LA VITA CANONICALE E IL SUO NECESSARIO RINNOVAMENTO. PERCORSO FORMATIVO CRIC

di P. Rinaldo Guarisco, Superiore Generale

Continua il nostro percorso formativo programmato per questa seconda parte dell’anno, con alcune tematiche già abbozzate precedentemente, ma che ora vengono riapprofondite alla luce di alcuni testi biblici, carismatici e del magistero della Chiesa.

  1. Nel mese di Dicembre 2019 ci siamo concentrati sulla relazione tenuta al Congresso della Confederazione dei Canonici Regolari di Sant’Agostino, a Sion (CH), il 4 luglio scorso, dal Canonico di Klosterneuburg T. Ploner. Essa, intitolata provocatoriamente Bilancio di “uno stato di crisi”: Per quali ragioni mettiamo in discussione il nostro futuro?,riferendosi naturalmente alla crisi che stanno vivendo oggi numerosi Istituti religiosi, ci esorta a tornare alla fonte e all’ideale della nostra vita canonicale, individuato sinteticamente nell’affermazione: «una comunità di preti al servizio del popolo di Dio».

Approfondendo i tre aspetti della vita comune, della comunione presbiterale e del servizio pastorale, Ploner presenta alcune interessanti provocazioni in vista del necessario e urgente rinnovamento della vita canonicale. Lo stesso canonico di Klosterneuburg propone anche alcune domande, che abbiamo poi utilizzato per accompagnare il nostro confronto personale e comunitario.

La sua riflessione è iniziata con questi due quesiti:

a) o fare bene una riflessione fondamentale

su cosa sia l’essenziale nelle nostre case;

– sull’identità originale della nostra congregazione e di ogni ordine;

b) oppure continuare a vivere come fatto finora, senza porsi troppe domande e senza assumersi delle responsabilità, rischiando poi che, malgrado tutto ciò che si possa fare in maniera positiva, condurrà poi alla fine alla dissoluzione della congregazione.

Una domanda che ci preoccupa e ci tormenta in questi tempi è la seguente.

“Perché mettiamo in discussione l’avvenire della nostra comunità?”

Nella sua relazione Ploner ha cercato di affrontare e analizzare questo interrogativo dicendo che “prima di parlare di forze e di sfide, di debolezze e di crisi delle nostre case e congregazioni, mi sembra importante dover sottolineare ancora una volta il fatto che noi dobbiamo porci la domanda se esse hanno ancora un futuro per noi”.

Ecco perché è importante non accantonare il problema chiudendo gli occhi su questa triste constatazione, ma affrontarlo con un’ottica nuova per comprendere in quale situazione ci troviamo e quali sono le esigenze della nostra epoca.

Il relatore continua nella sua esposizione: “Dobbiamo porci questa domanda: «Come comunità religiosa, non dobbiamo cambiare?» Secondo me la risposta deve spingerci a ritornare ad essere ciò che noi esprimiamo nella nostra “carta”. Al di là del funzionalismo e degli accordi col mondo di una volta, dobbiamo ritornare ad essere dei Canonici Regolari di Sant’Agostino secondo l’ideale delle origini. Non siamo né preti, né canonici secolari e nemmeno dei monaci. Il nostro ideale delle origini deve essere riscoperto e essere presente in tutta chiarezza”.

Questa provocazione ci è servita per accompagnare le nostre riflessioni sulla realtà e il futuro durante le nostre riunioni, partendo da un pilastro sul quale poggia la nostra originalità di Canonici Regolari, che è di essere “una comunità di preti al servizio del popolo di Dio”.

Le espressioni «prete», «comunità», «servizio» e «popolo di Dio» non sono dei mattoni che si possono semplicemente mantenere l’uno accanto all’altro. Esse esprimono un messaggio e diventano viventi quando le si intendono in modo dinamico e le si mettono in relazione organica….”.

Dopo aver sviluppato questi tre aspetti in simbiosi l’uno con l’altro, il relatore conclude invitandoci a “mantenere in vita le nostre comunità:

– se riempiamo il servizio che ci è affidato in comunità e non combattendo da soli come nelle vecchie strutture;

– se come Canonici Regolari ritorniamo ad essere dei pionieri dell’apostolato e non restiamo dei preti isolati;

– se non passiamo il nostro tempo in cariche burocratiche e in troppe riunioni che sfiorano i problemi e le pene dei contemporanei e che possono portare alla morte spirituale del prete.

Ma se noi formiamo una comunità di preti pieni di fede e spinti dallo spirito missionario, allora la sopravvivenza delle nostre comunità non è veramente messa in questione.

Diventiamo di più di quello che siamo: dei Canonici regolari di sant’Agostino”.

  • Nel mese di gennaio 2020 il nostro incontro di formazione si è soffermato su un tema che già in precedenza avevamo presentato, ma ora è stato arricchito dal confronto con le nostre Costituzioni Cric con alcuni brevi brani estratti specialmente dal Cap. II, dedicato alla Vita comune; e altri documenti della Chiesa, come stralci dell’Istruzione della CIVCSVA Ripartire da Cristo (RC), del 2002.

Dopo una veloce introduzione, riguardante cosa si intende per spiritualità di comunione, abbiamo toccato tre aspetti:

  1. gli ambiti della spiritualità di comunione;
  2. la comunione con gli altri istituti;
  3. la comunione con i pastori.

E’ seguita, quindi, una sintesi della conferenza “Prospettive della vita consacrata oggi”, recentemente tenuta a Roma dall’esperto di tematiche della vita religiosa Amedeo Cencini.

  • Nel mese di febbraio 2020  ci siamo confrontati sul seguente tema:   Ministero e spiritualità di comunione.

E’ stato trattato nell’ottica della pastorale comunionale, ossia abbiamo cercato di valutare in che modo la nostra vita di comunità ha delle ricadute sulla pastorale. Abbiamo raccolto il vissuto delle nostre Comunità locali e territoriali, per condividerlo con i nostri confratelli. Anche se i contesti geografici ed ecclesiali sono diversi all’interno della nostra Congregazione, condividere idee ed esperienze è arricchente per tutti. Pertanto, ci siamo chiesti come stiamo vivendo la comunione con i laici con i quali condividiamo la nostra vita cristiana.

Oltre ad alcuni passaggi dell’Istruzione della CIVCSVA Ripartire da Cristo (RC), dalle nostre Costituzioni, in particolare dal Cap. VIII dedicato al ministero, abbiamo colto alcuni stralci del Documento finale del Sinodo per l’Amazzonia (DSA), pubblicato il 26 ottobre 2019. Anche se nessuna delle nostre Comunità opera specificamente in Amazzonia, le sollecitazioni alla ministerialità che giungono da questo documento sono valide mutatis mutandis per tutti, in quanto ispirate alla sapienza teologica e pastorale del Concilio Vaticano II.

Una domanda aperta, alla quale siamo invitati a rispondere presentando le nostre esperienze concrete di interazione con i Christifideles laici, ha concluso le nostre riflessioni di questo periodo.

Nei prossimi mesi avremo altri temi delicati e importanti su cui soffermarci.

Quello che ritengo importante per la nostra vita e percorso formativo comunitario è di essere fedeli a questi appuntamenti per crescere sempre più nel vivere il nostro carisma di persone consacrate in uno spirito di comunione, a servizio della Chiesa particolare.

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