I Santi Canonici festeggiati a Roma (e l’omelia di p.Rinaldo)

Come mai questa sera, 12 novembre, ci sono tanti preti a celebrare la Messa? Sono tutti Canonici Regolari di varie congregazioni e festeggiano i Santi del loro Ordine: di solito la festa ricorre il giorno 8 novembre, ma quest’anno è spostata al 12 per motivi contingenti (alcuni Superiori erano assenti da Roma). I Canonici Regolari, che parolone, chi sono? In poche parole possiamo dire che sono sacerdoti ordinati per il ministero pastorale per le varie necessità della Chiesa, ma che vivono in comunità. Sull’esempio di Sant’Agostino che viveva in un convento insieme coi suoi sacerdoti: mettevano in comune i loro beni, vivevano in comunità, sull’esempio dei primi cristiani a Gerusalemme.

            Celebrare i Santi è guardare al passato con gratitudine, come ama ricordarci Papa Francesco: fare memoria della loro vita e delle loro opere è “rifocillarci ad una buona fonte”, per proseguire la nostra vita con entusiasmo e passione, fedeli agli impegni, consci che difficoltà se ne incontrano sempre ma anche certi di non essere soli. Nella vita di comunità e nel servizio pastorale facciamo esperienza della nostra fragilità, ma l’amore misericordioso del Signore ci guarisce e ci sostiene.

            La liturgia chiama i Santi amici e modelli. Sì, sono modelli di autentica fraternità ed amici che hanno trovato la loro gioia ed il loro impegno nel servizio evangelico al popolo di Dio. Un servizio che non si ferma alla dimensione della lode e contemplazione, ma attento alla necessità dei fratelli. Ad esempio, i Canonici Regolari del Gran San Bernardo hanno curato l’ospitalità per i pellegrini, altri numerosi hanno guidato scuole ed università, altri ancora si sono impegnati nella missione ‘ad gentes’.

            Ecco alcuni Canonici Regolari riconosciuti Beati e Santi dalla Chiesa in questi ultimi 40 anni.

Beato ALAIN DE SOLMINIHAC: nato in Francia nel 1593, Canonico Regolare dell’Abbazia di Chancelade. Durante gli studi a Parigi fu amico di san Vincenzo de Paoli e di san Francesco di Sales. Benedetto abate nel 1622, accetta nel 1636 di essere vescovo di Cahors dove si stabilì con 8 compagni per fare vita comune. Un vescovo che con il suo zelo ha guidato il suo popolo come buon pastore e modello di ideale evangelico, sull’esempio del grande San Carlo Borromeo: il suo stile è ancora oggi apprezzato e rimpianto da vari vescovi francesi. Beatificato il 4 ottobre 1981.

            MAURIZIO TORNAY, beato, dei Canonici Regolari del Gran San Bernardo. Nato nel 1910 in un piccolo paesino svizzero nel Vallese. Nel 1936 realizza un suo sogno di fare il missionario: parte per la Cina con alcuni confratelli e si immedesima nella cultura cinese; lì è ordinato sacerdote due anni dopo. Era nel Tibet, quando fu martirizzato in un agguato preparato da 4 lama buddisti, il 4 agosto del 1949. Proclamato Beato il 16 maggio 1993, come martire della fede.

STANISLAO CASIMIRITANO, Santo, nato nel 1433 a Casimiria, da cui il suo nome. Entra nei Canonici Regolari Lateranensi di Corpus Christi in Polonia. L’Eucarestia è la caratteristica eminente della sua spiritualità: egli la indicava nella predicazione come il centro della vita cristiana. Il suo influsso spirituale fu molto sentito in Polonia, in quel ‘secolo felice’ di Cracovia (il 1400) dove vivevano grandi suoi contemporanei poi elevati all’onore dell’altare. Morì a 56 anni nel 1489 a Casimiria ed è stato canonizzato il 17 ottobre 2010.

don Riccardo Belleri

OMELIA DI P. RINALDO:

MARTEDI 12 NOVEMBRE 2019

La liturgia eucaristica che stiamo celebrando fin dalla prima orazione di colletta ci ricorda che come i Santi Canonici che ci hanno preceduto hanno vissuto fino in fondo e professato la loro vita canonicale, così anche ciascuno di noi è invitato a percorrere questo stesso cammino verso la santità.

E Papa Francesco ci ricorda nella sua Esortazione Apostolica “Gaudete et exultate” che questo impegno è di tutti i cristiani, tutti siamo chiamati alla santità in questo mondo contemporaneo: Lasciamoci stimolare dai segni di santità che il Signore ci presenta attraverso i più umili membri … col diffondere dovunque la viva testimonianza di Lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità»(GE8-10).  

E il Papa continua con espressioni semplici ma profonde a elogiare la santità come “… il volto più bello della Chiesa”.

Le testimonianze dei Santi dell’Ordine canonicale sono utili per stimolarci e motivarci, affinché ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, senza scoraggiarsi o venir meno in quanto il cammino è naturalmente lungo e in salita, ma ciò non toglie che noi lo possiamo percorrere con gioia, con serenità e nella libertà.

Tutti noi siamo cresciuti con il racconto della vita di Santi, almeno quelli più conosciuti, di questi eroi del vangelo che hanno dedicato la loro vita agli altri nella contemplazione, nell’apostolato e nell’ evangelizzazione dei popoli, donando la propria vita e contribuendo alla diffusione del Regno nelle loro comunità religiose, ma proiettati verso un mondo da convertire all’amore fraterno.

Naturalmente S. Agostino è il più grande santo che noi conosciamo. Con la Regola da lui scritta, ci offre uno strumento basilare affinché anche noi possiamo incamminarci verso la santità attraverso la vita comune, la liturgia, il ministero apostolico a servizio della Chiesa particolare. Sicuramente la vita comune è faticosa da una parte, ma riserva anche tante gioie e soddisfazioni dall’altra, sull’esempio della prima comunità cristiana di Gerusalemme, descritta negli Atti degli apostoli che abbiamo ascoltato nella seconda lettura: essi avevano “un cuor solo e un’anima sola”, protesi verso Dio, come aggiunge s. Agostino all’inizio della sua Regola. E come gli apostoli con forza rendevano testimonianza della risurrezione di Gesù e godevano grande simpatia, così ci auguriamo che questo clima e stima possa essere vissuto anche nelle nostre comunità religiose, parrocchiali e nelle famiglie a noi affidate.

Nel Prefazio che precede la preghiera eucaristica e che pregheremo tra poco, viene fatta una breve sintesi del carisma tipico dei Canonici Regolari: unire in perfetta armonia la pratica della vita comune e l’adempimento dei doveri pastorali. Così (i Santi dell’Ordine Canonicale) hanno potuto avanzare nelle virtù, arricchendo la  Chiesa di frutti apostolici e segnare a noi una vita da percorrere con animo fiducioso.

Il Salmo 132  affermava con l’immagine dell’olio profumato “quanto è bello/buono e soave che i fratelli vivano insieme” …quasi come olio che dal capo scende su tutta la veste per ungere e profumare tutto ciò che incontra: simbolicamente questa immagine ci riporta alla nostra vita reale, quando incontriamo persone, eventi, scelte di vita…l’olio è segno di quella nuova forza che penetra in noi per vivere la nostra testimonianza fraterna secondo il vangelo, come abbiamo appena ascoltato: “Amatevi gli uni gli altri”. In questa affermazione di Gesù c’è dentro tutta la nostra consacrazione di battezzati.

Infine, vorrei condividere con voi una citazione che mi sta a cuore, presa dal Vescovo di Brescia nella sua prima Lettera pastorale 2018/19:

“La santità è il volto buono dell’umanità, il suo lato più bello e più vero. È l’umanità così come Dio l’ha desiderata da sempre. È l’umanità redenta in Cristo, liberata da ciò che la offende, la intristisce, la ferisce, la mortifica, la disonora; da ciò che la rende crudele, volgare, violenta.

È l’umanità luminosa, avvolta nella luce del bene.

Non sono forse ritratti così i santi nei dipinti degli artisti? Non va forse interpretata così l’aureola che portano sul capo? Uomini e donne di luce, trasfigurati in Dio, splendenti della sua grazia e della sua bellezza. Una luce, tuttavia, che non viene da fuori e non è posta da qualcuno sopra la loro testa, ma che proviene dalla loro anima. La luce della santità, per sua natura, si irradia dal di dentro: è la luce del proprio mondo interiore

La santità si incontra. Non lascia mai indifferenti. Ha una propria irresistibile forza di attrazione, un suo fascino.  

La santità è, infatti, il contrario di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente, opaca e ultimamente triste. È invece un’esistenza genuina, intensa, splendente e ultimamente felice. A questo siamo da sempre destinati”.

Lasciamoci anche noi abbagliare dalla luce dei Santi Canonici, nostri amici e intercessori, che oggi si offrono a noi come testimoni di Cristo risorto,  affinché la nostra vita fraterna di consacrati e di fedeli cristiani, sia vissuta intensamente, ogni giorno, avvolgendo di luce santa tutti quelli che incontriamo.

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