ANNIVERSARIO MORTE DI DOM ADRIANO GREA

ANNO GIUBILARE 150° DI FONDAZIONE CRIC

ANNIVERSAIO MORTE DI DOM ADRIANO GREA

martedì 23 febbraio 2021

ROMA, CHIESA PARROCCHIALE DI S. GIULIO

BENEDETTO TUZIA

Mons. Benedetto Tuzia, è nato a Subiaco (RM) il 22 dicembre 1944; del clero di Roma; ordinato presbitero il 29 giugno 1969; eletto alla Chiesa titolare di Nepi e nominato ausiliare di Roma il 28 gennaio 2006; ordinato vescovo il 12 marzo 2006; trasferito a Orvieto – Todi il 31 maggio 2012; divenuto emerito il 7 marzo 2020.

OMELIA DEL VESCOVO MONS. BENEDETTO TUZIA

La Chiesa ci invita ad entrare in questo tempo santo di prolungato esercizio spirituale, in cui si esercita nella rigenerazione della forza suggerita dallo Spirito. Lo Spirito diventa il protagonista, il regista di tutta la nostra vita cristiana, di tutto quello che facciamo, di tutto quello che viviamo, di tutte le nostre espressioni… Noi non siamo neanche in grado di dire “Signore”, se non mossi dallo Spirito.

Lo Spirito è discreto, ma reale regista di tutta la nostra vita. Allora la quaresima è come un entrare nello Spirito e tutta la Chiesa è entrata in questo Spirito che è fecondato in te, come all’inizio della creazione si librava sulle acque… quello Spirito che spinge Gesù in maniera direi anche forte nell’adempimento della sua missione.

Ecco, anche noi ci sentiamo mossi, condotti dallo Spirito. E che cosa fa lo Spirito? E’ colui che ci aiuta a ricreare le nostre grandi dimensioni. Noi viviamo in queste grandi direttrici poste nell’ingresso solenne delle ceneri, nel tempo santo. Noi siamo qui per rifare le nostre relazioni nei confronti di Dio, ma anche le relazioni fra di noi, con gli altri, le nostre relazioni con le cose, con il mondo, con il creato, con ciò che sta dentro me.

Ecco, noi siamo creazione, ma queste relazioni purtroppo a volte si rovinano; noi siamo come una icona luminosa del Signore posta sul mobile, ma a volte c’è qualcosa che ci impedisce di gustare la bellezza, la luminosità che Dio ha fatto. Allora abbiamo bisogno di invocare lo Spirito che venga a ripulirci attraverso la sua azione restauratrice, di recuperare la bellezza iniziale.

Ed è bello allora entrare nella celebrazione pasquale, nella gloria della resurrezione, rifatti, ma rifatti non così con un piccolo trucco del nostro essere cristiani, ma bisogna rifare il volto, il cuore, totalmente!

Per questo è necessario vivere bene la quaresima, il tempo santo, che non dobbiamo lasciar correre invano. Non una delle tante quaresime che si susseguono l’una all’altra, ma che ci trovano sempre nella stessa temperatura spirituale…cioè un tocco di santità maggiore!

Lasciamo che lo Spirito vivo faccia nuove tutte le cose, faccia ritornare quella bellezza e splendore originali e così abbia la possibilità di agire nella nostra vita.

E sono soprattutto tre le grandi dimensioni che la liturgia di questi giorni e nei successivi riprenderà, tre grandi direttrici: rapporto con Dio attraverso la preghiera, il rapporto con gli altri attraverso l’elemosina, termine che abbiamo dissacrato…misericordia è un termine che ha il sapore di Dio. “Misericordare”: tu a colui che è misero da tutto, il cuore, te stesso. E poi quello che riguarda le cose, l’ambiente, la natura che noi stiamo distruggendo, stiamo dilapidando la bellezza che ci è stata messa nelle mani dal Creatore. Si tratta delle cose che saggiamente vengono usate.

Oggi ricordiamo dom Gréa. Ho imparato a conoscere la bellezza di quest’uomo attraverso i suoi figli e a riscoprire quest’uomo di Dio e vero servitore del popolo di Dio, della sua Chiesa. Fin dall’inizio la sua infanzia fu segnata dal bisogno di una formazione. Nella santità della Chiesa ognuno di noi lascia una impronta. Che cosa noi oggi possiamo recuperare, a cosa ci richiama, quale visione? Un aspetto importante è proprio questo: la formazione. Creare in sé una formazione umana, culturale, spirituale. Quello che abbiamo acquisito non solo nella mente e nell’intelligenza, ma nel cuore, nei comportamenti, nelle capacità relazionali. Oggi, forse, la nostra fede è debole perché non ha seguito una stretta formazione. Non siamo solo cristiani mediocri, ma anche uomini mediocri, perché è mancata una formazione.

E lui dom Gréa ha avvertito questo bisogno per sé e poi ha dettato delle linee guida per la formazione dei suoi figli. Sono dei punti forti, dei flash così luminosi: è la Parola di Dio!  Sappiamo che la nostra vita, senza questo orientamento, è come senza una bussola, non c’è qualcosa che ci guida. E’ la Parola di Dio.

Altro punto forte sono i Padri della Chiesa, i primi cristiani che hanno maturato tutta una struttura della Chiesa sulla Parola di Dio (vedi s. Agostino); sono un riferimento indispensabile, perché hanno sentito questa attrazione, questa forza, questa energia sprigionata dalle comunità degli inizi.

Oggi sono trascorsi venti secoli, ma lui, dom Gréa, torna lì, dai padri, a questa bellezza originaria, a questa forza. E anche noi dobbiamo tornare alla bellezza della liturgia, a questo ambiente con le sue espressioni, parole, gesti; tutto crea il momento celebrativo in cui noi personalmente e come comunità ci rivolgiamo a Dio.

“Tornare indietro” vuol dire tornare agli inizi, andare a riprendere tutta la forza originaria. È importante tornare agli inizi e non indietro! È importante che una coppia si dica e si domandi: ma che cosa è successo all’inizio del nostro stare insieme, di questo cammino che stiamo facendo insieme? Chi vive una vocazione, ogni tanto deve chiedersi che cosa è successo all’inizio del mio cammino particolare dentro la vita, verso il Signore! Nella vita uno si reimmerge nella freschezza degli inizi, di quella che è l’origine che appare luminosa, naturale. Allora anche quando noi celebriamo queste memorie, sono memorie non che si perdono nel passato, ma sono memorie che riaccendono la forza degli inizi.

Il Gréa gli ultimi anni della sua vita, più di 90, li ha vissuti nella preghiera, perché Gesù ci ha detto di pregare sempre. Ma come pregare sempre? Pregare è come vivere nel mondo di Dio, nel cuore di Dio, nell’amore di Dio, tu vivi nel respiro di Dio. Come fai a respirare sempre? Anzi, se non respiro muoio! Il respiro è per me, è per la mia realtà, non hai bisogno di pensarci! Così anche nella preghiera, è come entrare in una atmosfera, si entra nel cuore di Dio, nell’amore di Dio. Come due persone che si amano sempre. Ecco, pregare sempre, vivere sempre, respirare sempre! Sono delle condizioni di vita che sono naturali.

Oggi vogliamo cogliere alcune cose che ci vengono lasciate da dom Gréa ai suoi figli. Loro sono una “particolarità” del clero diocesano. Devono vivere una vita religiosa di comunione. La comunione è difficile, oggi! Oggi loro sono chiamati a vivere insieme, ma fortemente legati al clero diocesano. Io, quando ero responsabile di questo settore, avevo un rapporto particolare con loro, perché sono come i religiosi del vescovo. Tutti i religiosi fanno parte, si collocano sempre dentro l’alveo della Chiesa, ma sono qualcosa di diverso. Ma loro hanno questo riferimento forte alla persona di Cristo e alla Chiesa particolare.

Ecco, sappiate allora fare tesoro di questa grande realtà, lasciatevi illuminare e riscaldarvi alla luce di questa realtà, di quei fratelli che ci hanno preceduto e ci hanno lasciato questa eredità davanti a noi.

E benediciamo il Signore per tutto quello che ci hanno dato, per il contributo prezioso per vivere nella santità della Chiesa.

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