balconi della casa di cura “Città di Roma” di fronte alla parrocchia.

RomaSette.it

L’abbraccio della comunità di San Giulio a Papa Francesco

Ammette di aver avuto dei dubbi davanti alle calamità o a situazioni che lo riguardavano personalmente ma di averli dipanati grazie all’aiuto di persone vicine e di Gesù perché «anche arrabbiarsi con Gesù può essere un modo di pregare». Papa Francesco si confessa ai bambini della parrocchia San Giulio, a Monteverde, dove si è recato ieri, domenica 7 aprile, per celebrare il rito della dedicazione della chiesa e dell’altare. La 19° visita pastorale nella diocesi di Roma infatti è stata organizzata a conclusione dei lavori di consolidamento della chiesa. A causa del cedimento del tetto, per tre anni tutte le celebrazioni si sono tenute in una tensostruttura montata in oratorio.

Bergoglio è arrivato in via Francesco Maidalchini alle 15.35 ed è stato accolto dall’applauso di numerosi fedeli assiepati dietro le transenne e dagli ospiti della casa di cura “Città di Roma”. Sulla facciata di San Giulio uno striscione colorato citava “Papa Francesco buonasera! Pietro è con noi per celebrare e rinnovare fede, speranza e carità”. Prima della celebrazione eucaristica ha incontrato le tante realtà parrocchiali accompagnato dal cardinale vicario Angelo De Donatis, dal vescovo ausiliare del settore Ovest Paolo Selvadagi, dal parroco padre Dario Frattini e da padre Rinaldo Guarisco, superiore generale dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, ai quali è affidata la cura della parrocchia.

Tutti volevano abbracciare il Papa, ringraziarlo per averli presi «amorevolmente per mano e portati a Gesù». Francesco ha avuto sorrisi e benedizioni per tutti e ha ascoltato una poesia in romanesco scritta da un anziano signore in piazza San Pietro il 13 marzo 2013, in occasione dell’elezione al soglio petrino. Ha poi salutato quanti hanno contribuito alla realizzazione del presepe vivente allestito a Porta Asinaria per raccogliere fondi da destinare alla “nuova” chiesa. Ai novelli sposi ha ricordato le tre parole chiave per un matrimonio felice: “posso?”, “grazie” e “scusa” e, in caso di litigio, «non finite la giornata senza fare la pace» ha consigliato. Ha quindi ringraziato i membri dell’Ufficio edilizia di culto del Vicariato di Roma e l’impresa che ha portato avanti i lavori di ricostruzione della chiesa. Ai volontari della Caritas ha rivolto l’invito a pregare, a prendersi concretamente cura dei più bisognosi e a svolgere la carità passiva, quella che richiede amore e non critiche, monito che rivolge spesso ai fedeli. «Il pettegolezzo è una malattia molto forte, un vizio che entra sottilmente», ha detto. Nella tensostruttura è esploso l’entusiasmo di centinaia di bambini e ragazzi del catechismo che avevano preparato delle domande.

«Ho dato da mangiare ai poveri e ogni cristiano dovrebbe farlo» ha risposto ad Eleonora. A Carlotta che gli ha chiesto come affidarsi a Dio anche nei momenti della prova senza cedere ai dubbi, il Papa ha spiegato che non «bisogna avere paura di dubitare ma bisogna condividere i dubbi con gli altri» perché discutere aiuta a crescere. Riconoscendo di essere stato assalito dai dubbi insiste sull’importanza della condivisione e dell’aiutare chi è caduto, «unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso, per aiutarlo a sollevarsi». Prima di salutare i ragazzi ha insegnato ai bambini più piccoli a fare bene il segno della croce. Quindi, dopo aver confessato tre giovani e una mamma, il Papa ha presieduto il rito della dedicazione della chiesa e dell’altare. «Varcate le porte del Signore con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode» ha recitato all’esterno della chiesa mentre veniva aperto il portone d’ingresso. Al termine della liturgia della Parola, Bergoglio non ha pronunciato l’omelia e si è proceduto con il rito della dedicazione dell’altare e della benedizione delle pareti. Il rito si è aperto con il canto delle litanie dei santi, al termine del quale il Papa ha collocato nel sepolcro preparato sotto l’altare le reliquie di san Giovanni Bosco, di santa Margherita Maria Alacoque e di santa Maria Goretti. Ha poi unto tutta la mensa con il sacro Crisma prima che al centro della stessa fosse collocato un braciere con l’incenso, mentre il cardinale vicario e monsignor Selvadagi ungevano le pareti. Si è quindi provveduto ad aspergere la mensa per apparecchiarla per la celebrazione della Messa.







Padre Dario Frattini ha assicurato la preghiera quotidiana per il successore di Pietro spiegando che la comunità si è preparata all’incontro con la preghiera, riflettendo sulle malattie spirituali «che a volte affliggono anche noi» e facendo un lavoro di memoria. «In questo tempo di Quaresima ci prepariamo al dono della riconciliazione», ha aggiunto. Il sacerdote ha quindi donato al pontefice le offerte raccolte durante le quattro domeniche di Quaresima da destinare al progetto della Caritas “Come in cielo così in strada” a sostegno delle persone senza dimora.

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AgenziaSIR

Papa Francesco: ai giovani di San Giulio, “la Cresima non sia il ‘sacramento dell’addio’”

“Non avere paura dei dubbi. Dubito, ma questo dubbio posso condividerlo con gli altri, discutere e così crescere”.  Lo ha detto Papa Francesco, parlando a braccio, con i giovani della parrocchia di San Giulio, a Roma, dove si è recato in visita ieri pomeriggio. Rispondendo a una ragazza di nome Eleonora, il pontefice ha raccontato “parecchie volte” di aver dato “da mangiare ai poveri”. C’è poi – ha osservato il Papa – chi “non ha da mangiare anche da grande, bambini come te, per esempio non hanno da mangiare perché il papà non ha il lavoro, e allora si fa la fame in quella casa. Tutti noi dovremmo fare sempre questo gesto di dare da mangiare agli altri come Dio dà da mangiare a noi”. Poi, la domanda di Carlotta sul rapporto con Dio. “Tutti gli uomini, tutte le donne, tutti i bambini in un certo momento hanno dei dubbi, fa parte della vita dubitare – è la risposta di Francesco -. E dubitare è anche un po’ mettere alla prova Dio”, ha spiegato il Papa. Che ha indicato anche la via da seguire. “In quel momento dobbiamo scommettere su una cosa: sulla fedeltà di Gesù. Gesù è fedele, è l’unico totalmente fedele. Noi siamo fedeli agli amici, ma a volte non siamo fedeli fra noi. Gesù invece sempre”. Il pontefice la indica come “una fedeltà che non delude mai, prima o dopo il Signore si fa sentire”. Quindi, l’incoraggiamento a “dubitare bene”, a “cercare risposte forti, vere ai dubbi”, perché i giovani “se non imparano a dubitare faranno della Cresima quello dicono alcuni romani: il ‘sacramento dell’addio’”. “Dopo la Cresima, tanti auguri e non ci vediamo più… E se ne vanno, perché non sanno come gestire i dubbi”. Francesco ha ammesso, infine, di aver avuto anche lui “tanti dubbi” “davanti alle calamità, ma anche alle cose che mi erano successe, nella mia vita”. E ha affermato che “non sono uscito da solo, non si può mai uscire da soli dal dubbio”. “Ci aiuta anche parlare dei dubbi con i genitori o con gli amici o con un catechista… ma sempre parlare con un altro. E poi parlare dei dubbi con Gesù”.

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Papa Francesco: agli ammalati di San Giulio, “tutti abbiamo il ‘telefonino’ di Gesù e tutti possiamo ‘connetterci’ con lui, lì c’è sempre campo”

“Non ho il telefonino di Pietro, ma cerco di fare quello che Gesù ha chiesto a Pietro, di ‘confermare’: confermare i fratelli nella fede, nella speranza, nella carità”. Lo ha detto Papa Francesco, parlando a braccio, durante l’incontro con gli ammalati e gli anziani della parrocchia di San Giulio, a Roma, dove si è recato in visita ieri pomeriggio. Il pontefice si riferiva alle parole riferitegli da un ragazzo che gli ha chiesto se avesse “il numero di telefono di Pietro”. Il Papa ha detto poi di essere venuto a “dirvi che, sì, c’è la vecchiaia, ci sono le malattie, ci sono tanti problemi, ma c’è Gesù. E Gesù non delude mai, mai!”. Francesco ha sottolineato che “tutte le lamentele che noi possiamo fare a Gesù, Lui le trasforma in preghiera e le presenta al Padre, perché Lui è passato per tutte queste cose prima di noi”. Quindi, l’invito a “non dimenticare Gesù”. “Le altre cose senza Gesù non servono, non vanno avanti”. Chiarendo “come trovare Gesù”, il Papa ha affermato che “Lui ci ascolta, Lui ci vede, Lui ci ama”. “Parlare semplicemente con le nostre parole, e anche lamentarsi: ‘Eh sì, ma Signore, è troppo, è troppo, è troppo…’. Sì, dillo – è il suo invito -, Lui capisce. Ma non dimenticatevi: Gesù, Gesù, Gesù. Io non ho il telefonino di Pietro, ma tutti noi abbiamo il ‘telefonino’ di Gesù, e tutti possiamo ‘connetterci’ con Gesù, e lì ‘c’è sempre campo’, sempre, sempre! Ci ascolta sempre, perché Lui è così, vicino a noi”.

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Papa Francesco: ai volontari della Caritas di San Giulio, “prendersi cura anche dei bisogni nascosti, non si fanno vedere per vergogna ma sono tanti”

“Ci sono tre segnali che fanno vedere che una parrocchia va bene”. Lo ha detto Papa Francesco, parlando a braccio, con i volontari della Caritas della parrocchia di San Giulio, a Roma, dove si è recato in visita ieri pomeriggio. Soffermandosi sul primo segnale, il pontefice ha spiegato che è la preghiera. “Quando la gente prega: una parrocchia che prega, la gente viene a pregare e anche a casa prega. Questo è il primo segnale. Vedere: qui si prega o non si prega? La preghiera perché trasforma tutto, tutto”. Il secondo segnale indicato dal Papa è “la carità dei fatti”. “Prendersi cura dei bisogni dei fratelli, delle sorelle, delle famiglie… Anche i bisogni nascosti, che non si fanno vedere per vergogna, ma ci sono, ce ne sono tanti… E sempre con quella carità operosa, una carità attiva, la carità del ‘sì’: ‘sì, io faccio questo’, del ‘sì’, attiva”. Infine, il terzo è “la carità passiva”. “Cosa vuol dire la carità passiva? Che vi amiate e non vi critichiate fra voi – ha spiegato il Papa -. È una malattia molto forte il pettegolezzo, e quando c’è pettegolezzo in una parrocchia, la parrocchia non va bene. È un vizio che entra, entra sottilmente: portare una notizia per sparlare degli altri… No, per favore questo non va”.

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Famiglia Cristiana:

Quella di San Giulio a Monteverde, a Roma, è la diciannovesima parrocchia visitata da papa Francesco. A causa del cedimento del tetto per tre anni tutte le celebrazioni si sono tenute in una tensostruttura montata in oratorio. Bergoglio, durante la sua visita domenica pomeriggio, ha consacrato il nuovo altare nel quale sono state poste le reliquie di san Giovanni Bosco, di santa Margherita Maria Alacoque e di santa Maria Goretti. Prima della messa, durante la quale non ha pronunciato l’omelia, Francesco ha confessato tre giovani e una mamma. Nel rito di dedicazione dell’altare viene aspersa l’acqua e dopo la proclamazione del Vangelo, Francesco resta in preghiera nel silenzio, con le mani giunte e il capo chino. Recita il Credo, la professione di fede cristiana, e le litanie dei Santi cui segue la deposizione delle reliquie all’interno dell’altare. È l’affidamento del popolo di Dio a santi che hanno fatto la storia come san Giovanni Bosco, l’educatore per eccellenza, santa Margherita Maria Alacoque, la mistica che promosse il culto nella Chiesa del Sacratissimo Cuore di Gesù e santa Maria Goretti, piccola giovane che pagò con la vita la sua purezza.

Prima della Messa il dialogo con alcuni parrocchiani: «Ho avuto tanti dubbi, di fronte alle calamità, per esempio. Come ne sono uscito? Non ne sono uscito da solo, non si può uscire da soli dal dubbio per questo è importante avere sempre degli amici, un gruppo e parlare con Gesù», ha risposto il Papa alla domanda di una giovane catechista. «Ha mai dato da mangiare ai poveri?», ha chiesto al Papa Eleonora, una bambina. «Sì l’ho fatto parecchie volte ed è una cosa che tutti i cristiani devono fare», ha risposto Francesco che ha spiegato: «Tutti noi in un momento della vita siamo stati come dei poveri. Non sapevamo magiare, è stata la mamma ad allattarci e a farci crescere. Bambini come te non hanno da mangiare perché il papà non ha il lavoro, e in quella casa si soffre la fame. Dobbiamo dare da mangiare ai poveri tutti noi».

E il Papa ha poi aggiunto, sempre rivolgendosi ai giovani, che «tutti abbiamo delle cadute e tutti dobbiamo aiutare a sollevarsi chi è caduto. L’unico momento in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso è per aiutarla a sollevarsi».

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Avvenire:

San Giulio a Roma. Il Papa: anche io ho avuto dubbi nella fede. Con Gesù ne sono uscito

“Ho avuto tanti dubbi, di fronte a calamità, per esempio, ma anche davanti a cose che sono successe nella mia vita. Come ne sono uscito? Non ne sono uscito da solo, non si può uscire da soli dal dubbio per questo è importante avere sempre degli amici, un gruppo e parlare con Gesù“.Papa Francesco, in visita alla parrocchia romana di San Giuliosi confessa. Anche lui ha avuto dubbi nella fede perché avere dubbi – dice rispondendo alla domanda di una giovane catechista – è un bene.
Grande festa a Monteverde, quartiere di Roma dove è stato in visita pastorale papa Francesco: dopo tre anni di lavoro, e Messe celebrate in una tensostruttura, riapre la chiesa di San Giulio con un lungo e suggestivo rito per la dedicazione dell’altare. A presiedere la celebrazione è papa Francesco e tutto il quartiere è mobilitato per accoglierlo con canti, striscioni, bandiere. Prima della visita in parrocchia va a trovare un gruppo di malati ospiti della vicina clinica Città di Roma. Poi l’incontro con tutte le realtà della comunità parrocchiale, dalla Caritas ai gruppi del catechismo, dai nuovi sposi ai sacerdoti.

Video

Momento centrale, oltre alla Messa, è stato l’incontro con i bambini e giovani nella tensostruttura che per tre anni ha ospitato le celebrazioni. “Se avete dubbi sulla fede, arrabbiatevi con Gesù”, ha anche esortato il Papa, “ditegli, io a questo dubbio non ci credo, è una bella preghiera. Alcuni giorni fa ho ricevuto la lettera di un ragazzo di trent’anni che si è lasciato con la fidanzata, io sono rotto, mi ha scritto.
Tante volte ci sentiamo così distrutti e ci chiediamo, che cosa posso fare? Cerca Gesù e cerca un amico”. “Tutti abbiamo un amico – ha aggiunto –l’unico momento in cui si può guardare una persona dall’alto in basso è quando la si aiuta a rialzarsi altrimenti non si può guardare nessuno con superiorità“.

Poi il Papa parla della carità e alla bambina che chiede se personalmente qualche volta ha dato da mangiare ai poveri, il Papa risponde: “Sì l’ho fatto perché è una cosa che tutti i cristiani devono fare, dare da mangiare ai poveri. Tutti noi lo siamo stati in un momento della vita, siamo stati come poveri quando ci ha allattato la mamma”. 

Infine il rito della dedicazione, lungo e pieno di canti, e, il Papa rinuncia anche alla annunciata omelia. Al posto del commento al Vangelo Francesco sceglie un momento di raccoglimento in silenzio e a capo chino.

I TESTI DELLA VISITA PASTORALE DEL PAPA ALLA PARROCCHIA DI SAN GIULIO

L’Osservatore Romano: “Quel telefono sempre connesso”

di MAURIZIO FONTANA

Papa Francesco che versa il crisma e solennemente unge il nuovo altare. Resta questo il momento più intenso e simbolicamente significativo della visita pastorale compiuta dal Pontefice, nel pomeriggio di domenica 7 aprile, alla parrocchia romana di San Giulio, nel quartiere di Monteverde vecchio.

Quel lento stendere l’olio con la mano, quasi come una carezza che ha toccato con cura ogni centimetro della superficie della nuova mensa eucaristica, è stato la catechesi più eloquente donata alla comunità riunita — dopo tre anni e mezzo di lavori che, a causa di cedimenti del soffitto della chiesa, hanno costretto a trasferire ogni celebrazione in una tensostruttura adiacente — nella chiesa completamente ristrutturata e per l’occasione nuovamente dedicata come casa del popolo di Dio. Un messaggio chiaro e potente, pur nella delicatezza del gesto: ecco la roccia, Cristo, la pietra angolare sulla quale fondare ogni cosa. Abbracciatela, fatela vostra, ripartite da qui.

Un riferimento alla centralità di Cristo nella vita del cristiano, dall’infanzia fino alla vecchiaia, che era appena emerso, infatti, negli incontri avuti dal Papa con le varie realtà parrocchiali prima di celebrare la messa.

Francesco era arrivato a bordo di un’utilitaria blu intorno alle 15.30, accompagnato dall’aiutante di Camera, Zanetti. Ad attenderlo, lungo la strada, tante persone assiepate dietro le transenne. Fra loro anche alcuni ospiti della casa di cura “Città di Roma” che sorge proprio di fronte alla chiesa. Francesco li ha salutati, coinvolgendo col gesto della mano anche le molte persone, malati e personale di servizio, affacciate dai balconcini della clinica. Il Papa è stato accolto dall’abbraccio di una bimba, una piccola parrocchiana, che era lì ad attenderlo insieme al cardinale Angelo De Donatis, vicario di Roma, al vescovo Paolo Selvadagi, ausiliare del settore ovest, al parroco padre Dario Frattini, a padre Rinaldo Guarisco, superiore generali dei Canonici regolari dell’Immacolata Concezione, ai quali è affidata la cura pastorale della parrocchia, e a monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa pontificia.

Francesco si è immediatamente immerso nel clima di grande festa che ha caratterizzato la sua visita. Tra le bandierine bianche e gialle sventolate da un gruppo di bambini, si è subito fermato a stringere mani, a coccolare neonati e a scambiare qualche battuta al volo con le persone che lo attendevano nel cortile di fronte alla canonica. Ed è stata quasi l’onda dell’entusiasmo della gente a portarlo verso il suo primo appuntamento, quello con gli ammalati e gli anziani riuniti in una sala al piano terra.

Dopo aver ascoltato una gustosa poesia a lui dedicata in dialetto romanesco, ecco il primo riferimento al rapporto diretto con Gesù, vero e proprio trait d’union dell’intero pomeriggio: «Gesù non delude mai» ha detto ai presenti. E ha suggerito: anche se ci sono la vecchiaia, le malattie, mille problemi, ogni «lamentela» può essere fatta a Gesù: «Lui le trasforma in preghiera e le presenta al Padre, perché Lui è passato per tutte queste cose prima di noi» e «Lui ci ascolta, Lui ci vede, Lui ci ama». Poi, citando divertito la domanda di un ragazzo che gli ha chiesto se è vero che — come gli aveva raccontato la nonna — il Papa ha il numero di telefono di Pietro e lo chiama, ha detto: «Io non ho il telefonino di Pietro, ma tutti abbiamo il “telefonino” di Gesù e tutti possiamo “c o n n e t t e rc i ” con Gesù, e lì “c’è sempre campo”».

Salito al piano superiore, nella canonica, dopo aver salutato quanti hanno contribuito alla realizzazione del presepe vivente, allestito dai fedeli di San Giulio a Porta Asinaria con lo scopo di raccogliere fondi per i lavori della chiesa, il Pontefice si è intrattenuto brevemente con quanti seguono il corso di preparazione al matrimonio e con quanti, sposi novelli, continuano a incontrarsi per seguire un cammino di spiritualità familiare. Il Papa ha pregato con loro, li ha sostenuti in questo percorso che ha definito come un vero e proprio «catecumenato» e ha condiviso quei consigli pratici che spesso indica quando tocca il tema della vita domestica. Innanzitutto le tre «parole chiave» da imparare «con la mente e con il cuore»: “p osso?”, “grazie” e “scusa”. E poi l’importanza di rappacificarsi sempre dopo ogni litigio. Altri tre suggerimenti sono emersi dall’incontro successivo, quello con i volontari della Caritas impegnati nelle molteplici iniziative messe in campo dalla parrocchia nel settore dell’assistenza e dell’attenzione verso chi ha più bisogno. «Ci sono tre segnali che fanno vedere che una parrocchia va bene», ha detto Francesco: la «preghiera, la «carità attiva» (quella che porta ad agire in favore degli altri) e la «carità passiva» (quella per la quale non si cede alla «malattia» del pettegolezzo).

Tra i presenti nella sala, il Pontefice ha salutato anche i quattro ospiti che la parrocchia ha sostenuto nei mesi invernali aderendo all’iniziativa diocesana contro l’emergenza freddo.

Sceso al piano terra e uscito negli spazi dell’oratorio, il Papa ha salutato i ministranti e si è quindi fermato sotto un gazebo per ringraziare personalmente tutte le persone che sono state a vario titolo direttamente impegnate nella conduzione dei lavori di restauro durante gli ultimi tre anni: i membri dell’Ufficio edilizia di culto del Vicariato di Roma, con il direttore don Pierluigi Stolfi, e tutte le maestranze, la ditta dei fratelli Marano, l’architetto Emanuele Pozzilli, che ha curato i disegni degli arredi liturgici e la nuova disposizione interna della chiesa, e l’architetto Stefano Di Stefano, direttore dei lavori. Ricevuti in dono un crocifisso in ferro battuto (realizzato dal maestro d’arte Fabio Ceolin) e un grande album fotografico con la cronistoria dei lavori, Francesco ha preso spunto dalle immagini del cantiere per ricordare a tutti che anche la vita spirituale «va custodita e ricostruita», e che quando ci si accorge che ci sono dei “cedimenti” non bisogna avere remore a chiamare la «ditta spirituale» perché ci venga in aiuto.

A questo punto, un grido insistente e montante — «Francesco! Francesco!» — ha chiamato il Papa verso la grande tenda che durante gli anni dei lavori ha sostituito la chiesa in restauro. Qui lo attendevano i bambini e i ragazzi che si stanno preparando alla comunione e alla cresima, insieme ai familiari dei bambini che hanno ricevuto o che stanno per ricevere il Battesimo. In un clima di grande gioia e familiarità il Papa ha risposto a braccio alle domande con il suo consueto stile di “catechesi dialogata” che ama avere quando incontra i più piccoli.

Prima di rientrare in sagrestia — dove ha confessato tre giovani e una mamma — il Pontefice ha scambiato qualche battuta con ognuno dei sacerdoti concelebranti, circa una trentina, che lo aspettavano all’esterno della t e n s o s t ru t t u r a . La messa — la celebrazione è stata diretta dal carmelitano Giuseppe Midili, direttore dell’ufficio liturgico del Vicariato di Roma — ha avuto inizio all’esterno della chiesa, con il Papa che ha introdotto i fedeli al rito di dedicazione della nuova chiesa. Il parroco ha solennemente aperto la porta e la processione introitale ha fatto ingresso con tutti i concelebranti e una trentina di fedeli in rappresentanza della comunità.

Francesco ha quindi compiuto — coadiuvato in alcuni momenti dal cardinale vicario e dal vescovo di settore — la serie di gesti, profondamente simbolici, che la liturgia prevede in tali occasioni: l’aspersione del popolo, dell’altare e delle pareti dell’aula liturgica durante il rito penitenziale e poi, dopo la liturgia della parola e le invocazioni con le litanie dei santi, la deposizione delle reliquie nel nuovo altare (sono state murate quelle di san Giovanni Bosco, santa Margherita Maria Alacoque e santa Maria Goretti, già custodite nell’altare originario), l’unzione dell’altare e delle pareti della chiesa, l’incensazione e l’illuminazione dell’altare. Suggestiva l’immagine del braciere dal quale si è innalzata una grande colonna di fumo d’incenso che ha prima avvolto la croce sospesa sull’altare e poi ha inondato, come preghiera, l’intera aula liturgica .

Prima dei riti di conclusione il parroco ha provveduto ha portare il Santissimo Sacramento nel tabernacolo nuovo e poi ha rivolto al Papa un saluto a nome di tutta la comunità. Al termine della messa, intorno alle 19.30, il Papa, dopo aver salutato il cardinale vicario, il parroco, il vescovo di settore e i fedeli che avevano seguito la celebrazione all’esterno tramite un maxischermo, ha lasciato la parrocchia per fare rientro in Vaticano.

© Osservatore Romano – 8 – 9 aprile 2019

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