Messaggio del Superiore Generale ai propri confratelli Cric… in epoca di coronavirus – Mercoledì 25 marzo 2020

Carissimi confratelli e amici, mi rivolgo a voi con semplici parole, ma con grande trepidazione ed emozione per quello che stiamo vivendo tutti in questo periodo di coronavirus.

Innanzitutto vorrei riportare un breve messaggio inviatomi dalla USG, Unione Superiori Generali: è una proposta rivolta a tutti i religiosi per una giornata di preghiera che era prevista per  domenica scorsa 22 marzo; ma possiamo sempre pensarci nuovamente, anche se sicuramente ogni giorno siamo invitati a farlo. In sintesi ci suggerisce che “La nostra risposta (a questa situazione causata dal coronavirus) si esprime anche attraverso la preghiera e la testimonianza della nostra responsabilità di prenderci cura gli uni degli altri, attraverso la solidarietà concreta e consapevole. Un ricordo e un ringraziamento speciale a coloro che sono in prima linea nella cura dei malati, a coloro che si dedicano a progetti di ricerca per trovare rimedi e a coloro che lavorano nei servizi pubblici”. Ho ritenuto doveroso comunicarvela.

* * *

Questa drammatica situazione mi ha toccato profondamente e mi ha portato a esprimere alcune mie personali considerazioni che vorrei brevemente condividere con voi confratelli, unitamente al pensiero della Chiesa e dei nostri rispettivi vescovi e istituzioni.

  • In tutto il mondo: è tempo di coronavirus…un virus contagioso e parassita subdolo, silenzioso e nascosto…che ha stravolto i nostri programmi e soprattutto stile di vita…nostro e quello delle nostre parrocchie e comunità religiose…anche in Perù, Brasile, California, Inghilterra…Francia e Canadà… dove vivono i nostri confratelli…tutti sono stati coinvolti nelle loro parrocchie da questo rapido contagio… tutti si sono ritrovati a dover compiere un radicale cambiamento di vita, anche se solo per precauzione o prevenzione!
  • Purtroppo questo virus è  segno della nostra fragilità umana, del nostro limite e impotenza, su tutti i piani: sociale, economico e medico/scientifico… è un “nemico invisibile”, non ben identificabile, duro da sconfiggere…e a volte o spesso anche letale.

Siamo stati invitati e costretti ad arrestare i nostri ritmi di vita isolandoci in casa, altri ricoverati in ospedale…e quando va peggio viene la morte che ti porta via dall’affetto dei propri cari, magari senza un saluto e nemmeno una preghiera funebre come si deve…Quante testimonianze abbiamo ascoltato e seguito in queste circostanze! Cosa c’è di peggio del non poter accompagnare o salutare un proprio famigliare o un nostro parrocchiano deceduto…senza il dovuto affetto umano e religioso…la cui salma spesso  viene portata altrove, lontano dalla propria casa o chiesa…magari solo con una rapida e fugace preghiera… In questo momento mi viene alla mente Lino Rossi, fratello di padre Lorenzo,

Giuseppe Boventi, fratello di padre Bruno…deceduti per altre cause, ma che in questa situazione ci hanno costretti solo a una preghiera da lontano o a una fugace visita…penso a una mia cugina che proprio in questi giorni il virus ha portato con sé, senza l’ultimo saluto o l’abbraccio dei propri famigliari…Che tristezza!

Anche per chi resta chiuso in casa o in una casa di cura (penso in questo momento al nostro confratello padre Serafino in  riabilitazione, che in questi giorni è privato della visita dei propri confratelli e amici, al quale auguriamo una rapida guarigione)…per chi, dunque, è isolato in casa potrebbe sorgere un problema di solitudine, di lontananza…e chissà quali conseguenze si porteranno appresso…oltre ai problemi economici che il nostro paese sta già attraversando.

Di queste situazioni ed altre ancora in questi giorni ne sentiamo parlare in continuazione o forse le abbiamo anche vissute da vicino nel nostro ministero pastorale, assistendo quasi impotenti allo svolgersi di questa immane tragedia!

  • Ma questa mia riflessione non vuole soffermarsi tanto sull’aspetto descrittivo e con una visione solamente negativa di questa nuova realtà che stiamo tristemente vivendo…
  • Vorrei invece, evidenziare un aspetto positivo e di speranza che nonostante tutto, questa cruda esperienza ha fatto risvegliare, in mezzo naturalmente a tante problematiche, contestazioni, reazioni e visioni diverse, disobbedienze, atteggiamenti superficiali…ma aldilà di tutto questo mi riferisco al grande senso di solidarietà e di generosità che ne è scaturito, a rischio anche della propria salute (vedi medici e infermieri… altri operatori ancora…), per aggrapparci a un senso di ottimismo, meglio ancora di speranza, senza naturalmente sottovalutare la gravità del problema…  
  • Che bello vedere scritte dappertutto e sentirsi ripetere da più parti, da piccoli e grandi, da credenti e non: “Tutto andrà bene”…se e perché…collaboriamo, rispettando le regole!
  • Meglio ancora…in questa emergenza di isolamento e privazione di contatti umani che quotidianamente eravamo abituati a vivere, mi piacerebbe leggere un messaggio forte anche per la nostra vita consacrata: viviamo in una società globalizzata nel bene e nel male…tutti siamo e dobbiamo sentirci in relazione con altri… “nessun uomo è un’isola”…
  • Attraverso questa imposizione del “io resto a casa”, del “tutto chiuso”, l’obiettivo è quello di ritornare poi, terminata questa bufera, a riallacciare rapporti di affetto, di lavoro e di aggregazione…si spera meglio di prima.
  • Quindi, anche per noi sacerdoti religiosi, chiusi e ritirati nelle nostre case e canoniche, senza poterci incontrare tra noi e con la nostra gente, questo momento potremmo viverlo come una nostalgia dello stare insieme, come una nostalgia del bisogno dell’altro, di condividere con lui la comunione del ministero pastorale e sacerdotale, che ora ci è obbligatoriamente e temporaneamente negata… Approfittiamo di questa nuova esperienza per ravvivare in noi la nostalgia e il bisogno di sentirci sempre più in comunione tra noi e con  i nostri fedeli…che sicuramente in questi giorni tanto ci mancano!
  • Pensando sempre al coronavirus, mi sono tornate alla mente le parole di Papa Francesco sulle amarezze del prete, che il giovedì delle ceneri ha rivolto a noi sacerdoti della diocesi di Roma,  ma che ritengo utili e valide anche per gli altri: “Un sottile nemico trova molti modi per camuffarsi e nascondersi e come un parassita lentamente ci ruba la gioia della vocazione a cui un giorno siamo stati chiamati”.   Si riferisce a “quell’amarezza focalizzata intorno al rapporto con la fede, il Vescovo (o per noi possono esserlo i superiori), i confratelli…”. Questo è il nuovo “coronavirus” della vita sacerdotale e religiosa!!!

Spesso questa amarezza della nostra vocazione, ci porta a isolarci rispetto alla grazia…isolarci rispetto alla storia…e soprattutto a isolarci rispetto agli altri: l’isolamento – continua il Papa –  rispetto alla grazia e alla storia è una delle cause dell’incapacità tra noi di instaurare relazioni significative di fiducia e di condivisione evangelica. Se sono isolato, i miei problemi sembrano unici e insormontabili: nessuno può capirmi…Pensiero che a poco a poco prende corpo e ci chiude in noi stessi, ci allontana dagli altriMai isolarsi, mai!… Il sentimento profondo della comunione si ha solamente quando, personalmente, prendo coscienza del “noi”Dall’isolamento, da una comunità senza comunione, nasce la competizione e non certo la cooperazione… e tanto meno la gioia di una santità condivisa

Il papa ha concluso il suo messaggio con la seguente invocazione: “Chiediamo al Signore di trasformare le nostre amarezze in acqua dolce per il suo popolo. Chiediamo al Signore che ci doni la capacità di riconoscere ciò che ci sta amareggiando e così lasciarci trasformare ed essere persone riconciliate che riconciliano, pacificate che pacificano, piene di speranza che infondono speranza. Il popolo di Dio attende da noi dei maestri di spirito capaci di indicare i pozzi di acqua dolce in mezzo al deserto”.

Anch’io termino con un pensiero tratto dalla lettera che la Congregazione per la vita Consacrata ha inviato in questi giorni a tutti i religiosi attraverso le parole del Card. Prefetto Joao Batista de Aviz e del su segretario José Rodriguez Carballo. Vi verranno inviate prossimamente via email.

“La più efficace testimonianza che possiamo dare è in primo luogo l’obbedienza serena e convinta a quanto ci viene richiesto da coloro che ci governano, sia a livello statale che ecclesiale, a tutto ciò che viene disposto per la salvaguardia della nostra salute, sia come privati cittadini che come comunità.

Non facciamo mancare il prezioso contributo che ciascuno può offrire con una continua e incessante preghieraper essere segno tangibile della preghiera costante e fiduciosa per tutta l’umanità.

…Come in ogni epoca della storia passata e recente, condividiamo le sofferenze, le ansie, le paure, ma con la certa fiducia che la risposta del Signore non tarderà ad arrivare e presto potremo cantare un solenne Te Deum di ringraziamento.

Ci aiuti Lei, la cara Mamma celeste, a vivere questi giorni diffìcili con tanta speranza, con una rinnovata unità, con vero spirito di obbedienza a ciò che ci viene ordinato, con la certezza di arrivare attraverso questa prova, all’ora benedetta e gloriosa della risurrezione. Vi salutiamo tutti con affetto e con tanta stima, augurando che la luce e l’amore che proviene dal Mistero Pasquale del Signore pervada tutta la vostra vita”.

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