Dom Gréa

opere di dom Gréa: l’Eglisela Sainte Liturgie, (la Santa Liturgia)

dom Gréa attraverso le lettere; LA VOIX DU PERE (testo originale e traduzione di conferenze e omelie); 

scritti sul Gréa: Bruno Mori (tesi di dottorato in teologia c/o Pontificia Università Urbaniana, 1971)Francesca Segneri(estratto di tesi di dottorato c/o università di Roma La Sapienza a/a 2008-2009); Scriiti di Giacomo Canobbio e di Mario Serenthà apparsi in diverse riviste. Biografie: p. Benoit (opera inedita, consultabile c/o archivi della comunità a Roma), J. Grevy, e fondamentale quella di F. Vernet. Il suo pensiero attirò anche l’attenzione dei padri del Concilio Vaticano II: p. Congar, p. de Lubac, L. Bouyer…cf anche cronistoria;

Dom Adriano Gréa  e i Canonici Regolari nella Chiesa particolare (a cura di p.Tarquinio Battisti);
Don Adriano Gréa. Una spiritualità nel solco della tradizione (a cura di p. Tarquinio Battisti)

Raccolta considerazioni, lettere, commenti riguardo all’opera di dom Gréa: l’Eglise et sa divine constitution.

CENNI BIOGRAFICI:

Nato a Lons-le-Saunier (Jura) il 18 febbraio 1828 da nobile famiglia, fu dal padre destinato allo studio del diritto civile. Lo troviamo così alla Sorbona di Parigi per la licenza in diritto civile a cui tuttavia seguì, nel 1850, il diploma di archivista-paleologo a “l’école des charter” con la tesi “Essai historique sur les Archidiacres” in cui, studiando le strutture ecclesiastiche del medioevo, inizia a mostrare i suoi reali interessi.

Fu allievo dell’Ozanam, specialista di storia medioevale e membro attivo delle Conferenze di S.Vincent de Paul fondate dallo stesso. Frequentò inoltre i “Cercles Catholiques”, in cui era attivo anche un altro noto medioevalista, Montalembert.

Dai suoi studi giovanili e dal clima romantico in cui si trova immerso nacque dunque l’ammirazione del Gréa per il mondo cristiano antico e per l’epoca medioevale: più che dal diritto, era chiaramente attratto dalla Patrologia e dalla storia ecclesiastica[1]. Scopre così che nei primi secoli del cristianesimo la vita religiosa, intesa in senso lato e comportante principalmente comunità di vita e di beni, non era una esclusiva dei monaci, ma era praticata in maniera abbastanza regolare e diffusa anche dal clero ordinario delle chiese particolari. Erano questi i Canonici Regolari che, nei secoli IX e X, si distingueranno dal clero secolare che conservava i propri beni personali. I primi infatti, pur appartenendo pienamente alla realtà diocesana, ponevano i loro beni in comune ed erano uniti nella preghiera liturgica e nel servizio pastorale da una comune regola di vita (da cui l’aggettivo “regolari”).

Educato nel clima romantico della prima metà del XIX secolo, si può dire che il Gréa sia stato portato, quasi naturalmente, a guardare al passato cristiano della Francia con interesse e simpatia.

E’ indubbio del resto il contributo che il Medioevo apportò alla creazione della cultura e della civiltà dell’Europa in generale e della Francia in particolare. E questo appariva al Gréa tanto più evidente, in quanto, la Rivoluzione del 1789, che aveva voluto tagliare i ponti con tutto il passato, stava allora producendo gli amari frutti del liberalismo e del laicismo. In definitiva il Gréa si formò dunque in un ambiente dove l’attaccamento alla Chiesa si confondeva con l’esaltazione del passato[2].

In questi anni giovanili matura anche la sua vocazione, fortemente contrastata dal padre, al sacerdozio a cui si formò, in definitiva, come autodidatta[3]. Ciò ci permette di ipotizzare come il percorso intellettuale molto personale e quello teologico sganciato dalle scuole ufficiali abbia condotto il Grèa a prendere una strada, ai suoi tempi poco battuta, che lo ha avvicinato a quelle fonti bibliche, patristiche e liturgiche che costituiscono il fondamento comune di quella corrente minoritaria che potrà sbocciare solo con Concilio Vaticano II. Alla scuola della Sacra Scrittura, che ogni anno leggeva interamente, di S.Tommaso e dei Padri della Chiesa (di cui cita in particolare Ignazio di Antiochia e Cipriano) “egli recupera la collegialità dell’episcopato, la dimensione misterica della Chiesa particolare, l’in-esistenza di questa e del suo vescovo, il quale, in quanto rappresentante di Cristo, la rende possibile[4].

Ma torniamo ai dati biografici: ordinato sacerdote a Roma nel 1856 fece il cappellano in una chiesa operaia[5] della sua diocesi di St-Claude (Jura) prima di essere chiamato nella Cattedrale come vicario generale del vescovo per 18 anni (1863-1881). Qui cercherà con caparbietà di realizzare il suo sogno:  restaurare in Francia l’istituto dei Canonici Regolari scomparsi con la Rivoluzione Francese e così reintrodurre “la vita comune e religiosa nel clero ordinario delle chiese particolari, creando dei preti che siano i religiosi del vescovo”[6].

Dal 1865 il Grèa cominciò così a vivere nella Cattedrale un tentativo di vita canonica insieme con due compagni. Con questi, dopo un anno di prova, emise il 21 novembre 1866 nelle mani del vescovo i primi voti religiosi. Nel 1870, partecipando al Concilio Vaticano I come teologo del vescovo, il Grèa espose a Pio IX il suo progetto di restaurare in Francia i Canonici Regolari, secondo una osservanza molto severa tratta dalle regole di S.Agostino e S.Benedetto, e ottenne dal papa la benedizione sull’opera iniziata[7]. Nacque così (ufficialmente nel 1871[8]) e si diffuse rapidamente la nuova comunità dei Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione finalizzata a “portare al clero diocesano le ricchezze della vita religiosa”[9]. La vita proposta era particolarmente dura: il coro giorno e notte insieme a prolungate forme di astinenza e digiuno stretto in molti periodi dell’anno. Centrali erano dunque l’azione liturgica, lo spirito di penitenza, lo studio e le attività pastorali. Si intensifica intanto anche il suo impegno teologico con la pubblicazione de “L’Eglise et sa divine constitution” (1885), opera su cui lavorava da “tutta una vita” e altre opere e articoli sempre di carattere ecclesiologico, liturgico e storico[10].

L’Istituto venne confermato da Leone XIII nel 1887, rimandando ad un tempo più opportuno l’approvazione delle Costituzioni ancora non ultimate. Nonostante le tante dichiarazioni di stima la nuova comunità fu anche motivo di critiche e tensioni, in particolare con il clero diocesano della Cattedrale di Saint Claude. Il Gréa si vide dunque costretto a trasferire, nel 1890, la comunità a Saint Antoine (diocesi di Grenoble), nella vecchia Abbazia semi-abbandonata, ma resa illustre dalla presenza dei resti di S.Antonio Abate[11]. Qui vive con buona parte della comunità, mentre diverse altre comunità satelliti più piccole di numero sorgono, oltre che in Francia, in Svizzera, Italia e presto in Canada e Perù[12]. E’ quella che verrà ricordata come “l’epoca d’oro”, epoca di espansione ed entusiasmo, in cui il Fondatore può infondere la sua spiritualità con una serie di conferenze[13], ed essere eletto, nel 1896, abate di Saint Antoine[14].

Ma il nuovo secolo apre anche un periodo di difficoltà e di crisi: nel 1903 le leggi anticlericali del governo francese costringono la Congregazione all’esilio in Italia (Andora, Liguria) e il Vaticano preme perché vengano presentate al più presto le Costituzioni definitive. In alcune case dell’istituto, specialmente a Roma, cominciata intanto a farsi strada una certa insofferenza nei riguardi delle rigide osservanze richieste che mal si adattavano agli impegni pastorali. Modificazioni e attenuazioni vi furono introdotte nella casa di Roma all’insaputa del fondatore che tentennò nel presentare il progetto definitivo delle costituzioni consapevole delle resistenze che avrebbe incontrato.

La Congregazione dei vescovi e dei religiosi decise di nominare nel 1907, dopo una visita apostolica, A.M.Delaroche Vicario Generale di tutto l’Istituto, al posto di Dom Gréa, con l’incarico di presentare al più presto le costituzioni all’approvazione della Santa Sede che arrivò nel 1912. In queste costituzioni, redatte tenendo presente le nuove norme del diritto che regolava la fondazione di nuovi Istituti, sopprimendo quasi tutte le osservanze monastiche e instaurando una forte centralizzazione come tutte le altre congregazioni clericali, il Gréa non riconobbe più la sua opera.

“Il Signore chiamava infatti il suo servo al sacrificio di una parte notevole del suo ideale, forse la più cara. Così del resto aveva fatto con tanti altri Santi Fondatori, da S.Francesco d’Assisi a S.Giuseppe di Calasanzio a S.Francesco di Sales, a S.Alfonso dei Liguori”[15].

Osteggiato e messo da parte dai suoi stessi confratelli e dalla Santa Sede[16], il Grèa chiese di poter passare i suoi ultimi anni nella casa paterna di Rotalier dove continuò ad amare, pregare e soffrire per la comunità che non riconosceva più come sua creatura, fino alla morte avvenuta, ormai quasi novant’enne, il 23 febbraio 1917.


[1] Il Benoit descrive il giovane Gréa impegnato nella lettura della storia della Chiesa del Rohrbacher appena uscita dalle stampe, dei testi patristici editi dal Migne e di altre opere a carattere liturgico. Cf. P.Benoit, op.cit., p.53-54.

[2] Cf. B.Mori, op.cit., p.13-17

[3] A Parigi non seguì corsi speciali, limitandosi a studiare personalmente la sacra Scrittura, i Padri antichi e S.Tommaso. Solo nel 1856 andrà a Roma, ospite della comunità benedettina di S.Paolo fuori le mura, per conseguire, nel corso di quell’anno, il dottorato in Teologia all’Università della Sapienza. Cf. B.Mori, p.17

[4] G.Canobbio, op.cit., p.57. Vedi anche M.Serenthà, op.cit, p.21:  “…le “fonti” cui il Gréa attinge abbondantemente sono, per il suo tempo, abbastanza “inusitate”: la Bibbia, S.Tommaso, e soprattutto i Padri ”.

[5] Era questa una cappella fatta costruire nel 1854 dallo zio materno, Edmondo Monnier, nella sua ferriera. Qui il giovane Gréa fondò una scuola per l’educazione religiosa e l’iniziazione liturgica per i figli degli operai.

[6] B.Mori, op.cit., p.38. In nota cita un’affermazione del Gréa stesso, contenuta in una lettera al priore di Mannens, del 14 agosto 1900, conservata negli archivi Cric, in cui è detto esplicitamente che: « (…) En tous ces cas nous sommes les religieux des évêques, qu’ils nous placent ou qu’ils nous retirent les places, nous l’acceptons avec une joie égale ».

[7] Ciò avvenne il 20 luglio 1870 (due giorni dopo la definizione dogmatica dell’infallibilità pontificia): Pio IX benediceva l’istituto nascente che espressamente volle sotto la denominazione e il materno patronato dell’Immacolata Concezione (il cui dogma era stato proclamato nel 1854).

[8] L’8 settembre 1971, data in cui il Gréa con altri quattro compagni fecero la professione perpetua nelle mani del vescovo di Sant Claude che, nel frattempo, ne aveva approvate le regole. In quei tempi una nuova Congregazione religiosa doveva passare tuttavia attraverso quattro fasi successive di approvazione giuridica: la prima è come un incoraggiamento costituito dal cosiddetto Decreto Laudis, col quale la Sede Apostolica, su testimonianze favorevoli di  un certo numero di vescovi, loda il fine e la struttura della nuova istituzione. Ben 35 vescovi francesi sollecitarono il papa Pio IX che, l’8 aprile 1976 accordava il Decreto di Lode tanto vivamente richiesto. Seguiva poi la seconda e terza fase: quella dell’approvazione e conferma dell’istituto, accordata nel 1887 da Leone XIII. L’ultima, conclusiva, i Cric l’ottennero da Pio X l’11 febbraio 1913 che, col breve “Salutare maxime”, dava all’istituto la sua forma definitiva.

[9] B.Mori, «Dom Gréa: un precursore del Vaticano II. A cinquant’anni della sua morte», L’OssRom, 24 marzo 1967, p.5

[10] Tra queste, oltre l’Eglise e la tesi di laurea ricordiamo De re catholica apud catholicos orientales instauranda, Paris 1865 e soprattutto La Sainte Liturgie, Paris 1909 (trad.it., Alasso 1938). Per conoscere più in dettaglio tutte le opere scritte dal Gréa e la sintesi del loro contenuto vedi la tesi di B.Mori, op.cit.,40-69

[11] Questi erano stati trasportati dalla Terra Santa nel 1070 da un signore del luogo e conservati da una fiorente comunità di Canonici Regolari di S.Antonio scomparsa con la Rivoluzione Francese

[12] L’idea, un po’ confusa, era quella di avere una grande comunità a cui erano legati piccoli priorati, i cui religiosi conservavano uno stretto rapporto con la casa centrale.

[13] Molte di queste verranno raccolte in  La Voix du Pére,  Bullettin Cric (luglio 1947-settembre 1948)

[14] Un decreto del 1896 della Congregazione dei Vescovi e dei Religiosi aveva infatti nuovamente elevato il monastero di Saint Antoine in abbazia: l’8 dicembre dello stesso anno il Grèa diventa così il primo e ultimo abate dei tempi moderni dell’abazia.

[15] L. Mastrantoni, I Canonici Regolari dell’Immacolata Concezione, Roma 1951, p.27.

[16] Cf. Mori, 10-15. Sulla travagliata e poco chiara vicenda cf. anche l’articolo di M.Serenthà, Dom Gréa modernista?, in ScCatt 105 (1977) 599-610

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