GRAZIE DI QUESTA STORIA D’AMORE

Un racconto- riflessione di p. Luigi Franchini

Sono qui, lungo il Cammino per Santiago, che mi ritrovo a scrivere un articolo per i miei 25 anni di sacerdozio.

Per trovare ispirazione mi rifugio nella suggestiva cappella dei templari che si trova sulla cima di O Cebreiro ( una delle tappe più belle di tutto il Cammino).

Entro, mi raccolgo in preghiera davanti al Santissimo Sacramento e poi, incuriosito, mi lascio distrarre dalle teche illuminate contenenti le tante versioni della Bibbia: in latino, in greco, in italiano, in Galieco, in spagnolo, e così via. Sono davvero tante e scritte con caratteri diversi e tutti bellissimi.

All’ultimo posto in questa lunga serie di teche vi si custodisce il manoscritto antico di un racconto riguardante quel personaggio grande delarameola Bibbia e comune ad ebrei, cristiani e musulmani: un certo Abramo, l’arameo errante e nostro padre nella fede.

Il racconto dice che Abramo, carico di anni (ben 175) si appresta a chiudere gli occhi presso la grotta di Macpela, ove già è stata sepolta sua moglie Sara.

Abramo era il portatore di una promessa divina: “io, il signore tuo Dio, ti colmerò di benedizioni e renderò numerosa la tua discendenza come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare”.

Eppure Abramo, al tramonto dei suoi giorni, e lì quasi solo: con i suoi due figli, Isacco e Ismaele, e con i tanti sacchi di sabbia che custodiva gelosamente nella sua tenda avendoli accumulati anna dopo anno nel corso del suo lungo peregrinare.

Isacco, accovacciato insieme ad Ismaele ai piedi del pagliericcio del padre oramai morente, ha l’ardire di chiedere al padre Abramo: “ Abba’, non sei triste e deluso nell’andartene senza avere avuto prova della Promessa di Dio che ti ha reso ricco solo di sacchi di sabbia del deserto di una ‘grande discendenza’ di due soli figli? Il tuo Dio si è rimangiato la Promessa o ti ha raccontato solo una grande e bella Storia, ma pur sempre soltanto una storia?”

Abramo, con un filo di voce e con le mani tremanti posate sulle mani dei suoifigli, senza risentimento nel cuore ma con fede certa rispose: “ questi sacchi di sabbia sono le realizzazioni quell’unica Promessa che sono avvenute in tutti gli incontri che ho avuto nella mia lunga vita. Ogni sacco è incontro e la realizzazione piccola e parziale di quella Grande Promessa: l’incontro con il re Melkisedek, l’incontro con Sara vostra madre, con i Tre ospiti alle querce di Mamre dove mi fu predetta la tua nascita caro Isacco, l’incontro di addio con Lot che scappava da Sodoma e Gomorra, distrutte da fuoco e zolfo.

Ogni sacco un incontro e ogni incontro una parte della Promessa. Ora ne attendo la realizzazione piena e perché questo avvenga vi prego di costruire con questa sabbia una torre che si innalzi al Cielo con un buco che permetta di vedere le stelle perché la morte non è la fine di tutto ma solo l’inizio di quella Promessa che è per sempre”.

I suoi figli, carichi di dubbio e stupore, vuotarono i 175 sacchi ( i 175 incontri) e costruirono una torre che si slanciava in Cielo e con un buco alla sua sommità che permettesse appunto di scrutare il Cielo, quasi fosse custode di qualcosa di grande da attendere.

Al termine dell’opera deposero il padre morente sdraiato al centro della torre con il volto e gli occhi rivolti verso quel foro celeste.

Queste furono le ultime parole del padre che i figli Isacco e Ismaele poterono udire, furono le sue ultime parole:” Padre Altissimo, Signore del Cielo e della Terra, ti ringrazio per tutti gli incontri che hanno reso alta, bella, robusta e ammirata la mia vita. La mia fede di Te ha reso ricchi i miei giorni, non li ha mai impoveriti o resi vuoti. La mia fede in Te mi ha permesso di costruire ed edificare e mai di distruggere o scartare. Ogni incontro che mi hai regalato mi ha innalzato sempre più a te. La tua Promessa si è già compiuta in questi incontri, ma so che si realizzerà solo alla fine con Te ed in Te. Ho creduto e sempre crederò che la mia discendenza sarà numerosa come le stelle del cielo perché, in fondo, nella mia storia con te mi hai sempre amorevolmente dimostrato che proprio per le Stelle e per il Cielo ci ha creati”.

E mentre con le mani benediceva per l’ultima volta le teste reclinate e gli occhi lucidi dei due figli, i suoi occhi rivolti verso la sommità della torre scrutavano un Cielo notturno,nero come la morte, che fu improvvisamente attraversato dal luminoso passaggio di una Stella Cometa. A quel punto gli occhi del Santo Padre Abramo si chiusero, paghi e pieni di ogni Promessa, e le sue mani rimasero appoggiate delicatamente sulle teste dei suoi figli, come fossero l’ultimo bacio”.

Dopo aver letto questa storia mi sono seduto davanti alla Bibbia e all’ultimo dei miei diari che raccolgono, giorno per giorno come sacchi di sabbia, le promesse e gli incontri che Dio ha voluto offrirmi durante questi 25 anni di sacerdozio.

Sono sacchi ricchi di sabbia colorata, sabbia fine, sabbia che se la prendi in mano sembra sfiorarti la pelle. Ho voluto dire grazie a Dio di tutto: delle persone, degli avvenimenti, dei successi e degli insuccessi, del mio paese dal quale, come Abramo, sono un giorno partito e dei luoghi e delle persone e delle storie che ho ascoltato incrociandole con la mia.

Ho voluto dire grazie a chi mi ha amato e a chi ho potuto amare, a chi ho salutato una volta e a chi ho salutato per sempre, a chi mi ha perdonato e a chi ho donato il perdono.

Ad un certo punto ho riaperto gli occhi e, incrociando quelli del Cristo Regale che pendeva dalla croce posta sopra l’altare, ho sentite mie le parole di Montale che dicono:

“Sotto l’azzurro fitto del cielo

qualche uccello di mare se ne va,

ne sosta mai:

perché tutte le immagini

(gli incontri , n.d.r.)

portano scritto

PIÙ IN LÀ “

Grazie Dio della Promessa.

p gigi franchini

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