L’omelia di p.Rinaldo per il funerale di p. Giambruno Chitò

OMELIA di p. Rinaldo per il FUNERALE P. GIAMBRUNO – 6 luglio 2019

Siamo qui riuniti attorno all’altare per nutrirci della Parola e del pane di vita di quel Dio che ci chiama a ravvivare la nostra fede nella risurrezione per la vita eterna.

Siamo qui riuniti anche per stringerci nella fede accanto ai fratelli, sorelle e nipoti di padre Giambruno, che ancora una volta il Signore chiama a vivere un’esperienza di dolore e di lutto per la morte del proprio caro fratello. In questi ultimi anni hanno vissuto, sempre con serenità e fede, il ritorno alla casa del Padre della sorella Marisa, poi di papà Primo, seguito dalla tragica morte del fratello Marco, poi della mamma Maria, e ultimamente della cognata Marisa. Una dura prova nella quale padre Giambruno è sempre stato accanto come famigliare e come sacerdote.

In questi giorni abbiamo pregato molto per p. Giambruno, sia in Svizzera al Congresso dei Canonici Regolari di S. Agostino, sia nell’ Istituto con la celebrazione della s. messa e della liturgia delle ore.

Ora, in questa celebrazione, vogliamo dare l’estremo saluto a lui, al caro fratello, sacerdote e amico, padre Giambruno, dopo una lunga malattia, che improvvisamente è precipitata in questi ultimi giorni.

A sostenerci in questo momento è la Parola di Dio che abbiamo ascoltato in questo giorno di sabato del tempo ordinario, che ci illumina e ci aiuta a sentire la presenza viva di una Padre che è sì un Dio misterioso nei suoi disegni e progetti, irreversibile nelle sue decisioni di amore, ma che sa scrivere dritto e correggere le nostre fragilità e incomprensioni.

E’ la prima lettura del brano della Genesi che stiamo leggendo nella liturgia della Parola di questi giorni feriali ad aprirci la strada.

E’ un messaggio forte, profondo, anche se di non facile comprensione per la nostra mente umana e per i nostri ragionamenti e comportamenti. Non sempre ci ritroviamo in linea con i pensieri e con le vie del Signore, non sempre i suoi pensieri combaciano con i limiti dei nostri pensieri.

Come nell’esperienza di Esaù, che con un sotterfugio/inganno, si vede privato della benedizione di primogenitura del padre Isacco, che la dona al fratello gemello Giacobbe, a volte anche noi ci troviamo di fronte a fatti, eventi che apparentemente sembrano un’ingiustizia, come può essere un malattia fisica, la perdita di una persona cara… nascono dubbi e reazioni nei confronti di Dio e non servono le nostre lacrime o pianti a cambiare la realtà quando è irreversibile e ineluttabile (vedi il pianto di Esaù). Il padre Isacco non cambia la sua decisione, ma non per cattiveria, orgoglio o durezza di cuore. Il testo biblico ci vuol insegnare a non porre l’accento sull’inganno che è stato portato avanti, ma sul significato della benedizione del padre Isacco, ormai al termine della sua lunga vita, che comunque benedice la sua discendenza, lasciando una eredità spirituale da trasmettere ai posteri, di padre in figlio.

In questa circostanza di dolore che ha colpito tutti, l’esperienza della  malattia di padre Giambruno, che sembrava in miglioramento e che invece ha stroncato all’improvviso la sua vita, ci trova impreparati e impotenti: è anche questa una realtà irreversibile e misteriosa. La nostra fiducia nel Signore ci dice, però, che lui non viene meno, non ci abbandona, anzi ci protegge e ci accompagna nelle traversie della storia con la sua benedizione di amore, di forza e di misericordia. Quella stessa benedizione che ci fa sentire suoi figli, e che p. Giambruno tante volte ha impartito come gesto liturgico e sacramentale a tanti fedeli durante la sua vita sacerdotale: donando il perdono con l’assoluzione del peccato, infondendo forza e conforto nella malattia, invitandoci alla testimonianza gioiosa e coraggiosa al termine di ogni eucarestia.

Nel vangelo Gesù ci ricorda che quando lo sposo è presente si deve far festa, fare spazio alla gioia e al canto, come recitava anche il salmo responsoriale: Lodate il Signore perché è buono!

Oggi in questa celebrazione eucaristica, velata di tristezza umana per la dura prova del dolore, del vuoto e delle lacrime, la nostra gioia non deve venir meno, perché sappiamo e crediamo con fede che Gesù, lo sposo che dà senso e significato a tutta la nostra vita e in ogni momento lieto o triste, è qui presente nella Parola ascoltata, nel pane e nel vino offerti sull’altare come sacrificio di espiazione, nella povera e fragile storia della nostra vita terrena…In tutte queste situazioni Gesù non ci abbandona e ci invita a rinnovarci dentro, a crescere e maturare un rapporto con il Padre della vita, un rapporto che sia sempre sereno, coerente, anche se il nostro vestito, cioè la nostra vita è un po’ sgualcito, stropicciato e invecchiato per le tante prove affrontate. La sua presenza lo rende vestito nuovo, più forte, capace di sopportare un’ulteriore esperienza che mette a prova la resistenza della stoffa di questa nostra vita. Ci dice ancora il vangelo di Gesù che per accogliere il vino nuovo della vita eterna, servono otri nuovi capaci di contenerlo e mantenerlo integro nella sua gustosa bontà.

Apriamo e offriamo il nostro cuore con umile fiducia nelle mani di Dio, perché ci sappia ancora modellare e plasmare come ha fatto con il nostro fratello Giambruno, che ha vissuto una vita nel pieno senso vocazionale, con una risposta sempre generosa ed entusiasta, anche se talvolta provato da momenti difficili.

Noi confratelli lo ricordiamo ancora da giovane ragazzo, quando all’età di 11 anni, come tanti di noi sacerdoti, è entrato nella nostra scuola apostolica di Borgosotto, l’Istituto dei padri, dove nella stessa casa ha concluso in questi giorni la sua risposta alla chiamata di Dio che ora si  prolunga per la vita eterna.

Ha maturato nel tempo la sua vocazione alla vita religiosa e sacerdotale con la prima professione religiosa emessa il 22 settembre 1968 e concludendo i suoi studi di filosofia e teologia a Roma. Ordinato presbitero il primo aprile 1978 (41 anni di vita sacerdotale) ha operato il suo ministero per numerosi anni nella Diocesi di Ferentino-Veroli-Frosinone come viceparroco e poi parroco. Ha trascorso parte del suo ministero sacerdotale a Borgosotto come viceparroco per poi ritornare all’Istituto dei Padri nel 2009 come superiore della casa.

La nostra comunità religiosa è grata nei suoi confronti per aver ricoperto per 12 anni la responsabilità di Animatore territoriale dei nostri confratelli italiani.

Nel suo ministero sacerdotale ha avuto modo di fare del bene con la catechesi, le celebrazioni liturgiche, la vicinanza alle persone ammalate e ha ricevuto anche tanto bene, creando rapporti di amicizia con tante persone e famiglie che ancora lo ricordano anche dopo numerosi anni di lontananza. Per nostalgia di questo ministero apostolico, aveva richiesto lui stesso di poter ritornare in parrocchia, desideroso di collaborare nella pastorale. Purtroppo poi si è aggravata la sua condizione fisica.

Nel momento del bisogno è sempre stato vicino ai suoi famigliari, per accompagnarli e sostenerli nel momento della prova.

Ultimamente, quando la sua salute ha iniziato a manifestare i primi sintomi della malattia e si è prospettato e programmato il periodo dell’intervento rischioso del trapianto del midollo, i suoi fratelli e sorelle lo hanno assistito con grande pazienza, benevolenza e affetto. E’ stato un periodo lungo e impegnativo per le loro famiglie. A nome della mia comunità religiosa voglio ringraziare i suoi fratelli e sorelle per questa grande sensibilità e presenza che hanno dimostrato nei confronti di un loro famigliare, ma che è anche nostro confratello. Mi sento in dovere di ringraziare pubblicamente in particolar modo la sorella Giusy e la sua famiglia, perché dopo l’intervento del trapianto, durante la  lunga e delicata convalescenza di padre Giambruno, l’hanno accolto in casa con grande disponibilità e affetto.

Penso di interpretare anche i sentimenti dei famigliari di padre Giambruno nel ringraziare anche tutti voi qui presenti a questa celebrazione per pregare e accompagnare il nostro confratello con il canto degli angeli e dei santi.

Un grazie a Mons. Abate Cesare che ci ha accolti nella sua chiesa per questa solenne e sentita celebrazione. Un grazie al Vicario Generale della diocesi mons. Gaetano Fontana per la sua presenza e preghiera a nome del Vescovo e un grazie a tutti i sacerdoti concelebranti. Un grazie a tutti coloro che hanno lasciato un messaggio di vicinanza e preghiera. In particolar modo allo zio di p. Giambruno, padre Vittorio Vitali che dalla Colombia lo ha ricordato nella sua preghiera con questo messaggio: “Uniti nel dolore e nella preghiera padre Giambruno ci lascia il ricordo di una persona buona, di un religioso fedele alla sua vocazione di sacerdote generoso. Lo affidiamo alla bontà di Dio Padre che Giambruno ha ascoltato attentamente, ha seguito fedelmente e ha amato intensamente. Nella casa del Padre ci accompagna nel nostro cammino”..

Vedi anche: https://bresciasettegiorni.it/cronaca/montichiari-lestremo-saluto-in-duomo-a-padre-don-giambruno-chito/

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