P. Livio per il suo 40° anniversario sacerdotale

22 settembre 1979-2019

SIGNORE, SULLA TUA PAROLA, GETTERO’ LE RETI.

“Sono queste le parole di un uomo stanco, esausto dopo un’intera notte di inutile lavoro in acque che non promettono una pesca dignitosa.  E’ Pietro. Me lo immagino seduto sul bordo della sua barca con la testa fra le mani, preoccupato perché oggi non ha pesci da portare a casa, alla sua famiglia.  La fatica di queste ore notturne, trascorse in inutili tentativi di pesca, l’ha abbattuto, prostrato.

La preoccupazione del domani lo angustia: quale avvenire ha un uomo che giorno dopo giorno non riesce a sbarcare il lunario?

Ma … quel mattino, Signore, Tu sei passato di là.  Hai posato il tuo sguardo su un uomo debole, affaticato.  Gli hai chiesto l’impossibile: “getta le tue reti per la pesca”.

Sono parole dettate dalla compassione o dal tuo amore?  Non so.

Il vangelo ci dice solo che Pietro qui inizia una nuova vita, un’avventura affascinante.

Termino la lettura di questo brano (Lc. 5, 1-11), chiudo la Bibbia e mi trovo anch’io con la testa fra le mani, seduto in un angolo oscuro della chiesa.

Ripenso alla mia vita. Vado enumerando uno ad uno i miei piccoli insuccessi, le mie piccole incoerenze. E’ una catena lunga e quanto più vado indietro nel tempo, tanto più mi risulta difficile scoprirne l’inizio.  Ormai il mio sguardo vaga nel buio, mi sento smarrito, confuso.  Ma alzo gli occhi e Tu sei lì: una lampada che arde mi segnala la tua presenza e, col suo calore, mi dice ancora una volta: “getta le reti”!

Ho ritrovato questi pensieri sfogliando un vecchio giornalino della mia Parrocchia di Montichiari (BS) e li avevo scritti esattamente 40 anni fa, in occasione della mia Ordinazione Sacerdotale.  Mi era stato chiesto di presentarmi alla Comunità cristiana ormai alla vigilia di quel solenne appuntamento ed io avevo iniziato con questi pensieri la mia riflessione.

Ero molto giovane allora e soprattutto mi portavo dietro solo quel piccolo bagaglio di esperienze che avevo potuto fare sui banchi di scuola e in Seminario.  Veramente la figura di Pietro, che si gratta la testa davanti al mare delle sue preoccupazioni, rappresentava bene il mio stato d’animo di quel momento: le stesse paure, le stesse ansie di fronte ad un domani che ti chiede tanto e che ti sorprende con le mani vuote.

Mi consolava la certezza di quell’invito: “getta le reti”.

Comprendevo che alla fine non erano tanto importanti le mie mani, ma quello che il Signore avrebbe potuto realizzare con esse.  Un Sacerdote è solo un piccolo strumento nelle mani di Dio che getta le reti; poi è il Signore che le riempie di pesci, che raduna la Chiesa, che elargisce il perdono, che inventa la via.

Oggi, dopo 40 anni, certamente è cresciuto il bagaglio delle mie esperienze.  Io ho sempre vissuto in Parrocchia, magari in ambienti molto diversi, ma sempre in mezzo alla gente. Certamente le paure e la timidezza dell’inizio sono state superate.   Forse quelle mani portano i segni di un lavoro che è diventato familiare e quotidiano.

Ripenso con un po’ di nostalgia ai miei primi anni sacerdotali nella Comunità di Ferentino, vicino a Frosinone.  Quella gente mi ha insegnato a fare il Prete.  Chiedevano tanto, ero coinvolto in molte iniziative, ma avevo anche la freschezza di una gioventù coinvolgente e la gente ti veniva dietro con gioia.  Ricordo le catechesi proposte alle famiglie e le iniziative con gli adolescenti.  E’ allora che sono sorti in paese i primi Campo scuola e i Grest con i ragazzi.  Anche l’Amministrazione comunale era entusiasta.

Poi sono venuti i lunghi anni di lavoro nella Diocesi di Mantova, in un ambiente a me più familiare, tra parrocchiani molto presi dal lavoro, ma anche figli di una tradizione cristiana ancora ben radicata.  E’ stato il tempo della maturità che portava a scelte importanti, anche nella ristrutturazione delle Chiese e nella realizzazione di edifici notevoli per la Comunità.

Da 13 anni ormai sono a Roma e con voi ho condiviso il cammino di questa bella Comunità che è a Regina Pacis.  E’ un dono del Signore poter vivere a Roma, fare esperienza in questo ambiente unico e stimolante, sentire il respiro di una Chiesa che viene da lontano e che guarda al futuro.

Non nascondo i disagi incontrati soprattutto nei rapporti meno spontanei tra la gente e nella lontananza che tanti tengono nei confronti della Chiesa.

In modo particolare mi tocca la presenza di tanti poveri che frugano nei cassonetti e che cercano in chiesa un aiuto alla loro indigenza.  Mi incoraggia anche la disponibilità di persone che hanno ancora un cuore grande e ci aiutano a dare risposte ai loro problemi.   Sì, qui ho trovato tanta gente disponibile a vivere il volontariato e a prestare un servizio nella Liturgia, nella Catechesi, nelle opere della Carità e nella Animazione.  D’altra parte senza di loro una Parrocchia non ha futuro.

Mi piace anche sottolineare la preziosità dei confratelli della mia Comunità religiosa, che con me portano il peso delle responsabilità e ne condividono problemi e speranze.

Certamente il nostro è un mare grande e non sempre facile. Proprio per questo ritorno spesso e volentieri a quella parola consolante dei miei inizi: “Signore, sulla tua parola getterò le reti

Non so alla fine cosa tireremo in barca, quali frutti avranno portato le nostre iniziative.  Forse dovremo constatare ancora una volta che sono più i pesci che cercano di scappare da quella rete che quelli che si lasciano prendere.  Forse torneremo ancora a fare i conti con i nostri piccoli numeri e i nostri insuccessi…  ma Pietro ci insegna che alla fine paga di più fidarsi del Signore che delle proprie stanchezze.  E allora anche oggi torniamo con fiducia a gettare le nostre povere reti.

                                                                                                                       P. Livio

Halloween in parrocchia a Regina Pacis. La festa impazza

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