P. Serafino (Regina Pacis): IL MIO SERVIZIO IN OSPEDALE

TOC, TOC,…è permesso?  Avanti, sì, chi è?

Mi introduco con molta cautela e delicatezza. Buon pomeriggio!  Come va? Salve!

Il mio abbigliamento mi qualifica per quello che sono, il cartellino in bella mostra sul mio petto rivela il mio nome che subito viene letto con una certa curiosità.

Abitualmente il paziente accoglie serenamente la mia visita, in qualche raro caso mostra una certa sorpresa.   Un prete da me? Ma io non l’ho chiamato, …

Vederselo vicino non richiesto può lasciare un po’ perplessi… 

Sì, tanti bravi cristiani non sono abituati a vedere il sacerdote, a trovarselo vicino nel momento della malattia.

Certo, non tutti sono cattolici: è facile incontrare qui fratelli protestanti, ortodossi, anglicani, ebrei, non credenti.  Anche tra i ‘nostri’, non tutti hanno familiarità con il sacerdote. In genere però i pazienti sono accoglienti, gradiscono la visita, una saluto, una parola di augurio; qualcuno chiede una benedizione, qualche altro una preghiera: si parla della provenienza, del male che qui li ha portati, della mia e della loro attività.  C’è chi domanda di rivederci, quando il loro soggiorno si prolunga;  tanti invece si fermano per poco tempo; subiscono l’intervento, un giorno o due di ripresa e poi subito a casa.

 C ‘è poi l’enigma della lingua che rende spesso difficile la comunicazione;   l’elenco che ho tra le mani non mi  permette di indovinare la nazionalità del paziente.

D’altra parte il titolo della clinica la qualifica: “SALVATOR MUNDI INTERNATIONAL HOSPITAL”.  Siamo in un contesto veramente internazionale. A Roma, per esempio,  abbiamo la sede della FAO, organismo mondiale dove prestano la loro opera persone provenienti da varie nazioni; avendo bisogno di cure, facilmente si ricoverano in questa struttura, potendo contare sulla competenza del personale sia per la lingua sia per la elevata professionalità medica. Vi sono tanti altri organismi internazionali: ambasciate, consolati, il Vaticano stesso dove lavorano persone giunte da ogni dove, anche loro non immuni da miserie umane. Madre Teresa stessa, ora santa, aveva qui i medici che si prendevano cura della sua salute ogni volta che passava per Roma. Qui ebbi la gioia di incontrarla nel 2005.

Non di rado incontro anche dei parrocchiani, lieti non di essere ricoverati, certo, ma di vedere un volto amico, di ricevere una visita nel momento del dolore.

Mi è capitato di incontrare anche turisti, pellegrini. Quando si viaggia non si è immuni da rischi e pericoli; in caso di incidenti, di cadute, di fratture, molti  ricorrono a questa clinica per rimettersi in sesto e riprendere il cammino.

E’ un piccolo servizio, apprezzato anche dal personale sanitario; lo svolgo con gioia, serenità e fede, suscitando non tanto il pensiero della morte, ma qualcosa ve va oltre la morte.

P. Serafino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close