24 aprile: Conversione di Sant’Agostino. Messaggio del Padre Generale (IT-EN-ES)

MESSAGGIO DEL SUPERIORE GENERALE IN OCCASIONE DELLA CONVERSIONE DI SANT’AGOSTINO

Venerdì 24 aprile 2020

L’augurio di un cammino pasquale…in continua conversione!

Carissimi confratelli,

vi spero tutti in ottima salute e risorti in Cristo nella gioia e nella speranza di una vita rinnovata!

Vista la situazione ancora delicata e triste della pandemia che ci costringe a mantenere il distanziamento sociale e di conseguenza la chiusura delle nostre chiese e attività pastorali, mi rivolgo a tutti voi per condividere alcuni pensieri e per sentirci ugualmente vicini nella comunione di spirito e nell’affetto fraterno.

In questo giorno di memoria liturgica per la conversione di S. Agostino, nostro padre, vorrei offrirvi qualche spunto di riflessione come momento di confronto personale sulla nostra vita canonicale e di cammino di fede.

Anche se liturgicamente stiamo vivendo il periodo pasquale di risurrezione e vita rinnovata, non possiamo dimenticarci che siamo sempre in un cammino di conversione e che ogni giorno abbiamo bisogno di “convergere” il nostro cuore verso il cuore di Colui che hanno trafitto. La sua apparente sconfitta in croce, ha vinto la storia ancora oggi attraversata e contagiata dal male,   dalla sofferenza e dalla morte stessa, offrendo la sua vita, come segno e dono di amore.

La conversione “permanente” è un atteggiamento dell’anima che ci spinge a fare un cammino di confronto con  la vita stessa di Gesù, conformandoci sempre più a lui,  come ci insegna Sant’Agostino.

Con grande trasparenza e sincerità Agostino non ha avuto paura di raccontare al mondo, attraverso il libro delle “Confessioni”, la lunga lotta interiore che dovette percorrere per ricevere finalmente nella notte di Pasqua del 24 aprile 387, il Sacramento del Battesimo amministratogli dal Vescovo Ambrogio nel duomo di Milano e che segnò la grande svolta della sua vita, che oggi ricordiamo come giorno della sua conversione.

Benedetto XVI, in una sua omelia pronunciata a Pavia il 22 aprile 2007, per commentare questa tappa importante della vita di Agostino, scrive: “ …La conversione di Agostino non fu un evento di un unico momento, ma appunto un cammino. E si può vedere che al fonte battesimale questo cammino non era ancora terminato. Come prima del Battesimo, così anche dopo di esso la vita di Agostino è rimasta, pur in modo diverso, un cammino di conversione…fin nella sua ultima malattia, quando fece applicare alla parete i Salmi penitenziali per averli sempre davanti agli occhi…”

In tal modo possiamo dire che tutta la vita di Agostino è stata un unico cammino di conversione, per vivere di Cristo, in un continuo atteggiamento di ricerca nell’obbedienza e nell’umiltà.

“Agostino – scrive ancora Benedetto XVI – … era figlio del suo tempo, condizionato profondamente dalle abitudini e dalle passioni in esso dominanti, come anche da tutte le domande e i problemi di un giovane. Viveva come tutti gli altri, e tuttavia c’era in lui qualcosa di particolare: egli rimase sempre una persona in ricerca.”.

Su questo primo spunto possiamo anche noi, oggi, interrogarci come religiosi e sacerdoti per capire se siamo ancora in ricerca di questa grande unica verità, che è Dio…

Possiamo interrogarci se siamo più vicini al vangelo di Gesù o alla mentalità e cultura del nostro tempo…

Possiamo ancora chiederci se la nostra autosufficienza e orgoglio ci dicono che invece possediamo già tutte le verità e non abbiamo più bisogno di lasciare uno spazio dentro noi per riempirlo dell’amore che ci viene da Dio…

Un’altra tappa della sua conversione, Agostino ce la descrive alla fine del secondo libro delle sue Confessioni… La sua vita doveva essere dedita totalmente al colloquio con Dio e alla riflessione e contemplazione della bellezza e della verità della sua Parola. Invece nel 391 quando fu presentato al vescovo Valerio perché venisse consacrato sacerdote a servizio della città: “Il bel sogno della vita contemplativa… – scrive Agostino – era svanito… Continuamente predicare, discutere, riprendere, edificare, essere a disposizione di tutti – è un ingente carico, un grande peso, un’immane fatica” (Serm 339, 4). 

Fu questa la seconda conversione che quest’uomo, lottando e soffrendo, dovette continuamente realizzare: sempre di nuovo essere lì per tutti; sempre di nuovo, insieme con Cristo, donare la propria vita, affinché gli altri potessero trovare Lui, la vera Vita.    

A volte può accadere anche a noi nel nostro ministero pastorale di sperimentare stanchezza perché travolti dalle continue attività e dalla gente che ci chiama…facciamo fatica a trovare equilibrio tra la nostra vita personale, comunitaria e apostolica… talvolta, pure, facciamo fatica a renderci disponibili per servire la comunità religiosa e cristiana in base a quello che ci viene richiesto dai superiori… e invece, a volte, vorremmo vivere seguendo le nostre scelte personali, scelte fatte secondo un nostro progetto e non condiviso in base alle necessità richieste!

Penso che anche qui c’è ancora tanto cammino di ricerca e di docile obbedienza da fare!!!

Infine Agostino aveva appreso nel suo cammino di conversione un ultimo grado di umiltà… riconoscere che dobbiamo renderci simili a Cristo, il Perfetto, nella misura più grande possibile, quando diventiamo come Lui persone di misericordia.

Carissimi confratelli,

per essere persone vere di misericordia, dobbiamo configurarci sempre più al Cristo crocifisso che offre a noi il suo cuore trafitto come segno del suo amore infinito e misericordioso. Abbiamo celebrato domenica scorsa, seconda di Pasqua, la domenica della misericordia, che sicuramente, attraverso la Parola proclamata nell’eucaristia, ci ha fatto sentire vivo in mezzo a noi e alla nostra comunità, il Cristo risorto che ha portato gioia e pace ai suoi apostoli e li ha confermati nella fede.

Ora vorrei concludere questo mio messaggio con un pensiero del nostro fondatore dom Adriano Gréa con un suo commento proprio a questo brano del vangelo di Giovanni.

Nella sua omelia, dom Gréa  ci invita a “…onorare, oggi, le piaghe che Nostro Signore ha voluto rimanessero sul suo corpo glorioso… Le piaghe del Signore sono sempre aperte e raggianti, come astri luminosi…Gesù risuscitato è un libro e le piaghe sono le parole scritte su questo libro, parole d’amore, di riconciliazione e di pace. Accostiamoci a questo cuore, prestiamo ascolto, come se fossero rivolte a ciascuno di noi, le parole che Nostro Signore rivolse a San Tommaso: Vieni, accosta il dito nelle mie mani ricolme di pietre preziose, di piaghe che le rendono luminose, metti la tua mano nel mio cuore trafitto”.

Dom Gréa conclude l’ omelia con un pensiero a Maria sotto la croce: “Possa Maria insegnarci questa devozione, lei che è stata la testimone della ferita del cuore di Gesù e che ha visto il colpo di lancia attraversare il petto di suo figlio. E in seguito, quando il corpo di Gesù veniva deposto tra le sue braccia, ha visto quel cuore aperto da cui erano sgorgati i fiumi della redenzione, destinati ad attraversare tutti i secoli…”.

A tutti di cuore auguro un buon cammino di risurrezione e di conversione continua!

Padre Rinaldo Guarisco,

Superiore Generale CRIC

MESSAGE OF THE SUPERIOR GENERAL ON THE OCCASION OF THE CONVERSION OF SAINT AUGUSTINE

Friday, 24th April 2020

The wish for an Easter journey … in constant conversion!

Dear confreres,

I hope you all are in good health and risen in Christ in the joy and hope of a renewed life!

Given the still delicate and sad situation of the pandemic that forces us to maintain social distancing and consequently the closure of our churches and pastoral activities, I turn to all of you to share some thoughts and to feel equally close in the communion of spirit and in the brotherly affection.

On this day of liturgical remembrance for the conversion of St. Augustine, our Father, I would like to offer you some food for thought as a moment of personal confrontation on our canonical life and journey of faith.

Even if we are liturgically living the Easter period of resurrection and renewed life, we cannot forget that we are always on a path of conversion and that every day we need to “converge” our heart towards the heart of the One they have pierced. His apparent defeat on the cross has won history still crossed and infected by evil, suffering and death itself, offering his life as a sign and gift of love.

“Permanent” conversion is an attitude of the soul that pushes us to make a journey of confrontation with the life of Jesus himself, conforming ourselves more and more to him, as Saint Augustine teaches us.

With great transparency and sincerity Augustine was not afraid to tell the world, through the book of “Confessions”, the long inner struggle that he had to go through to finally receive on the night of Easter of April 24, 387, the Sacrament of Baptism administered to him by Bishop Ambrose in the cathedral of Milan and which marked the great turning point of his life, which we remember today as the day of his conversion.

Benedict XVI, in his homily delivered in Pavia on April 22, 2007, to comment on this important stage in Augustine’s life, writes: “… his [sc. Augustine’s] conversion was not an event of a single moment but, precisely, a journey. And one can see that this journey did not end at the baptismal font. Just as prior to his baptism Augustine’s life was a journey of conversion, after it too, although differently, his life continued to be a journey of conversion – until his last illness, when he had the penitential Psalms hung on the walls so that he might have them always before his eyes, … “

In this way we can say that Augustine’s whole life was a single path of conversion, to live on Christ, in a continuous attitude of research in obedience and humility.

“Augustine – wrote Benedict XVI -… was a son of his time, deeply conditioned by the customs and passions prevalent then as well as by all the questions and problems that beset any young man. He lived like all the others, yet with a difference: he continued to be a person constantly seeking”.

Today, we too can ask ourselves as religious and priests on this first point to understand if we are still in search of this great unique truth, which is God …

We can ask ourselves if we are closer to the gospel of Jesus or to the mentality and culture of our time …

We can still ask ourselves if our self-sufficiency and pride tell us that instead we already have all the truths and we no longer need to leave a space inside us to fill it with the love that comes from God …

At the end of the second book of his Confessions, Augustine describes to us another stage of his conversion … His desire was to be totally devoted to the conversation with God and to the reflection and contemplation of the beauty and truth of his Word. Instead in 391 when he was introduced to Bishop Valerius to be consecrated priest in the service of the city: “The beautiful dream of contemplative life … – writes Augostine – was gone … Continually preaching, discussing, resuming, building, being available to all – is a huge load, a great weight, an immense effort “(Sermon 339, 4).

This was the second conversion that this man, struggling and suffering, had to continually make: always be there for everyone again; always again, together with Christ, to give one’s life, so that others could find him, the true life.

Sometimes it can also happen to us in our pastoral ministry to experience fatigue because overwhelmed by continuous activities and by the people who call us … we struggle to find balance between our personal, community and apostolic life … sometimes, too, we struggle to make ourselves available to serve the religious and Christian community on the basis of what we are asked by superiors … and instead, at times, we would like to live by following our personal choices, choices made according to our project and not shared based on the required needs!

I think that there is still a lot of research and docile obedience to do here too !!!

Finally, Augustine had learned on his journey of conversion a last degree of humility … to recognize that we must make ourselves like Christ, the Perfect One, to the greatest extent possible, when we become people of mercy like him.

Dear confreres,

to be true people of mercy, we must increasingly configure ourselves to the crucified Christ who offers us his pierced heart as a sign of his infinite and merciful love. We celebrated last Sunday, the second Sunday of Easter, the Sunday of Divine mercy, which surely, through the Word proclaimed in the Eucharist, made us feel alive among us and our community, the risen Christ who brought joy and peace to his apostles and confirmed them in faith.

Now I would like to conclude this message of mine with a thought from our founder Dom Adrien Gréa with his commentary on this passage from the Gospel of John.

In his homily, Dom Gréa invites us to “… honor, today, the wounds that Our Lord wanted to remain on his glorious body … The wounds of the Lord are always open and radiant, like bright stars … The risen Jesus is a book and the wounds they are the words written on this book, words of love, reconciliation and peace. Let’s approach this heart, listen, as if they were addressed to each of us, the words that Our Lord addressed to St. Thomas: Come, put your finger in my hands full of precious stones, of sores that make them bright, put yours hand in my pierced heart “.

Dom Gréa concludes the homily with a thought to Mary under the cross: “May Mary teach us this devotion, she who witnessed the wound in the heart of Jesus and who saw the blow of a spear cross her son’s chest. And later, when the body of Jesus was placed in his arms, he saw that open heart from which the rivers of redemption flowed, destined to cross all the centuries … “.

I warmly wish you all a good journey of resurrection and continuous conversion!

Father Rinaldo Guarisco,

Superior General CRIC

MENSAJE DEL SUPERIOR GENERAL SOBRE LA OCASIÓN

DE LA CONVERSIÓN DE SAN AGUSTÍN

Viernes 24 abril 2020

El deseo de un viaje de Pascua … en constante conversión!

Queridos hermanos,

¡Espero que todos tengan una excelente salud y hayan resucitado en Cristo en la alegría y la esperanza de una vida renovada!

Dada la todavía delicada y triste situación de la pandemia que nos obliga a mantener el distanciamiento social y, en consecuencia, el cierre de nuestras iglesias y actividades pastorales, me dirijo a todos ustedes para que compartan algunos pensamientos y se sientan igualmente unidos en la comunión de espíritu y en cariño fraternal.

En este día de recuerdo litúrgico por la conversión de San Agustín, nuestro Padre, me gustaría ofrecerle algo de reflexión para pensar como un momento de comparación personal sobre nuestra vida canónica y nuestro viaje de fe.

Incluso si estamos experimentando litúrgicamente el período de Pascua de resurrección y vida renovada, no podemos olvidar que siempre estamos en un viaje de conversión y que cada día necesitamos “converger” nuestro corazón hacia el corazón de Aquel que han traspasado. Su aparente derrota en la cruz ha ganado la historia aún cruzada e infectada por el mal, el sufrimiento y la muerte misma, ofreciendo su vida como un signo y un regalo de amor.

La conversión “permanente” es una actitud del alma que nos empuja a hacer un viaje de confrontación con la vida de Jesús mismo, conformándonos cada vez más a él, como nos enseña San Agustín.

Con gran transparencia y sinceridad, Agustín no tuvo miedo de decirle al mundo, a través del libro de “Confesiones”, la larga lucha interna que tuvo que atravesar para recibir finalmente en la noche de Pascua del 24 de abril de 387, el Sacramento del Bautismo que el Obispo Ambrose le administró. en la catedral de Milán y que marcó el gran punto de inflexión de su vida, que recordamos hoy como el día de su conversión.

Benedicto XVI, en su homilía pronunciada en Pavía el 22 de abril de 2007, para comentar sobre esta importante etapa en la vida de Agustín, escribe: “… su conversión [sc. de Agustín] no fue un acontecimiento sucedido en un momento determinado, sino un camino. Y se puede ver que este camino no había terminado en la pila bautismal. Como antes del bautismo, también después de él la vida de Agustín siguió siendo, aunque de modo diverso, un camino de conversión, hasta en su última enfermedad, cuando hizo colgar en la pared los salmos penitenciales para tenerlos siempre delante de los ojos … “

De esta manera podemos decir que toda la vida de Agustín fue un solo camino de conversión, vivir en Cristo, en una actitud continua de investigación en obediencia y humildad.

“Agustín – escribió Benedicto XVI – … era hijo de su tiempo, condicionado profundamente por las costumbres y las pasiones dominantes en él, así como por todos los interrogantes y problemas de un joven. Vivía como todos los demás y, sin embargo, había en él algo diferente:  fue siempre una persona que estaba en búsqueda”.

Hoy, nosotros también podemos preguntarnos como religiosos y sacerdotes sobre este primer punto para entender si todavía estamos en búsqueda de esta gran verdad única, que es Dios …

Podemos preguntarnos si estamos más cerca del evangelio de Jesús o de la mentalidad y cultura de nuestro tiempo …

Todavía podemos preguntarnos si nuestra autosuficiencia y orgullo nos dicen que, en cambio, ya tenemos todas las verdades y ya no necesitamos dejar un espacio dentro de nosotros para llenarlo con el amor que proviene de Dios …

En otra etapa de su conversión, Agustín nos lo describe al final del segundo libro de sus Confesiones … Su vida debía estar totalmente dedicada a la conversación con Dios y al reflejo y la contemplación de la belleza y la verdad de su Palabra. En cambio, en el año 391, cuando le presentaron al obispo Valerio para ser sacerdote consagrado al servicio de la ciudad: “El hermoso sueño de la vida contemplativa …”, escribe Agustín, “desapareció … Continuamente predicar, discutir, reanudar, construir, estar disponible para todos, es un gran carga, un gran peso, un esfuerzo inmenso” (Sermón 339, 4).

Esta fue la segunda conversión que este hombre, luchando y sufriendo, tuvo que hacer continuamente: siempre estar ahí para todos nuevamente; siempre de nuevo, junto con Cristo, para dar la vida, para que otros puedan encontrarlo, la vida verdadera.

A veces también puede sucedernos en nuestro ministerio pastoral experimentar fatiga porque abrumados por las actividades continuas y las personas que nos llaman … luchamos por encontrar el equilibrio entre nuestra vida personal, comunitaria y apostólica … a veces, también, luchamos por estar disponibles para servir a la comunidad religiosa y cristiana en función de lo que nos piden los superiores … y, en cambio, a veces, nos gustaría vivir siguiendo nuestras elecciones personales, elecciones realizadas de acuerdo con nuestro proyecto y no compartidas en función de las necesidades requeridas.

¡Creo que todavía hay mucha investigación y obediencia dócil para hacer aquí también!

Finalmente, Agustín había aprendido en su viaje de conversión un último grado de humildad … para reconocer que debemos hacernos como Cristo, el Perfecto, en la mayor medida posible, cuando nos convertimos en personas de misericordia como él.

Queridos hermanos,

Para ser verdaderas personas de misericordia, debemos configurarnos cada vez más al Cristo crucificado que nos ofrece su corazón traspasado como un signo de su amor infinito y misericordioso. Celebramos el domingo pasado, el segundo domingo de Pascua, el domingo de la misericordia, que seguramente, a través de la Palabra proclamada en la Eucaristía, nos hizo sentir vivos entre nosotros y nuestra comunidad, el Cristo resucitado que trajo alegría y paz a su apóstoles y los confirmaron en fe. Ahora me gustaría concluir este mensaje mío con un pensamiento de nuestro fundador Dom Adrien Gréa con su comentario sobre este pasaje del Evangelio de Juan.

En su homilía, Dom Gréa nos invita a “… honrar, hoy, las heridas que Nuestro Señor quería que permanecieran en su glorioso cuerpo … Las heridas del Señor siempre están abiertas y radiantes, como estrellas brillantes … El Jesús resucitado es un libro y las heridas son las palabras escritas en este libro, palabras de amor, reconciliación y paz. Acerquémonos a este corazón, escuchemos, como si estuvieran dirigidos a cada uno de nosotros, las palabras que Nuestro Señor dirigió a Santo Tomás: Ven, pon tu dedo en mis manos llenas de piedras preciosas, de llagas que las hacen brillantes, pon las tuyas. mano en mi corazón perforado “.

Dom Gréa concluye la homilía con un pensamiento para María debajo de la cruz: “Que María nos enseñe esta devoción, ella que presenció la herida en el corazón de Jesús y que vio el golpe de una lanza en el pecho de su hijo. Y más tarde, cuando el cuerpo de Jesús fue puesto en sus brazos, vio ese corazón abierto del que fluían los ríos de redención, destinados a cruzar todos los siglos … “.

¡Les deseo a todos un buen viaje de resurrección y conversión continua!

P. Rinaldo Guarisco,

Superior General CRIC

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