In ricordo di…

 

Giovanni Di Pietro, detto Giovannone, amico Cric di Regina Pacis, dal 6 gennaio è in cielo. Lo ricordiamo con riconoscenza e affetto.

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 Wilhelm Neuwirth, Canonico Regolare Austriaco di San Floriano, deceduto il 15 febbraio.

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DON BERNARDO MECONI, C.R.L.,

di anni 86, già Economo dei Canonici Regolari della Congregazione del Santissimo Salvatore Lateranense,  Vicario parrocchiale della Parrocchia di Sant’Agnese fuori le Mura dal 1977 al 1983  e, ricordandone il generoso e fecondo servizio pastorale, lo affidano all’abbraccio misericordioso di Dio e alla preghiera di suffragio dei fedeli, invocando la pace e la gioia del Signore.

Raffaele Segneri, il papà di p. Angelo, è deceduto il 23 febbraio. Lo ricordiamo attraverso una testimonianza del figlio minore, Matteo:

A papà Raffaele

Papà, te ne sei andato troppo in fretta, senza neanche avere la possibilità di essere salutato come meritavi, per colpa di questa situazione che stiamo vivendo. Nonostante ciò, il tuo segno resta vivissimo!!! Quante persone hai incontrato e accolto nella tua vita, quante persone hai istruito, quante ne hai fatte sorridere con la tua spiccata ironia, a quante hai fatto amare le tue passioni!! Quanti alunni hanno seguito le tue orme, quanti giovani scout hai accompagnato nella loro crescita. Posso dire senza vanto (caratteristica che non ti ha MAI contraddistinto) che hai positivamente influenzato una generazione. Scout, alunni, collaboratori di lavoro, per tutte queste persone sei sempre stato un esempio e un punto di riferimento.

Per me, Francesca ed Angelo è stato un onore averti come padre e sentirci ripetere sempre e da tutti quanto fossi grande come persona…ma anche un pesante onere da sopportare! L’esempio che vedevamo in casa, ci spingeva sempre ad essere più bravi degli altri, più altruisti, più disponibili, più corretti. Questa indole ci ha fatto un po’ “scontrare” con la società di oggi.

I vostri valori, tuoi e di mamma, poco si sposavano con il mondo di oggi, individualista e arrivista; noi non sapevamo neanche cosa volessero significare queste parole, a casa nostra erano state cancellate dal vocabolario.

Nonostante ciò, abbiamo sempre creduto in quello che ci avete trasmesso, e abbiamo sempre provato a mettere in pratica nelle nostre vite quello che abbiamo visto fare a voi. 

La tua malattia, sfociata nel 2013 con i primi ricoveri e le prime peregrinazioni nei vari ospedali per dare un nome ed una cura alla tua patologia, ci ha fatto scontrare con la realtà. Il nostro papà, il nostro mito e idolo, era improvvisamente vulnerabile e fragile. È stata durissima, affrontare la realtà ci ha fatto male, abbiamo purtroppo fatto i conti con tutte le sfaccettature del tuo carattere e della tua personalità, anche quelle che non conoscevamo. Per me è stato difficile, per anni mi hai fatto arrabbiare, non eri più quello di prima, ho sentito per la prima volta la tua mancanza. Conoscerti in fondo, con le tue debolezze e i tuoi limiti, mi ha fatto completamente cambiare atteggiamento nei tuoi confronti. Andando avanti nel tempo, e in particolar modo dopo la morte di mamma, ho capito che stavolta dovevo essere io a prendermi cura di te, dovevo essere io a spingerti ad andare avanti, dovevo essere io ad esempio per te. Non è stato facile, perché se come professore eri impeccabile, come alunno eri davvero indisciplinato!! Ce l’ho messa sempre tutta, ho cercato di non farti mancare mai nulla e di farti sentire al meglio possibile. Spero sia stato così…

Hai sempre scelto con attenzione le parole da dire, hai sempre parlato poco in casa, però dai tuoi occhi potevo capire che negli ultimi anni, eri davvero felice quando stavi con noi, nella famiglia che abbiamo allargato con la presenza di Luca e Narges, che adoravi, e con i confratelli di Angelo, che ti hanno fatto sentire amato e a casa negli ultimi mesi di sofferenza della tua vita. 

Mi mancherà vederti in silenzio sul divano mentre vedi lo sport in tv, mi mancherà chiederti cosa preferisci per cena (avendo sempre la stessa risposta!!), mi mancherà persino svegliarmi nel cuore della notte per sentirti respirare. Mancherai però a tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscerti, spero che ti sentirai onorato e grato alla vita per questo. 

Spero che ti sei riunito e riconciliato con mamma, con lei sei al sicuro e questo mi da tanta tranquillità.

Te ne sei andato troppo in fretta, ma mi sento di ripeterti le parole che tante volte ti ho detto: ti voglio bene papino.

Per sempre, Matteo

27 Anni di cucina: un cuore di mamma!

Riportiamo il saluto e il ringraziamento che la signora Maria Tosoni ha scritto e pubblicato sul nostro bollettino Cric nel lontano 1999, quando ha lasciato definitivamente l’Istituto dei Padri di Montichiari dopo ventisette anni di lavoro sodo e umile nel “cucinino del Romanino”. Lo riproponiamo dicendo a lei il nostro GRAZIE grande e sentito! Ora che il Signore l’ha chiamata a sé dopo 93 anni di vita, la ricordiamo nella nostra preghiera perché il Signore la accolta nella sua casa di vita eterna!

“Tutto è cominciato nel settembre 1972, quando sono entrata a far parte della Comunità dei Canonici Regolari a Montichiari, come cuoca dei Padri e dei ragazzi. All’inizio non vi dico la mia preoccupazione di dover assumere una così grande responsabilità, essendo sempre cresciuta in “campagna”, capace solo di lavorare nei campi, inesperta del compito che dovevo svolgere. Ma in poco tempo tutto si è risolto perché ho trovato persone che mi hanno compreso e di buona volontà. Qui ho capito che sarei stata bene e che era il posto adatto per me.

In questi 27 anni hotrascorso momenti molto felici: ragazzi che sono arrivati piccoli e sono diventati grandi, alcuni sono usciti dal seminario, altri sono diventati sacerdoti. Questi momenti della mia vita sono stati pieni di gioia, anche perché li ho vissuti con i genitori, i parenti e gli amici dei ragazzi, ma soprattutto perché mi sono sentita come se fosse la mia famiglia. Devo dire che ci sono stati momenti anche tristi, specialmente quando nella comunità c’erano i problemi come le malattie, la morte dei familiari dei Padri o dei ragazzi. Per me è come se fossero mancati i miei familiari.

Voglio ringraziare tutti i Padri italiani e stranieri che ho conosciuto e i Superiori dell’Istituto di Montichiari: P. Serafino, P. Italo, P. Rinaldo, con i quali ho collaborato, in questi 27 anni, nelle faccende della cucina nella pulizia della casa e nella coltivazione dell’orto. Voglio ringraziare anche per tutto il bene e la pazienza che hanno avuto nei miei riguardi; per questo chiedo scusa se non sempre sono stata all’altezza. Ora per me è venuto il momento di lasciare questo meraviglioso ambiente al quale mi sono affezionata e l’impegno di cuoca che avevo preso 27 anni fa. Lo lascio, dopo tanti anni di servizio, un po’a malincuore, non solo per la salute ma anche per la vecchiaia”.  

Maria Tosoni

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